[Kalashni-tour report - part 3 of 6]
Tra l'altro, avremmo dovuto suonare di spalla ai grandi Guts Pie Earshot, duo tedesco di musica dance-punk, che però ha dato buca. E quindi siamo l'unica band della serata. Aaaahhh! Mi sento solo, ho paura. Fortunatamente cominciano ad affluire punx e simpatici amici, l'aria si tinge di d.i.y. e conosciamo Robert Fistra, il nostro contatto, grande promoter della kalashni-musica in terra croata. C'è un ragazzo che ha appuntato sulla felpa una nostra toppa, che per altro, non avevo mai visto! Mi spiega Fistra che è stato lui a stampare quelle toppe e ce ne regala un paio, assieme ad alcune spille altrettanto inedite. Dice anche che aveva confezionato una versione in cassetta del nostro secondo album, che però è andata a ruba e non ha potuto tenerecene via qualche copia. Uh! Che uomo meraviglioso.
A sorpresa, di gruppi che suonano prima di noi ce ne sono due: i Paddy's Allstars, ensemble folk-punk devoto alla musica tradizionale irlandese e i giovanissimi Kayla, punk-band locale. Il nostro live è incredibile: tutti cantano, ballano, esultano come se avessero fatto gol. Un giornalista locale, accorso per "testimoniare l'evento" (?!), ci spiega le ragioni di tanto entusiasmo: "Sono cinque anni che vi aspettano qui in Croazia!" Eh? E ce lo potevano dire prima! Mah, non sappiamo come spiegarcelo, ma i ragazzi del pubblico ci conoscevano bene, chiedevano le canzoni, cantavano i testi, e sapevano a memoria ogni passaggio dei nostri pezzi, tant'è che l'inserimento di una parte aggiuntiva di tastiera della durata di 8 secondi in mezzo a "Belfast brucia negli occhi di Sara" ha destato improvvisa perplessità in alcuni fan! Comunque sia, ci siamo sentiti davvero importanti. E anche un po' imbarazzati...Il giorno dopo, alle dieci meno un quarto, bussa alla nostra porta un Robert Fistra agguerritissimo, in compagnia di una sua simpatica amica. E' armato di registratorino e determinato ad intervistarci. Il nostro inglese fa schifo di sera quando siamo ubriachi e perdiamo ogni ritegno; di primo mattino, con le rane nello stomaco e il cervello mescolato presumo risulti totalmente inintellegibile. Nel bar di un centro commerciale, di fronte all'ennesimo té dal gusto alieno, si consuma la tragica intervista. Alla fine, grazie ad un colpo di coda di Sarta e la collaborazione confusissima di tutto il collettivo, ce la caviamo dignitosamente, portando a termine l'incombenza. Grazie, Robert! Dopo aver sperperato le ultime kune rimaste in superalcoolici locali, sveniamo nel furgone e ci lasciamo alle spalle le lande croate...



[Kalashni-tour report - part 1 of 6]












