09/02/12

[Free music for punx]
PUNK IN SIBERIA!

[Puj] [Chi segue questo blog sa che adoriamo i vecchi gruppi punk siberiani degli anni '80! A rendere straordinaria questa manciata di musicisti sconosciuti non è soltanto la loro strana collocazione geografica (le gelide periferie dell'impero sovietico), ma anche il fatto che sono stati in grado di tracciare una "via siberiana" al punk, un vero e proprio sottogenere con regole stilistiche proprie.
Sull'ultimo numero della fanzine Charge del nostro amico Marky (Ebola) - ch
e potete sfogliare qui - è stato pubblicato un mio articolo sul punk siberiano che trovate qui sotto (con qualche taglio e integrazione); subito dopo, una discografia scelta dei principali gruppi punk siberiani dell'epoca della Guerra Fredda. Imperdibile?].
"Omsk, Novosibirsk, Tyumen, Ekaterinburg… vi dicono niente? A meno che non lavoriate per qualche azienda petrolchimica, penso proprio non abbiate idea di dove si tro
vino queste città. Sono centri urbani, che arrivano anche al milione e mezzo di abitanti, piazzati nel bel mezzo della più inospitale delle terre emerse: la Siberia. Per la verità si trovano nella fascia meridionale del territorio russo genericamente chiamato Siberia, dove il clima è un po’ più mite rispetto al nord. Ciò significa che la temperatura media durante l’anno è 0 gradi, e non -20. Quand’eravamo piccoli, ci dicevano: “Ti spedisco in Siberia!”. Era una minaccia, legata al fatto che in Siberia a quel tempo c’erano i Gulag, cioè i campi di lavoro di Stalin e i sovietici ci mandavano (per davvero) i dissidenti politici. Detto questo, mi ha decisamente sorpreso scoprire che durante gli anni ’80, tra Omsk, Novosibirsk e le altre città sopra citate si è sviluppata una incredibile, entusiasmante quanto originale scena punk, del tutto sconosciuta a noi occidentali.

La storia della diffusione del punk in Unione Sovietica, ai tempi cioè del regime comunista, è davvero avventurosa. Non mi dilungherò, ma basti dire che la propaganda di regime bollò immediatamente il punk come moda abietta, segno inequivocabile della decadenza culturale dell’occidente capitalista. Per la stampa sovietica, i punk erano fascisti, violenti e reazionari. D’altronde, la svastica che Johnny Rotten sfoggiava al braccio -dicevano i sagaci commentatori sovietici- parlava da sè. D'altronde, l’ironia non è una caratteristica del popolo russo: nessun russo, giovane, anziano conservatore o progressista, poteva prendere la svastica come una provocazione dadà. Era roba nazista, punto e basta. Tra l’altro, il clima all’inizio degli anni ‘80 non era dei migliori per una gioioso fiorire delle avanguardie artistiche e musicali: a causa dell’eccessiva diffusione del rock in URSS e dell’influenza funesta che esercitava sulle masse giovanili, nel 1983 fu avviata in tutto il paese una poderosa campagna anti-rock che portò alla messa al bando di molte rock band russe (che non erano formate certo da percolosi terroristi...) e alla chiusura dei rock-club, gli unici locali dove si potevano tenere gli "spettacoli" rock legali.
Mosca e Leningrado (oggi San Pietroburgo) sono le città più vicine all’europa, oltre che i centri culturali del paese e le città più popolose dell’Unione Sovietica. Per questo il controllo e la repressione delle autorità nei confronti delle band clandestine fu più aspra in queste due grosse città. Un’aria più rarefatta si respirava nella sterminata provincia orientale, ovvero in Siberia, dove fiorì la vera e propria scena punk d.i.y. (quindi clandestina) della russia sovietica.

Alcune caratteristiche del sibi-punk? Innanzitutto, un inconfondibile suono di chitarra ultra-fuzz, con un feedback pauroso dovuto al fatto che la maggior parte degli amplificatori e degli effetti usati da queste band erano autoprodotti con pezzi di vecchi ampli dismessi e costruiti artigianalmente. Stesso discorso vale per la qualità delle registrazioni: essendo stati registrati in segreto e in situazioni di fortuna, gli album delle band sibi-punk non suonano esattamente come vorrebbero le vostre orecchie. Inoltre, il cantato è sempre ad un volume molto più alto del resto per permettere di comprendere bene i testi. In effetti i testi avevano un ruolo fondamentale. Erano le invettive anti-governative a determinare il successo di queste band.
Altra caratteristica è la prolificità dei gruppi: basti pensare che, solo nel 1989, i Grazhdanskaya Oborona (la più nota punk band siberiana) pubblicarono ben dieci album! Naturalmente per album intendo cassette e, naturalmente, duplicate in casa. Fino ai primi anni ’90 nessun disco di sibi-punk fu stampato ufficialmente: le cassette circolavano come "magnizdat" (nastri abusivi), spess
o copie di copie di copie, senza copertina né tracklist. Non si deve tuttavia pensare che fossero ad appannaggio di pochi appassionati: i Grazdhanskaya Oborona erano vere e proprie celebrità in tutta la Russia e ai loro concerti accorrevano migliaia di persone! Il carattere clandestino della circolazione dei dischi, la difficoltà nel suonare dal vivo, l’assenza totale di supporti pubblicitari, di stampa specializzata e di passaggi radiofonici, imponeva alle band di produrre montagne di materiale registrato, unica testimonianza della propria esistenza e unico modo di comunicare con il proprio pubblico.
Il periodo d’oro del sibi-punk durò d
alla metà degli anni ‘80 ai primi anni ‘90 e coincise con il suo periodo di clandestinità. Dopo il crollo del regime comunista, molti personaggi coinvolti nella scena punk siberiana (almeno quelli che sopravvissero) presero strade disparate, alcune piuttosto discutibili dal punto di vista politico, ma il mondo intorno era cambiato dal giorno alla notte e molto di quello che rendeva uniche ed eroiche queste band era venuto meno…" [Nelle foto: Grazhdanskaya Oborona].

[Siberian punx 1]
Grazhdanskaya Oborona (anarcopunk, Omsk) - Всё идёт по плану (1988)
[Puj] La band sicuramente più influente e conosciuta del sibi-punk furono i Grazhdanskaya Oborona (Protezione Civile) capitanati da Egor Letov, che fu il personaggio chiave della scena punk siberiana, considerato un vero e proprio eroe per tutti i giovani dissidenti della russia sovietica. Il nome di Letov e dei Grob (abbreviazione di Grazhdanskaya Oborona, ma anche “bara” in russo) lo si trovava scarabocchiato ovunque nelle città russe di quegli anni. Letov (chiatarra/voce) formò i Grob a Omsk nel 1984, con l’aiuto dell’amico Konstantin Ryabinov (basso). Le autorità locali divennero subito fans della band e dimostrarono il proprio apprezzamento spedendo Letov in manicomio e Ryabinov nell’esercito. Nel 1986 Letov, uscito dal manicomio (nel quale fu sottoposto ad una “cura“ a base di psicofarmaci che gli causò danni alla vista), si dedicò anima e corpo alla band: incise decine di cassette e iniziò a girare il paese suonando in concerti organizzati clandestinamente. La musica dei Grob è definita anche “punk esistenzialista” a causa del pessimismo disperato che emerge dai testi. Musicalmente, i Grob possono essere descritti come un incrocio incredibile tra i Sex Pistols e la musica tradizionale russa. Abbiamo già parlato più volte di Egor Letov e della sua band, per la precisione qui e qui. Dopo i già postati Armageddon Pops (1989) e Optimizm (1986), ecco a voi Всё идёт по плану (Tutto va secondo i piani), album del 1988. In quel periodo Letov, braccato dal KGB, vagabondava per la Russia con la cantautrice nichilista Yanka Dyagileva (che morirà suicida nel 1991). All'inizio del 1988 Letov torna in gran segreto a Omsk per incidere tre album in tre giorni, tra cui "Tutto va secondo i piani". Un giorno registra la batteria, il successivo il basso e la chitarra, quello dopo voce e assoli (contemporaneamente!). Poi se la dà a gambe per far perdere le proprie tracce! Il risultato: il solito capolavoro, sbilenco e (per forza di cose) frettoloso, di cantautorato anarcopunk.

>>> Download
Grazhdanskaya Oborona - Всё идёт по плану album (1988) in .mp3 + complete art scan (.rar - 170 mb.)

[I Гражданская Оборона live nel 1988]

[Siberian punx 2]
PUTTI (Dada-punk, Novosibirsk) - Резиновый баобабс (1985)
[Puj] Si dice che il primo gruppo punk siberiano ad esibirsi siano stati i Putti. In effetti il loro esordio risale al 1985, ad un festival rock ufficiale. Per l'occasione il gruppo si presentò malamente truccato da Kiss, come testimonia la foto qui a fianco. Che i Putti fossero un gruppo assurdo pare chiaro dalla foto in questione, come assurdo (e geniale) é l'album in cassetta pubblicato clandestinamente nel 1985, intitolato Резиновый баобабс ("Gomma di Baobab"... !?).
Un disco registrato con un mangiacassette, pieno di errori, rumori di fondo, tagli sbagliati e di risate beffarde del cantante Aleksandr Chirkin, che oggi, pluritatuato e cinquantenne, é ancora in attività sotto lo pseudonimo Putti.
Se gli album dei Putti dagli anni '90 in avanti saranno caratterizzati da uno stile metal-punk, sulla scia degli Exploited (e quindi abbastanza noioso e prevedibile), Резиновый баобабс vanta invece un sound favoloso ed é una baracconata rockabilly con il solito pesante flavour di balera sovietica tipico delle rock band russe.

>>> Download PUTTI - Резиновый баобабс tape in .mp3 (.rar - 48,5 mb.)

[Siberian punx 3]
Promyshlennaya Arkhitektura (post-punk, Novosibirsk) - Любовь и Технология (LP 1988)
[Puj] Nato a Novosibirsk nel 1964, Dmitriy Alekseevich Selivanov è sicuramente il personaggio più misterioso ed incompreso della scena underground siberiana. Nelle pochissime foto d'epoca che lo ritraggono appare vestito in modo dozzinale e indossa sempre occhiali scuri fuori moda.
Inizia a suonare nella metà degli anni '80 come chitarrista di una band folk-rock chimata Kalinov Most (che poi sarebbe diventata un
a delle più celebri e durature rock-band russe, ancora oggi in attività) che lascia quasi subito per dedicarsi al punk, prima con i Putti di Aleksandr Chirkin e poi con i Grazdanskaya Oborona di Egor Letov.
Nel 1988 dà vita ad un suo personale progetto, i
Promyshlennaya Arkhitektura (Architettura Industriale), nel quale suona la chitarra, compone e si occupa delle parti vocali. L'esordio discografico si intitola Любовь и Технология (Amore e Tecnologia) e viene registrato nel 1988: si tratta di un indiscusso capolavoro di post-punk siberiano. Grandi titoli come Orgasmo industriale, Ospedale per bambini, Non c'é dio, Determinismo e Truppe di frontiera. L'interpretazione vocale di Dmitry é sofferente e beffarda allo stesso tempo, nel solco della grande tradizione sibi-punk, i testi sono freddi e lineari come il taglio di un bisturi. Un anno dopo aver registrato il disco, il ventidue aprile del 1989, Dmitry si suicida impiccandosi con una sciarpa ad un tubo delle condutture dell'acqua. Le sue ultime parole sono state: "vado in fondo al corridoio a fare una cosa...".
L'album deg
li Architettura Industriale é rimasto inedito fino al 2001, quando fu riscoperto e pubblicato da una casa discografica underground russa.

>>> Download Промышленная архетектура Любовь и Технология album in .mp3 (.rar - 82 mb.)

[Siberian punx 4]
Instruktciya Po Vyzhivaniy (punk rock, Tyumen) - Конфронтация в Москве (1986)
[Puj] Da Tyumen provenivano gli Instruktciya Po Vyzhivaniy (Istruzioni per la Sopravvivenza) di Roman Noumev. Il gruppo nacque nel 1985 con il supporto del locale Komsomol (l’associazione giovanile di regime). Naturalmente, quando i funzionari del Komsomol si degnarono di ascoltarne la musica, gli Instruktciya furono decretati fuorilegge e i componenti della band furono spediti nell'esercito.
I nostri sono più allegri dei classici gruppi punk siberiani, suonano come una specie di Buzzcocks sovietici con la drum machine. La loro discogr
afia é vastissima, ma due soli sono gli album genuinamente punk, ovvero il primo "Ночной Бит" e il secondo "Конфронтация в Москве"; quest'ultimo lo trovate scaricabile da qua sotto: notevoli pezzi di punk-rock nichilista come Pugnlato alla schiena, Siamo tutti alla fine e Sindrome afgana (sulla gurra russo-afgana, il viet-nam sovietico...).
Succesivamente il gruppo si configurò sempre più come progetto solista di Noumev: i numerosissimi album degli anni '90 e '00, pur pubblicati a nome
Instruktciya Po Vyzhivaniy, sono in realtà noiosi dischi d'ambizione cantautorale per chitarra e voce. Nell'88, Noumev sbrocca e prende a professare gli ideali della Chiesa Ortodossa, manifestando inclinazioni monarchice e patriottiche. Brrrr! Come tanti personaggi del punk e del rock sovietico anche Roman Noumev, dopo il crollo dell'Urss, é entrato in movimenti a sfondo religioso e nazionalistico, risultando indigesto ai più. Gli sconvolgimenti politici e sociali della russia post-sovietica evidentemente hanno dato alla testa a molti. O forse, noi occidentali non possiamo capire fino in fondo queste assurde scelte ideologiche...

>>> Download Instrukciya Po Vyjivaniyu - Конфронтация в Москве tape in .mp3 (.rar - 32,5 mb.)

03/02/12

[Free muisic for punx]
DISTEMPER (punk/hc, Genova) - Dritto nel nulla (DIY cd - 2011)
[Puj] Attenzione, arrivano i Distemper! Vengono da Genova, sono in tre e suonano insieme dal 2006. Vantano un sound abbastanza personale, anche se ben radicato nella vecchia scuola anarcopunk italiana, nonché un impatto live degno di essere definito tale. Li abbiamo incontrati recentemente in Villa, durante una serata umida e davvero mooolto punk. Che cosa li spinge a suonare sui luridi, scricchiolanti palchi dei nostri amati squat? “Quello che veramente mi ha colpito e mi ha fatto venire voglia di suonare in una band punk è stato il contesto che regge il tutto” ci dice Andrea (chitarra/voce, ma anche aspirane filosofo), “prima ancora di entrare nei Distemper non avevo molto chiaro di come funzionassero le cose nella realtà della musica autoprodotta, ma, una volta preso confidenza con questo piccolo e attivo mondo a sé, con le sue regole, ho deciso che anche io volevo fare la mia parte, volevo creare un qualcosa che fosse mio (nostro), nel senso di fatto da me (noi), ma al contempo degli altri, di chiunque ne voglia fruire, di chi lo apprezza e lo vuole condividere” aggiunge Luca (bassista). Ah, il vecchio fascino del punk DIY!… quindi c'é ancora qualcuno che decide di imbarcarsi in questa gioiosa quanto fallimentare impresa! “Per quello che riguarda il d.i.y. ci piace l'importanza che è data alla libertà di espressione e, cosa non indifferente, il fatto che per autoprodurti devi imparare a rimboccarti le maniche, sbatterti, a prendere i tuoi progetti e impegnarti perché ne venga fuori qualcosa di positivo... e la cosa più bella è che l’autoproduzione vive sul sostegno reciproco e senza di esso non può sussistere... per questo è importante sostenere chi si autoproduce!”.

Genova non è mai stata, diciamo, la capitale della musica punk/hc, anche se da lì sono usciti gruppi noti come Kafka e Downright. A tutt’oggi, la scena non sembra delle più entusiasmanti: “ti parleremmo volentieri della scena genovese ma il fatto è… che non esiste alcuna scena! Ci sono poche persone che si sbattono ad organizzare e con le distro, pochi gruppi e poca gente ai concerti. Il più dei nostri coetanei va dietro a tutt'altro ambiente, chi si mette su un gruppo spesso lo fa con il preciso e unico scopo di trovare un’etichetta figa che possa farli sfondare. Tanti altri si perdono dietro ai rave e tutto ciò che ne consegue. E' una situazione un po’ triste...”. Punk genovesi, dove siete? Dimostrateci il contrario!
Dopo un cd-r uscito nel 2008 (definito “terribile” dai suoi stessi autori), nel 2011 i Distemper ci rifilano un bell’album intitolato “Dritto nel nulla”, che è tutta un’altra storia rispetto all’esordio: punk h.c. disperato che non eccede in velocità puntando sul groove paranoico. Canzoni tra il minuto e mezzo e i due, perentorie quanto i loro titoli (“Non credere”, “In catene”, “Grandine”, "Insicuro"…), registrate nel modo giusto (cioé né troppo male, né troppo bene). L’ultima “Macerie” salta all'orecchio perché è il momento di maggior creatività musicale del gruppo, che pare intenzionato ad andare aldilà delle solite formule: "Il fatto è che tutti ascoltiamo gruppi e generi diversi, fatta eccezione per i Kafka e pochi altri (e credo che si senta un po’) e penso che questo spinga a cercare di amalgamare i propri gusti in un tutt’uno. Ora che comunque ci stiamo facendo un po’ di esperienza stiamo iniziando a capire come lavorare ''seriamente'': oltre che a studiare per bene la struttura delle canzoni (partiamo sempre dalla musica e poi il testo lo mettiamo dopo), abbiamo iniziato realmente a pensare a come vogliamo il risultato finale e alle sonorità da cercare...".

Tanto per fare quello originale ed uscire dal solito copione da intervista, ho chiesto ai Distemper di darmi qualche approfondimento tecnico sul loro modo di suonare e di fare musica, perché alla fine anche i punk, nel loro piccolo, sono musicisti! E che diamine! I Distemper mi hanno quindi raccontato che strumenti usano e, essendo io particolarmente disinformato sul tema (suono solo chitarre ridicole per metallari esibizionisti), mi limito a riportare freddamente quanto mi hanno detto: "(Andrea/chitarra) Abbiamo parlato più volte di che chitarra usare e alla fine ho preso una Schecter, non una di quelle per fare metal , ma una via di mezzo fra il suono Fender e quello Gibson... l’ho provata e mi è piaciuta da matti! (Luca/basso) Dopo diverse prove ho capito che lo strumento che fa per me è il classicissimo Precision Fender, uno dei bassi più semplici, leggeri e dal suono più diretto. Pieno e metallico “sferragliante” come piace a me. Ultimamente ho iniziato anche ad usare un equalizzatore, che mi permette di avere un suono in cui le caratteristiche sopracitate emergano maggiormente, rendendolo al contempo più corposo, con l’aggiunta poi di una piccola distorsione. (J/Batteria) Io con la batteria ho iniziato ad usare il doppio pedale, ma non tanto per una questione di suono, quanto per facilitarmi il lavoro... tempo fa mi sono fatto male ad un piede e con il singolo era davvero impossibile suonarci, cosi ho provato il doppio mi son trovato bene e ho continuato ad usarlo".
Ora che abbiamo fatto un po' di pubblicità (positiva o negativa?) ad alcune marche di strumenti musicali, possiamo dedicarci all'ascolto di "Dritto nel nulla", roboante secondo album dei Distemper, che trovate
scaricabile dal linkino qua sotto! Yaaa!

>>> Download Distemper "Dritto nel nulla" album in .mp3 from Punk4Free.org

22/01/12

[Free music for punx]
PODER, OPRESION Y CORRUPCION: ESTA ES LA DEMOCRACIA? La scena punk/hc peruviana degli anni '80!
[Puj] Nel 1980, il Perù esce da un lungo periodo di dittatura militare e si dà un assetto para-democratico. Tre anni dopo è già possibile tirare un bilancio dell'operato del nuovo governo: la politica neoliberista ha prodotto disoccupazione e povertà dilaganti, e la nazione peruviana si trova a fronteggiare la più grave crisi economica della sua storia. Un terzo degli abitanti di Lima vive nelle baraccopoli attorno alla città, ma in provincia la situazione é ancora peggiore. Il malcontento sociale trova il suo braccio armato nell'MRTA (il Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru), di ispirazione marxista leninista, e nella più efferata falange maoista di Sendero Luminoso, gruppo politico che si ispira ai Khmer Rossi cambogiani, attivo già negli anni '70, ma che nel decennio successivo si rende protagonista di azioni efferate e clamorose, come la rappresaglia di Lucanamarca del 1983, quando i miliziani armati, scacciati dal villaggio, si vendicheranno uccidendone settanta abitanti. Sendero Luminoso viene bollato dalla CIA come "il gruppo terroristico più letale e sanguinario al mondo".
Nello scontro tra gruppi rivoluzionari armati e governo si inserisce un altro attore: la droga. Nei primi anni '80 infatti, quando la richiesta di cocaina da parte del paesi ricchi aumenta esponenzialmente, il Perù diviene uno dei più grandi produttori di coca al mondo. Si scatena così la concorrenza tra i cartelli della droga peruviani e quelli stranieri; in una caotico intrecciarsi di interessi più o meno oscuri, allo scontro si uniscono i guerriglieri di sinistra e gli stessi coltivatori della coca. Sullo sfondo della guerra civile scorre il sangue di migliaia di innocenti. Questo é il clima nel quale si muovono i primi gruppi punk peruviani...

Autonomia, Autopsia (autori del pezzo che dà il titolo
a questo post), Eructo Maldonado, Eutanasia (raffigurati nella foto qui a fianco), Flema, Ataque Frontal, Juventud La Kaigua, Leusemia, Narcosis, Panico e Sociedad de Mierda sono state alcune delle band che hanno animato la prima scena punk/hc peruviana negli anni di fuoco della guerra civile. Benché molte di queste band non siano mai riuscite ad andare aldilà di un demo registrato col culo e di qualche concerto di fortuna, hanno fatto sì che la scena punk peruviana godesse di buona salute per tutti gli anni '80. Dei punx andini colpisce la totale assenza di borchie, creste, capelli colorati e scritte sul giubbotto: il loro look casual, insomma!
Il gruppo punk peruviano di maggior successo furono probabilmente i Leuzemia, i primi (e quasi gli unici) ad arrivare, nel 1985, alla pubblicazione di un Lp. I Leuzemia si ispiravano esplicitamente ai Ramones, ma ne sembravano una versione in dopo-sbornia: più lenti ed incazzati. Poi c'erano gli Eructo Maldonado (scioltisi nel 1991, ma oggi riformatisi e ancora in azione), che girarono parecchio, cogliendo, con lo spirito tipico del primo punk, tutte le occasioni per suonare, anche le più assurde: scuole, piazze, fattorie, spiagge, arene per le corse dei cani... Invece, la band politicamente più radicale e vicina alla vocazione anarco-libertaria del punk europeo furono gli Ataque Frontal di Lima...

Gl
i Ataque Frontal (nella foto il chitarrista Eduardo Matute) si formarono nel 1984 come Guerrilla Urbana, nome con il quale registarono alcuni demo. Di lì a poco però divennero Ataque Frontal, perché in un periodo dove la guerriglia era all'ordine del giorno e mieteva centinaia di vittime, il biglietto da visita di guerriglieri urbani avrebbe potuto solo creare loro dei problemi.
Gli Ataque Frontal
curarono la pubblicazione dell'unica fanzine esplicitamente anarchica, pacifista e libertaria del Perù e, a causa delle proprie idee politiche radicali, non ebbero inizialmente un buon rapporto con gli altri gruppi e con i promoter locali: "Noi abbiamo deciso di dissociarci da alcune punk band peruviane e di suonare solo con band che hanno un'attitudine simile alla nostra. Questo perché alcune persone, che non avevano nulla a che fare con il punk, sono entrate in scena, scrivendo del movimento punk su giornali e riviste. Questa gente voleva solo usare le bands per i propri interessi personali e politici, dicendo di essere i leader del movimento punk. Una situazione assurda: come potrebbe esistere un qualsiasi tipo di leader qui? È per questo che per primi noi Ataque Frontal, per primi e da soli, abbiamo iniziato a combattere contro queste persone. Il risultato è stato che questa gente ha usato i suoi media per attaccarci. Nel frattempo abbiamo mantenuto le nostre posizioni, e abbiamo vissuto un lungo periodo senza suonare, perché molti dei concerti nella nostra città erano organizzati da questi ragazzi. Le altre bands ci hanno detto che eravamo troppo radicali, ma noi crediamo veramente nell'anarchia, e non possiamo accettare nessuno che ci governi e che ci dica che cosa fare o che cosa cantare. E' ridicolo. E' dovuto passare molto tempo perché anche gli altri gruppi si rendessero conto di essere stati usati, tant'é che uno di questi "leader" è stato picchiato da alcuni compionenti di una band. Ed ora tutti accettano il fatto che avevamo ragione noi...".

Così gli Ataque Frontal spiegano le proprie motivazioni nelle note interne del loro 7" omonimo, stampato da una casa discografica francese nel 1987, la cui copertina ci riporta al clima sanguinoso che il Perù viveva in quegli anni: raffigura cinque giornalisti uccisi dai contadini per aver cercato notizie dei guerriglieri nelle campagne. "In realtà é stato un masacro organizzato dalle autorità e dalla propaganda ufficiale...", dicono gli Ataque Frontal.
Sulla situazione dei giovani peruviani negli anni '80 scrivono invece: "I ragazzini in Perù, soprattutto a Lima, sono completamente alienati, come tutte le altre persone. Qui la gente pensa agli Stati Uniti come al paradiso: è il sogno di tutti. Dall'altra parte molti punk pensano che spaccare le finestre al grido di Anarchia! sia molto punk, poi si comportano come in qualsiasi gruppo di stronzi, dove tutti guardano cosa fa uno e cosa non fa l'altro e tutti sparlano di tutti...".
Qui sotto, in un unico archivio, un pezzo consistente di storia del punk peruviano: il 7" degli Ataque Frontal (tra le migliori produzioni musicali della scena punk/hc andina degli anni '80) e i due volumi della compilation in cassetta Rock Subte (uscite rispettivamente nel 1984 e nel 1986) che costituiscono un'esauriente testimonianza della scena punk/hc peruviana degli '80s. Sturatevi le orecchie, cavrones!

>>> Download Punk in Perù (1984-1987) selection in .mp3 (.rar - 99 mb.)

12/01/12

[Punk in DDR]
VERBOTEN PUNX! Breve storia del punk nella Repubblica Democratica Tedesca (1979-1989)
[Puj] Nella Germania comunista di fine anni '70 l'esistenza di un adolescente è piatta come le distese di cemento che lastricano la sua città. Noia, e soprattutto, assenza di alternative: un solo canale tv, una sola stazione radio e una sola musica: quella dei dischi dall'Amiga, la casa discografica di Stato, il cui catalogo comprende una serie di popstar di regime (celebrità assolute nei paesi della cortina di ferro, mai sentite nominare nel resto del mondo) e ristampe dei dischi occidentali più stupidi, epurati da ogni elemento di decadenza capitalista.
La Freie Deutsche Jugend (la Libera Gioventù Tedesca) é l'organizzazione giovanile di Stato, alla quale sono iscritti tre giovani su quattro di età inclusa tra i 14 e i 25 anni. Certo, ci si può anche non iscrivere, però poi si va male a scuola, si hanno casini sul lavoro e si viene esclusi da tutto. A rallegrare gli animi, raggiunta la maggiore età, c'é poi il servizio militare obbligatorio nella National Volksarmee, l'Esercito del Popolo. In questo panorama cinereo irrompe, anche nella DDR, il punk...
Risalgono al 1979 le prime tracce di una sottocultura punk nella Germania dell'Est, figlia delle riviste occidentali trafugate in qualche modo, dei dischi di contrabbando e, soprattutto, delle trasmissioni radio intercettate oltre cortina. Cricche di punx vengono avvistate a Dresda, a Lipsia, a Erfut, ad Halle e naturlamente a Berlino Est. All'inizio degli anni ottanta prendono corpo le prime punk band clandestine della Germania orientale: gli Schleim-Keim di Erfurt, i Paranoia di Dresda, i Mullstation di Eilseben, i L'Attentat di Lipsia, gli Zwitschermaschine, i Feeling B, i Namenlos (Senza nome), i Planlos (Senza piani) e i Rosa Extra di Berlino Est.
Gli ost-punx assomigliano a quelli occidentali, ma non hanno i capelli colorati (perché le tinte, in Germania est, non si trovano) e i tatuaggi se li fanno da sé, con l'ago e l'inchiostro. Le band provano in casa, con amplificatori ricavati da vecchie radio e strumentazione di fortuna. D'altronde un ampli appena appena decente costa sui mille marchi, e lo stipendio medio mensile si aggira sui trecento. Però, c'é un problema: nella DDR non esistono locali o luoghi di ritrovo dove potersi esibire, considerato che soltanto le band riconosciute dal Governo possono suonare in pubblico.

E' allora la Chiesa, in particolare quella Protestante, a prendere a cuore la causa dei punx. Sembra incredibile, ma é così: i concerti punk nella Germania comunista vengono organizzati nelle chiese, perché lì la polizia non può entrare. Come in tutti i paesi del blocco comunista (eccezion fatta per l'Albania), anche nella DDR, benché venga proclamato l'ateismo di stato, le minoranze religiose sono tollerate: naturalmente, la fede religiosa e l'adesione ad una chiesa implicano discriminazioni in ogni ambito della vita quotidiana. Però, nella DDR, gli edifici religiosi rimangono, informalmente, zone franche, luoghi da cui gli sbirri si tengono lontani.
E' il caso della Chiesa del Redentore di Rummersburg, a Berlino Est, che dal 1980 è al centro de
l movimento "la chiesa dal basso" e offre sostegno alle sottoculture alternative della Germania orientale; lì, nel 1983, l'arcidiacono Lorenz Postler, organizzerà il primo di una lunga serie di concerti punk (si esibiranno i Namenlos, gli Unerwuscht e i Planlos) e stamperà la fanzine punk "Alosa".
Quella punk é inizialmente una comunità molto unità e solidale, poiché la forzata clandestinità e la necessità di difendersi da attacchi esterni, lo i
mpongono. Però sono la frustrazione e il nichilismo a prevalere, così il teppismo di strada diventa una componente preponderante della quotidianità punk. I punx berlinesi, in particolare, maturano una pessima fama...

Ben presto, il K1 del Dipartimento di Polizia del Popolo Tedesco, al servizio della Stasi (abbreviazione per Ministerium für Staatssicherheit, Ministero per la sicurezza di Stato), inizia ad occuparsi della controcultura punk. E lo fa servendosi dei cosiddetti IMs, i "dipendenti non ufficiali" della Stasi: gli informatori, le spie, gli infiltrati.
La Stasi, negli anni '80 é la più organizzata e potente polizia segreta del mondo comunista: circa l'1,7% della popolazione della Germania orientale ha un impiego nella Stasi; il rapporto tra il numero delle spie e il numero dei cittadini della Germania Est é il più alto di tutti gli altri paesi del blocco comunista, senza contare poi che la Stasi si serve di un numero imprecisato (ma molto vicino alle duecentomila unità) di collaboratori "informali" a breve periodo, gli IMs appunto, insospettabili spioni disseminati tra la popolazione. Oggi sappiamo che, nella DDR, su sette abitanti adulti probabilmente almeno uno di questi era, era stato o sarebbe prima o poi stato un collaboratore della polizia segreta: fino alla caduta del Muro di Berlino, la Stasi ha spiato e schedato l'intera popolazione della DDR, anche nelle più quotidiane ed insignificanti attività. La sua organizzazione era talmente complessa ed, appunto, segreta (anche per gli stessi dirigenti), che oggi, a oltre vent'anni dalla fine del regime comunista, non se ne conoscono ancora con chiarezza i piani e l'organizzazione...

Nel 1980 ha inizio l'offensiva anti-punk da parte delle autorità della Germania orientale. Risultato della prima operazione è la schedatura di duecentocinquanta punx berlinesi, decretati fuorilegge. Gli anni tra il 1980 e il 1983 sono anni duri per gli ost-punx, ma l'apice della repressione viene toccato tra l'83 e l'86: viene loro vietato l'accesso ai bar e ai ristoranti, piovono arresti, proseguono copiose le schedature e quasi ogni punk band viene infiltrata da spie della Stasi. Per gli agenti della polizia segreta, non é difficile comprare i punx più disastrati, quelli che ormai sono inclini all'alcolismo, oppure quelli più giovani e sprovveduti: in cambio di soldi, sigarette, dischi d'importazione ricevono informazioni, e qualche soffiata. In questo clima spaventoso, alcuni punx, accanto alle A cerchiate, adottano i simboli delle minoranze perseguitate, come ad esempio la Stella di David. E accadono fatti incredibili, come quello che vede protagonista, nel 1985, Bernd Stracke, il cantante dei L'Attentat, improvvisamente prelevato ed arrestato dalla Stasi. A condurre gli inquirenti al suo appartamento è Imad Abdul, il chitarrista della sua stessa band, in realtà una spia della Stasi. Ancor più folle é la storia della pubblicazione del primo disco punk made in DDR, ovvero lo split DDR von Unten, uscito in Germania ovest nel 1984. Ve la raccontiamo...

Nel 1983, Dimitri Hegemann, un giornalista musicale di Berlino ovest, trascorre alcuni giorni a Berlino Est e, ad una festa privata, ha l'occasione di assistere ad un concerto clandestino degli art-punx Rosa Extra. Sorpreso dall'esistenza di una controcultura sotterranea nella DDR, ne è entusiasta e vuole farla conoscere ai tedeschi dell'ovest. Convince il produttore Karl-Ulrich Walterbach della Aggressive Rockproductionen di Berlino Ovest a collaborare al progetto della pubblicazione di un disco dei Rosa Extra in occidente. Però, l'operazione non é semplice: bisogna registrare il materiale e soprattutto, far passare i nastri attraverso il Muro. I Rosa Extra non ce la possono fare da soli e coinvolgono nell'affaire lo scrittore Sascha Anderson, un personaggio chiave della controcultura nella DDR, con molti contatti tra gli intellettuali anti-regime, nonché cantante della art-punk band Zwitschermaschine. Vengono tirati in mezzo anche Sören Naumann, altro personaggio del sottobosco controculturale, quale tecnico del suono, e una terza band, gli Schleim-Keim, che suonano il tipico punk tedesco, veloce e truce, e completano il quadro stilistico offerto dall'album, che sarà quindi uno split tra Rosa Extra, Zwitschmaschine e, appunto, Schleim-Keim.
Nel gennaio del 1983 si procede alle registrazioni del materiale, nello studio di Andeck Baumgärtel, nei pressi di Dresda. Andeck é un musicista blues e suona in una band chiamata Mustang. Essendo una band professionista e regolarmente registrata, non rientra nel mirino della Stasi e può disporre di una sala d'incisione casalinga. Tutto fila liscio, ma appena dopo le registrazioni, Günther Spalda dei Rosa Extra viene interrogato dalla Stasi. La polizia sa dei nastri registrati dalla band e prospetta a Günter una decina d'anni al fresco nel caso in cui si rifiuti di conscegnare immediatamente il materiale registrato. L'accusa é pesantissima: collaborazionismo con le forze capitaliste nemiche! Grazie ad alcuni appoggi, Günter Spalda e i Rosa Extra riescono però ad evitare il carcere: si sottopongono al vaglio della commissione giudicatrice per il riconoscimento di band ufficiale; la pratica va in porto e vengono ribattezzati "Hard-pop". Tuttavia, sono costretti ad abbandonare il progetto dello split.

Vista la situazione, gli Schleim-Keim cercano un nome di copertura per fare in modo che le registrazioni non possano essere collegate a loro, anche se decidono che almeno le iniziali S e K devono rimanere: da Schleim-Keim (Batteri Melmosi) si ribattezzano Sau-Kerle (Ragazzi Suini). Nel frattempo, Sascha Anderson porta le due band rimaste nel progetto da Günther Fischer, un famoso compositore della Germania Orientale, autore di decine di colonne sonore per i film della DEFA, la casa di produzione cinematografica di Stato. Fischer aiuta le band a sovraincidere alcune parti con tecniche più all'avanguardia. Poi, tramite i contatti di Anderson con alcuni diplomatici di Berlino Ovest, le registrazioni vengono portate dall'altra parte del Muro e date a Ralf Kerbach, ex-membro degli Zwitschermaschine che, in qei giorni era diventato cittadino della Germania Ovest. Così, nel 1984 vede finalmente la luce il disco "DDR von Unten", al quale è allegato un saggio di Anderson sulla situazione delle controculture nella Germania socialista. Per anni il Governo tedesco-orientale considererà il fatto una sconfitta clamorosa della Stasi, la quale studierà il caso per altrettanto tempo senza giungerene pienamente a capo.
Le ripersussioni sui musicisti coinvolti non si fanno però attendere: gli agenti fanno irruzione nella casa dei fratelli Klaus e Otze, chitarrista e cantante degli Schleim-Keim. Evidentmente, il cambio di nome non ave
va tratto in inganno la polizia segreta. Entrambi vengono arrestati e tenuti in isolamento per diverse settimane. Otze viene interrogato per tredici ore di fila, ma nega fino all'ultimo; inutilmente, però, perché il bassista Dippel spiffera tutto. Vengono accusati di "contatti con le forze nemiche" e di "agitazione anti-nazionale", e minacciati di pene detentive dai 5 ai 10 anni. Per fortuna le accuse decadono, ma, fino al 1989, Otze verrà perseguitato dalla polizia e trascorrerà brevi periodi in carcere.
E gli Zwitschermaschine? Co
me mai a loro andò tutto liscio? Quando, all'inizio degli anni '90, si scoprirà, non senza una certa indignazione, che Sascha Anderson, ormai noto e stimato scrittore, nonché eroe della controcultura underground ai tempi della DDR, era stato una spia della Stasi, sarà certamente chiaro il motivo per il quale la sua band, all'epoca, non subì intimidazioni né processi. Sascha fece il doppio gioco: da una parte lasciò trapelare alcune informazioni alla Stasi, dall'altra sfruttò il suo coinvolgimento nella polizia segreta per depistarla e portare a compimento il progetto.

Il cappio alla gola degli ost-punx si allenta dopo il 1986. Negli ultimi tre anni del regime comunista, dall' 86 all'89, i punx godono infatti di maggior libertà espressiva: lo si nota nella musica delle ost-bands di seconda generazione, che sono più melodiche delle prime, e compongono testi più spensierati. Nasce però un nuovo problematico fenomeno: molti punx virano verso posizioni di destra e si avviano a diventare naziskin. E' un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante, che scoppierà in tutta la sua drammaticità dopo il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione delle due Germanie.
Nel 1987 un concerto punk organizzato alla Zionkirche (la sinagoga!) di Berlino Est viene preso d'assalto da un manipolo di skinhead nazionalisti, sotto gli occhi della polizia, che non interviene e non fa nulla per impedirne le violenze. In questo clima di confusi
one ideologica e decadenza del regime comunista, viene organizzato il più importante evento punk della Germania Est: il 22 e 23 aprile del 1988 si tiene una due giorni di concerti alla Chiesa del Redentore di Berlino Est alla quale partecipano molte band locali, alcune provenienti dai paesi del Patto di Varsavia (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia), due dalla Germania Ovest e -udite udite- una dall'Italia (i misteriosi Lager)!. L'anno successivo, il Muro di Berlino cade e la situazione cambia dalla sera alla mattina: gli uffici della Stasi vengono presi d'assalto da frotte di tedeschi infuriati e il punk diventa un genere musicale come gli altri.

Molti gruppi si sciolgono: benché la battaglia contro il Sistema sia stata vinta (in un modo o nell'altro, e di sicuro non da loro), permane un senso di amarezza profonda. Le regole del vecchio gioco sono saltate, ma quelle del nuovo non sembrano essere migliori. All'industria discografica occidentale poi non interessa nulla delle terribili punk bands orientali e nemmeno ai giovani dell'est interessano più, dato che ora possono liberamente ascoltare tutta la musica che si erano persi in quarant'anni di censura di regime. Solo una manciata di band continua a suonare, tra cui gli incrollabili Schleim-Keim e i Mullstation; gli unici ad avere un successo nel mercato musicale saranno i Feeling B, ribattezzatisi Rammstein. Molti punx di strada, nel clima di disorientamento post-comunista, si arruolano nelle file degli estremisti di destra. Farà scalpore negli anni '90 la pubblicazione del Diario di un Naziskin, autobiografia di Ingo Hasselbach, che negli anni del Wende diventerà il leader dei naziskin tedeschi, per poi pentirsi e girare le spalle a quel mondo. Ingo Hasselbach era un ragazzo tedesco dell'est e, prima del crollo del Muro di Berlino, era un punk.

La ricostruzione della storia della sottocultura punk nella Repubblica Democratica Tedesca é certamente affascinante e l'abbiamo assemblata sulla base di numerose pubblicazioni in lingua tedesca, poiché, aldifuori della Germania scarseggiano le informazioni riguardanti l'argomento. Per quanto la nostra ricostruzione possa essere parziale e imprecisa, questo spaccato di controcultura fa rivivere il significato originario del genere di musica che suoniamo e viviamo...
Ma bando alle ciance: ora è il momento di ascoltare un po' di spazzatura punk socialista! Nell'archivio qua sotto trovate una selezione di ost-punk d'annata: si parte con il mitologico split "DDR Von Unten" (1984), musicalmente davvero assurdo: da una parte il punk esistenzialista e sperimentale degli
Zwitschermaschine, dall'altra gli Schleim-Keim (in incognito come Sau-Kerle): esilarante e trucido deutsch-punk, che più tedesco non si può. E' loro la canzone che riassume la storia del punk della DDR: Spione Im Café. Non serve la traduzione. Seguono alcuni estratti da nastri dell'epoca: un sacchetto dei rifiuti contenente pezzi di Namenlos (tragica l'esecuzione, ma tanto l'entusiasmo), Paranoia (che si concedono il lusso di una ballad!) e L'Attentat (furibondo pogo-punk). Tappatevi le orecchie e premete play! E se non vi basta, sul fantastico blog TapeAttack potete trovare una valanga di materiale realtivo alle punk bands della Germania Est. Evviva!

>>> Download PUNK IN DDR - Ost-punx selection (1983-1987) in .mp3 (.rar - 95 mb.)


L'attentat (Leipzig)
Paranoia (Dresden)
Feeling B (Ost-Berlin)
Schleim-Keim (Erfurt)
Namenlos (Ost-Berlin)
Zwitschermaschine (Ost-Berlin)

11/01/12

[Free books for punx]
Strategie dello stigma: un percorso antologico nelle pratiche di modificazione corporea.
Il Diavolo è stato attaccato implacabilmente e senza riserve dagli uomini di Dio. Mai vi è stata una singola opportunità , un breve accenno rivolto al Principe delle Tenebre, affinchè potesse parlare nello stesso modo dei profeti del Signore dei Giusti. I ciarlatani predicatori del passato sono stati liberi di definire il “bene” e il “male” come meglio credevano, e, con grande gioia,hanno condannato all'oblio chiunque non fosse d'accordo con le loro menzogne: verbalmente e, talvolta, materialmente. I loro discorsi sulla “carità” , quando vengono applicati a Sua Maestà Infernale, diventano una vuota impostura e molto, troppo ingiustamente se si considera che senza il loro satanico avversario tutte le religioni sarebbero crollate. Quanta tristezza che a questo personaggio, il maggior fautore del successo delle religioni spirituali, non sia riservata nessuna parte di carità, bensì il più grave abuso perpetrato da coloro i quali untuosamente predicano le regole della correttezza.. Nonostante i secoli di grida ostili che il Diavolo ha ricevuto, Egli non ha mai gridato contro i suoi detrattori. Ogni volta si è comportato da gentiluomo mentre quelli che lo sfruttavano tuonavano e criticavano. Si è mostrato come modello di comportamento ma oggi ha deciso che è giunta l'ora di ribellarsi. Ha deciso che è finalmente tempo di prendersi quanto gli è dovuto”.
[Pep] Così, in “The Satanic Bible”, Anton Szandor La Vey, fondatore nel 1966 della Chiesa di Satana (successivamente segnata da numerosi scismi) ed emblematico promotore della cultura satanista nella società contemporanea : smascherando in particolare l'inganno dell'amore cristiano attraverso il coglimento di quest'ultimo quale strategia orientata all'inclusione normalizzante degli individui in un perimetro sociale abbisognante di un nemico generatore di odio (Satana) per porsi in essere e sussistere, innescando una paradossale e distruttiva correlazione tra incremento dell'amore e parallelo incremento dell'odio. E' proprio da un'intervista a La Vey ad opera di Vincent Vale (con la partecipazione degli artisti Genesis e Paula Orridge e della segretaria della Chiesa di Satana Blanche Barton) che parte l'antologia sulla pratica del tatuaggio e della modificazione corporea che il Kalashnikov Collective Headquarter presenta ai suoi lettori. Il personaggio La Vey, indipendentemente da come lo si voglia interpretare, è stato promotore di una modalità del satanismo che, nella sua progressiva evoluzione dottrinaria, atta ad autonomizzare dall'ottica cristiana la figura di Satana, ha sempre più evidenziato quest'ultima quale realtà effettuale ma pienamente endopsichica, ovvero riferibile ad un processo immaginativo compartecipato dalla nostra specie nel suo complesso, atto ad esprimere ed inverare il Lato Oscuro dell'ethos umano: in un'ottica in cui il satanismo coincide con la contraddizione sistematica, avente la valenza di riequilibrio anti-dogmatico, della temperie etica prevalente (“I satanisti sono gli altri” dichiarerà coerentemente nel 1996 Blanche Barton). La visione politica di La Vey, incentrata su di un crudo anarco-egoismo dalle ascendenze stirneriane, configura infine la Chiesa di Satana quale moderna Unione degli Egoisti,orientata alla predazione distruttiva nei confronti del versante maggioritario e normalizzato della compagine sociale (macchiantesi costantemente del più grave e irrimediabile peccato contro Satana: la stupidità).

Indipendentemente da come si voglia valutare la sua controversa visione complessiva, La Vey è acutamente attento a sottolineare la genesi della soggettività satanista quale interna alla trama dei rapporti strategici che strutturano la società: evidenziando dunque le imprescindibili condizioni sociali del suo porsi in essere effettivo. Di qui l'inquadramento del tatuaggio quale pratica orientata all'auto-stigmatizzazione, in senso materiale quanto sociale: all'apertura cioè di una relazione strategica conflittuale con la società, tale da dischiudere a livello individuale la possibilità del porsi in essere di declinazioni de-viate della soggettività. La pratica del tatuaggio ha pertanto valore surrogatorio rispetto allo stigma individuale quale dimensione identitaria socialmente già data (emblematicamente posseduto, come La Vey sottolinea, dai cosiddetti portatori di handicap: handicap che, interpretato e stigmatizzato come tale da una società valorialmente monodimensionale, e dunque votata alla sua mistificante lettura in termini di deficit, si rivela costituire in realtà una dimensione prelusiva all'instaurarsi di una soggettività a carattere satanista). L' esito politico ultimo dell'attuazione sociale di tali modalità soggettive risulta essere un federalismo anarchico piuttosto affine al progetto politico di William Burroughs, caratterizzato cioè dallo sviluppo di aggregazioni sociali insulari atte ad un' illimitata reinvenzione artificiale ed arbitraria del proprio ambiente di vita e dei tratti identitari di chi lo abita:aggregazioni abbisognanti, nella visione laveyana, di un drastico e possibilmente selettivo diradamento dell'umanità per trovare realizzazione.
Completa il colloquio con Anton La Vey un'ampia intervista di Vincent Vale e Andrea Juno a Genesis e Paula Orridge, inerente il loro personale rapporto con il tatuaggio, la scarificazione e il piercing. Segue un breve saggio di storia del tatuaggio, “Ieri. Da ferita maledetta a lieve piacere della trasgressione” ad opera di Alessandra Castellani costituente il primo capitolo del suo volume antropologico “Ribelli per la pelle. Storia e cultura dei tatuaggi.” (1995): ad evidenziare come il tatuaggio costituisca un dispositivo identitario che attraversa la storia umana secondo modalità divergenti e certamente non riconducibili all'univocità della semplificazione. Il nesso tra tatuaggio e recupero, per quanto estrinseco, delle modalità antropologiche delle culture primitive ovvero la problematica del tatuaggio quale produttore di tribalismi contemporanei, è disaminato dal testo del poeta e saggista David Levi Strauss “Primitivi moderni”, con riferimento a quel fluido e trasversale movimento che ha fatto del ritorno a manipolazioni corporee giudicate proprie delle culture primitive il proprio programma antropologico. La nostra antologia si conclude infine con un testo di Betti Marenko (il primo capitolo del classico filosofico “Segni indelebili. Materia e desiderio del corpo tatuato”del 2002), “Pelli e grafie”, una sofisticata disamina della pratica della modificazione corporea che indaga, anche con strumenti psicanalitici, il rapporto tra pelle e identità: “Possediamo l'abilità di cambiare la pelle e rigenerarci in una nuova progenie post-umana?

>>> Download AA.VV. - Strategie dello Stigma Antologia [ITA] in .pdf (.rar - 31 mb.)

09/01/12

[Free music for creative punx]
L'anarcopunk creativo degli anni '80!
[Puj] "Nel dicembre del 1976, i Sex Pistols bestemmiarono all'ora del the durante il programma televisivo per famiglie Today e il punk venne allo scoperto" (Steve Gerber, the History of Crass), ma l'entusiasmo passa presto: già nel 1978, per l'industria discografica inglese, il punk é morto stecchito: già si parla di post-punk, mentre in tv dilaga il power-pop, che dovrebbe cavalcare la sfrontatezza del punk, ma é talmente pettinato e sfigato da ricordare le balere.
L'anarchia di plastica dei Pistols, così sconvolgente per l'Inghilterra grigia e conservatrice di metà anni '70, finisce diritta nei cesti delle offerte dei grandi magazzini; cogliendo l'attimo, Johnny Rotten cala la maschera del teppistello di periferia per indossare quella dell'artista post-moderno; e come se non bastasse svela gusti musicali colti e raffinati: il rock cosmico tedesco e il cantautorato progressivo di Peter
Hammill! Lo spirito del punk sembra condannato ad agonizzare nelle filastrocche degli Exploited...
Poi, all'improvviso, spuntano i Crass, che l'anarch
ia la mettono non solo nelle canzoni, ma anche nella vita! Sorvoliamo sul fatto che fossero vecchi freakkettoni sessantottini: i Crass diventano subito l'emblema di un modo nuovo e impegnato di concepire il punk. Penny Rimbaud (mente e batteria dei Crass) l'inizio della storia ce lo spiega così: "Siamo partiti con la voglia di rompere con la banalità della prima ondata punk, ma in fondo eravamo solo una manica di ubriaconi che voleva spassarsela [...] All'inizio l'abbiamo fatto solo per divertirci, anche se i nostri testi erano abbastanza seri [...] Eravamo quasi sempre sbronzi e suonavamo da cani [...] Presto abbiamo capito che se volevamo ottenere qualche risultato concreto dovevamo metterci in riga. La gente cominciava ad essere interessata a quanto stavamo facendo". Poi tutto prende una piega più seria: "E' stato tremendo vedere che avevamo creato dal nulla un esercito! [...] Non abbiamo iniziato ad andare in giro vestiti di nero perché tutti gli altri ci imitassero, anche se d'un tratto é parso che tutti i punk facevano esattamente quello. A quel punto ci siamo detti: merda, adesso che facciamo? Abbiamo fatto finta di niente sperando che la cosa morisse di morte propria, ma non é mai successo!".
Obiezione: poche band del giro punk anarchico sono riuscite a miscelare un messaggio politico radicale con una musica di altrettanto spessore. Ok, ma continuiamo a pensare che l'anarcopunk inglese sia un bidone della spazzatura pieno di cose interessanti e sorprendenti. Per esempio, questi tre nomi del tutto dimenticati, soprattutto a causa delle loro scelte musicali fuori dagli schemi, lontane dalle ovvietà del repertorio punk: i D&V, i Flowers in the Dustbin e il poeta punk Andy T. Ora ve ne parliamo!... (nell'immagine qui sopra: un collage di Gee Vaucher dei Crass).

[Free music for punx]
D&V (anarco-rap, Sheffield, U.k.) - Discography (1983 - 1986)
[Puj] Benché alcuni ritenessero che D e V stesse per Diarrea e Vomito, il nome della band signicava "Drums and Voice". I D&V in effetti erano proprio questo: un cantante e un batterista. Jeff Antcliffe e Andrew Paul Leach abitavano nello stesso quartiere, un sobborgo di Sheffield, frequentavano club giamaicani e locali sove si suonava blues. Naturale che il loro approccio al punk fosse piuttosto creativo: "il mio cantante preferito era Tapper Zuki ed era un dj giamaicano!", dice Jeff. "All'inizio suonavamo così perché volevamo fare qualcosa di nuovo poi Andrew é diventato sempre più bravo a suonare la batteria e ha aggiunto tamburi e ritmi diversi... e ci siamo accorti che le percussioni sono una cosa molto interessante!". A chi chiedeva loro se il fatto di essere solo in due potesse risultare frustrante dal punto di vista musicale, rispondevano: "Beh, l'unico limite è la tua immaginazione, amico!".
Il rap anarcopunk dei D&V piacque subito ai
Crass che li invitarono a suonare al mitico concerto allo Zig Zag occupato nel 1982 e di lì a poco produrranno il loro primo 7", The Nearest Door, che, a sorpresa, riscuoterà un buon successo di pubblico. "Qual'é la porta più vicina (the nearest door)? E' quella della mente! E' qualcosa che ho pensato molto tempo fa - dice Jeff. Perché non prendi la porta più vicina? Significa entrare in contatto con noi stessi. Non è una roba così cosmica come sembra...". Bah, vabbé.
Altrettanto interessante é l'album prodotto l'anno successivo sempre dai Crass (che per i D&V fecero un eccezione rispetto alla regola che li vedeva produrre un solo singolo per band), dal notevole titolo di "L'ispirazione li ha motivati ad uscire dall'isolamento". L'album, a differenza del precedente singolo, é ricco di samplers, inserti di synth e trucchi da studio, e suona davvero bene. Dopo un periodo trascorso in giro a suonare con Flux of Pink Indians, Crass e Chiumbawamba, nel 1986 i D+V registrano il loro secondo e ultimo e.p. (intitolato Snares) uscito per la One Little Indian, nel quale tornano alla formula più minimal del primo e.p. Poco dopo, Jeff decide di trasferirsi in Australia, decretando la fine dei geniali D&V, dei quali qua sotto trovate l'intera discografia...

>>> Download D&V complete discography in .mp3 (.rar - 51mb.)

[Free music for punx]
ANDY T. (punk poet, Rochdale, U.k.) - Discography (1980-82)
[Puj] Se i D&V erano in due, Andy Thorley preferì fare tutto da solo. Il poeta anarcopunk di Rochdale pubblicò un sette pollici per la Crass records nel 1982; si tratta dell'unica uscita discografica di questo simpatico ragazzo dell'Inghilterra del nord, che animò i concerti di Crass, Flux of Pink Indians, Poison Girls ed altri nomi grossi della scena.
"Credo che l'anarcopunk sia nato sulla spinta della delusione" dice Andy, che aveva seguito l'esplosione del primo punk inglese e amava i Clash, i quali "hanno continuato a fare musica eccellente, ma hanno sm
esso di essere "la band della gente", cosa che pretendevano di essere. Gli Hawkwind e i Pink Fairies [due band hippie degli anni '60 ndr] sono riusciti a mantenersi fedeli ai propri ideali molto più dei Clash...".
Dopo alcune esperienze in band particolarmente scassate,
Andy decide di dire le cose che ha da dire senza il supporto rassicurante della musica, con la sua sola voce: "Senza tutta la strumentazione da portarsi dietro era più facile fare concerti! Quando salivo sul palco, la gente tendeva a smettere di pogare e ad ascoltare, e molti rispondevano in modo positivo. E' vero che a volte partivano le bottiglie, ma non mi preoccupava, lo vedevo più come un segno di affetto. Anche perché gli ubriachi non anno una gran mira... Una volta, a Manchester, il mio amico Dave si è seduto alla batteria nel bel mezzo del mio set, in attesa del turno del suo gruppo. La folla era un po' turbolenta e qualcuno ha scagliato una bottiglia, che ha sibilato un paio di centimetri sopra la mia testa fracassandosi di fronte alla batteria. Dave è rimasto scioccato, ma anche impressionato dalla mia capacità di non battere ciglio. Dopo il concerto, Dave ha rimarcato il mio coraggio, ma la mia risposta é stata: ...quale bottiglia?".
Andy evidentemente era abituato a non avere bisogno di molto per fare quello che gli andava di fare: "Ero figlio della working class del nord; in famiglia non abbiamo mai avuto una grande quantità di qualcosa. Lavoravo con mio padre, che era idraulico, fin da quando ero piccolo; poi raccoglievamo le bottiglie di birra e le lattine e le portavamo alla discarica per qualche soldo extra. Il nostro parco giochi sono state le case abbandonate del nostro quartiere; gli occupanti le avevano lasciate per l'edilizia abitativa 'migliore'. Abbiamo trovato un sacco di cose con cui giocare, pistole nascoste sotto pavimento, un sacco di vecchi pianoforti... Abbiamo avuto uno shock, il giorno in cui sono arrivate le squadre di demolizione a buttare giù tutto: abbiamo sentito bussare, abbiamo aperto la porta al piano di sopra e abbiamo visto un'enorme palla di ferro oscillare verso di noi!".
Nei primi anni '80 Andy gira parecchio, passa un po' di tempo alla Dial House e conosce i Crass con i quali stringe un rapporto di collaborazione e di amiciza (che dura tutt'ora). Poi le cose cambiano, l'entusiasmo intorno viene meno: i punx sembrano dedicarsi più alla droga e all'alcool che al resto. Così anche Andy T. si ritira a vita privata. E oggi che aria si respira? "Non é cambiato granché... negli anni '70, per essere fermato dalla polizia bastava un accento irlandese; in quest'epoca é sufficiente essere musulmano, mentre le autorità chiedono leggi di detenzione sempre più severe. Però i ragazzi, ai giorni nostri, non sembrano arrabbiati o politicizzati come noi, compresi i miei figli e i loro amici. Il fatto é che hanno tante distrazioni a loro disposizione. Tutto quello che avevamo noi invece erano un paio di canali televisivi che trasmettevano fino a mezzanotte, lo zio John Peel alla radio e i concerti a cui andare...". Che cosa dovremo scrivere sulla lapide di Andy Thorley? "Un pazzo del Nord che girava con un cardigan infeltrito".
Qui sotto trovate l'intera discografia del pazzo col cardigan infeltrito: il 7" Weary of the flesh più alcune bonus tracks tratte dal volume uno della compilation "Bullshit Detector" della Crass records (un pezzo è a nome "Fuck C.I.A.", ma si tratta sempre di Andy!...). Evviva!

>>> Download ANDY T. discography in .mp3 (.rar - 24,5 mb.)

[Free music for punx]
FLOWERS IN THE DUSTBIN
(anarco-pop, London, U.k.) - Discography (1983-1986)
[Puj] I Flowers in the Dustbin (siamo fiori nel bidone della spazzatura, cantavano i Sex Pistols in God save the Queen) furono tutto il contrario del tipico gruppo anarcopunk tutto chiacchera e A cerchiate: politicamente attivi nella vita privata, nei testi delle canzoni preferivano mettere a nudo i propri sentimenti: "Gran parte della scena anarcopunk era manichea, questo é giusto, questo é sbagliato... Invece noi non avevamo paura di rivelare le nostre emozioni [...] Molte band sbraitavano contro le cose che succedevano fuori, noi gridavamo contro gli effetti che queste cose avevano su di noi".
I Flowers, come altre band più note (Rubella Ballet e Chumbawamba, ad esempio) scelsero una via più colorata all'anarcopunk e s'impegnarono a scrivere canzoni che fossero prima di tutto belle, mantenendo un'audacia psichedelica che ad altri colleghi é mancata.
La vicenda musicale della band é costellata di sorprendenti singoli e svariate cassette amatoriali che mai sfociarono però in un vero e prioprio album. I quattro londinesi furono lì lì per spiccare il grande salto nel vuoto del mercato musicale mainstream (che probabilmente li avrebbe masticati e sputati nel giro di qualche mese), ma poi tutto finì, e nel modo peggiore: "Era il dicembre 1986 e la scena era morta sotto tanti aspetti [...] La guerra di classe era perduta, così ti veniva sempre da chiederti: e adesso? La guerra era finita e i buoni avevano perso, tutti si rintanavano nel privato"; in questo clima di disarmo i Flowers in the Dustbin tengono i loro ultimi concerti: durante uno di questi il bassista e il batterista litigano a morte; Gerard, il cantante, cerca di fermarli, ma ha la peggio, rompendosi una gamba. Per poco non rimane sulla sedia a rotelle. La band si scioglie e cade nel dimenticatoio. Peccato: a giudicare dalle testimonianze viniliche, i Flowers in the Dustbin potevano ancora dare molto alla storia della musica sudata!
L'esordio discografico della band é affidato al 7" Freaks run wild in the disco, uscito per la All the Madmen dei Mob: una splendida raccolta di canzoni sbilenche, con largo uso di tamburi minacciosi. Il primo pezzo si apre con un accenno ubriaco di Over the rainbow, mentre in The Journey's end Gerard ci sorprende con un'interpretazione di grande intensità emotiva; putroppo ce la fa bruscamente dimenticare nella claudicante True courage, per sola voce e pianoforte. Titolo memorabile: Last tango in Viet-nam!
Il successivo singolo Nails of the Heart è musicalmente sorprendente: "La bandiera delle nostre idee non è una di quelle piene di stelle e intrisa di sangue, ma é verde, il colore dell'erba!", dice il retro-copertina. La title-track è una battagliera canzone femminista, mentre la b-side una ballata paranoica con notevole partitura di carillon. Sempre sul retro della copertina troviamo stampata una nota incredibile (oggi più di allora naturalmente): "Sarah da Ludlow, Warwickshire, per favore mettiti in cont
atto perché abbiamo perso il tuo indirizzo". Ahahah, geniale.
Passiamo infine a "Lecca i miei pazzi colori", ultimo singolo e picco artisctico dei Flowers: la title track è disperata e psichedelica, fragile ed epica al tempo stesso... un capolavoro! "Tu leccherai i miei folli colori e io leccherò le tue ferite, baby...". E le altre due tracce non sono da meno. Beh, fermiamoci qui: nel link trovate tutto... buon ascolto!


>>> Download Flowers in the Dustbin e.p. discography in .mp3 (.rar - 35 mb.)