31/03/14

[We talk about...]
Kalashnikov collective... Russian tour!
Чао-какао! Fra poco voleremo in Russia per un tour non troppo rilassante che si dipanerà nella steppa fino agli Urali, alle porte della Siberia. Dopo un concerto a Mosca verremo caricati su un furgone e sballottati per altre sette città di cui, più o meno, conosciamo solo i nomi: Nizhny Novgorod, Saransk, Togliatti, Kazan, Kirov, Perm' ed Ekaterinburg. Nella maggior parte di questi posti, nel momento in cui scriviamo queste righe, ci sono tre gradi sotto zero e nevica. Speriamo che la primavera arrivi presto... Otto show, otto giorni, circa 2800 chilometri sulle misteriose strade della Russia vera.
Cinque anni fa mettemo per la prima volta piede da quelle parti per alcuni concerti a Mosca e San Pietroburgo e trovammo un clima di entusiasmo sorprendente. Non sappiamo che cosa aspettarci ora, ma possiamo solo sperare che non sia cambiato niente in questi cinque anni. Vi racconteremo dettagliatamente come andrà a finire... Speriamo di esser accolti bene quanto lui.

Soon we will fly to Russia for a tour not too relaxing through the steppa to the Ural Mountains, at the doors of Siberia. After a concert in Moscow we will come loaded onto a van and tossed in seven other cities, more or less , that we know just the names: Nizhny Novgorod, Saransk, Togliatti, Kazan, Kirov, Perm' and Ekaterinburg. In most of these places, in the time of writing these lines, there are three degrees below zero and snowing. We hope that spring arrives quickly. Eight show eight days , about 2800 kilometers on the mysterious streets of the True Russia .
Five years ago we put first foot in these parts for some concerts in Moscow and St. Petersburg and found a surprising atmosphere of enthusiasm . We do not know what to expect now , but we can only hope that nothing has changed in the last five years. We'll tell you in detail how it will end ...


Ah, nei concerti suoneremo una versione in italiano di questa canzone dei Kino: / ...at the gigs we will play an italian version of this song by Kino:
 


"Un soldato sulla via del ritorno incontrò dei vagabondi «Altolà, chi è vostra madre?» chiese severo il soldato... Mamma è l’anarchia, papà è un bicchier di vino! Tutti in giacche di pelle e con gli occhiali scuri... il soldato voleva arrestarli, ma loro volevano giocare... Mamma è l’anarchia, papà è un bicchier di vino! E giocarono al triste soldato una beffa, uno scherzo innocente. Lo dipinsero di nero e di rosso, costringendolo a bestemmiare... Mamma è l’anarchia, papà è un bicchier di vino! Mamma è l'anarchia...".

Ecco l'itinerario del tour! There's the tour planning!
Sab 19 aprile: Mosca @ Manifest Bar, + Bicycles for Afghanistan + Katalonia
Dom 20 aprile: Nizhny Novgorod @ Stanok + Поспишь Потом + Friends of No One
Lun 21 aprile: Saransk @ La Rotonda Discobar
Mar 22 aprile: Togliatti @ t.b.a.
Mer 23 aprile: Kazan @ t.b.a.
Gio 24 aprile: Kirov @ Chepay Bar, + Klowns, Операция: Алмазное Бикини, Чёрная Речка
Ven 25 aprile: Perm' @ + The Wildrover, The Sins
Sab 26 aprile: Ekaterinburg @ DaBar

In questa vecchia cartina dell'Unione Sovietica sembra tutto vicino...

20/03/14

[We talk about...]
...VISITORS!
«Mio caro giovane amico» disse Mustafà Mond «la civiltà non ha assolutamente bisogno di nobiltà o eroismo. Queste cose sono sintomi d'insufficienza politica. In una società convenientemente organizzata come la nostra nessuno ha delle occasioni di essere nobile ed eroico. Bisogna che le condizioni diventino profondamente instabili prima che l'occasione possa presentarsi. Dove ci sono guerre, dove ci sono giuramenti di fedeltà condivisi, dove ci sono tentazioni a cui resistere, oggetti d'amore per i quali combattere o da difendere, là certo la nobiltà e l'eroismo hanno un peso...» Il Mondo Nuovo (Brave New World), Aldous Huxley, 1932
[Valeria] La verità ha il suono di uno schiaffo e si presenta come pelle verde e squamosa, sotto un travestimento ben riuscito. Il ricordo comune è quello di un segreto difficile da mandar giù, come ratti ingoiati ancora vivi e scalpitanti, dalla bella e spietata Diana e il suo make-up da top model. Un ricordo indelebile: quel volto sfregiato che svela un orribile rettile, con gli occhi rossi e le pupille a fessura.
Per chi è stato bambino nei primi anni Ottanta, quello dei Visitors, è un incubo pop difficile da dimenticare. Ma è stato proprio il desiderio di esorcizzare quella paura infantile e/o la ricerca di una manciata di ore di puro intrattenimento trash e nostalgico, che hanno creato un’occasione di riflessione inaspettata.
Tutto inizia con un reporter d’assalto che racconta una guerra. Una battaglia combattuta con armi convenzionali a cui siamo abituati: bombe, fucili, proiettili ed elicotteri militari. Ci sono vittime e ci sono carnefici. I due schieramenti sono ben evidenti. Ed è proprio lì, in tutto il suo mistico orrore, che si presenta per la prima volta l'immensa navicella spaziale dei visitatori. La prima di tante che andranno a proiettare un'ombra minacciosa sulle principali città del mondo. Eppure i Visitatori sono venuti in pace. La loro voce è fredda e metallica, ma parlano la nostra lingua. Parlano a noi. Uno per uno. In ogni angolo della Terra risuona il conto alla rovescia, verso l'alba di una nuova era o verso l'ultima alba che vedremo, pigola spaventata la tipica teenager americana che “non vuole morire senza averlo mai fatto”.
Gli alieni hanno scelto nomi “terrestri” perché i loro sono troppo complicati da comprendere e memorizzare. Solo nomi di battesimo, semplici e comuni, senza cognome e senza titolo. Sono John, Peter e Diana. Come il nostro vicino di casa o il collega con cui ci si fuma una sigaretta prima di un turno in fabbrica. I Visitatori sono venuti da noi a causa del sovraffollamento del loro pianeta di origine.


Come può l'umanità far fronte al problema del rapido incremento demografico? Non molto bene. I fatti dimostrano che in quasi tutti i paesi sottosviluppati la sorte dell'individuo medio è considerevolmente peggiorata nell'ultimo mezzo secolo. La gente si nutre peggio. È diminuita la quantità di beni pro capite. E in pratica ogni tentativo di migliorare la situazione è andato a vuoto, per la pressione continua dell'incremento demografico. Ogni qual volta si fa precaria la vita economica d'una nazione, il governo centrale è costretto ad assumersi nuove responsabilità, per il benessere generale. Deve elaborare nuovi programmi per far fronte alla situazione critica; deve imporre nuove restrizioni alle attività dei soggetti; e se, come probabile, dal peggioramento delle condizioni economiche consegue agitazione politica, o ribellione aperta, il governo centrale deve intervenire, a tutela dell'ordine pubblico e della propria autorità. Ritorno Al Nuovo Mondo (Brave New World Revisited) Aldous Huxley, 1958
 
Le risorse del loro pianeta si stanno esaurendo, al contrario della Terra che ne è ricca. Scopriremo ben presto che quelle “risorse” non sono altro che acqua e carne. Siamo nel 1984 e risulta piuttosto inquietante - una sorta di oscuro presagio - il fatto che a distanza di trent'anni esatti, nella realtà, carne ed acqua siano effettivamente diventate delle emergenze ambientali e sociali. I Visitatori vogliono prosciugare le risorse idriche della Terra ed “importare” il bestiame, cioè l'uomo, per nutrirsene. Esaurite le risorse della Terra, invaderanno un altro pianeta. E così via... perché nonostante abbiano la consapevolezza che il loro tenore di vita sia ingestibile, distruttivo e parassitario, preferiscono aggredire, schiacciare e sfruttare l’”altro” piuttosto che rimettere in discussione loro stessi. 


 
La Storia ha però insegnato - a questi grossi rettili antropomorfi - che nell’epoca moderna una guerra manifesta non è quasi mai la scelta migliore. Le guerre sono lunghe, costose e fiaccano gli animi dei cittadini già inquiete per la crisi. Il modo migliore per ottenere ciò che vogliono, è fare in modo che siano gli stessi uomini – l’anello debole del sistema Universo - a fabbricare le catene della propria schiavitù. Abbiamo detto che i Visitatori parlano la stessa lingua dei terrestri ed infatti promettono loro soldi, lavoro ed una cura per il cancro. In cambio prendono in gestione le fabbriche della Terra, scelgono una schiera di giornalisti come portavoce ed istituiscono il club de “Gli amici dei Visitatori”, una falange paramilitare a metà strada tra i Boy-Scout e la Gioventù Hitleriana. 

Hanno quattro dita e un pollice, condividiamo lo stesso percorso evolutivo, dice l'antropologo che comincia a farsi troppe domande sui Visitatori. L'uomo ha notato che hanno la pelle fredda, non mangiano cibo cotto, non vengono punti dalle zanzare e al loro passaggio fanno innervosire gli animali. Sembrano come noi, ma sono diversi. La loro è soltanto una maschera rassicurante, denuncia la biologa che raccoglie un campione della loro pelle “umana”... Spariranno nel nulla. Dall'oggi al domani. Prima nelle università, poi nei laboratori di ricerca ed infine persino i medici negli ospedali. Li prendono uno ad uno. Loro e la loro sconveniente predisposizione a farsi domande. Ma devono farlo  senza destare dissensi, perché il popolo deve continuare ad amarli. I Visitatori hanno bisogno di essere legittimati anche in ambito affettivo. E non c’è nulla come mostrare la propria debolezza per giustificare una presa di posizione autoritaria o un’aggressione violenta. Perché se ci sono delle vittime, ci sono dei cattivi. I giornalisti di regime urlano ai quattro venti che una fantomatica congiura degli scienziati minaccia la stabilità e la pace. Gli scienziati fanno diventare tristi i nostri amici Visitatori! I Visitatori sono buoni! Portano lavoro e portano progresso! Ingrati! Ecco così che gli uomini di scienza diventano detestabili e sconvenienti dal punto di vista sociale. Sono terroristi. Vanno segnalati e tenuti sotto controllo. Non vanno invitati alle feste. Vanno allontanati e disprezzati persino i parenti più stretti o i vicini di casa.
«Ogni cambiamento è una minaccia alla stabilità. Questa è un'altra ragione per cui siamo poco disposti a utilizzare nuove invenzioni. Ogni scoperta nel campo della scienza pura è sovversiva in potenza; anche la scienza deve essere trattata come un possibile nemico. Sì, anche la scienza.» Il Mondo Nuovo (Brave New World), Aldous Huxley, 1932

 
È come nel '38 a Berlino, dice il sopravvissuto all'Olocausto che ospita una famiglia di scienziati fuggiaschi. Li nasconde agli occhi di quel nipote buono a nulla, membro de “Gli amici dei visitatori”. Il ragazzo ha aderito in cambio di armi, una divisa e quel poco di potere, che usa per cercare di far sua la figlia vergine dello scienziato. Al rifiuto di lei segue la vendetta: la famiglia viene denunciata e deportata. Le guardie però, troveranno soltanto il vecchio con la kippah sul capo che intona un canto sacro. 

Insieme alla repressione, arriva la propaganda. Grandi manifesti che tappezzano le strade e che ritraggono i Visitatori sorridenti nelle loro divise ed una grossa scritta “OUR FRIENDS”. Faccio solo il mio lavoro, si difende la giornalista che fa da eco al volere degli invasori. Ho sentito questa frase decine e decine di volte durante il processo di Norimberga, la accusa un collega.
E poi c'è la resistenza. Disorganizzata, raffazzonata e per nulla incisiva, ma c'è... e ha il volto di una vecchia che scaglia una molotov nella navicella del nemico. Ha il volto di una giovane leader pasionaria che deve decidere, minuto per minuto, quali saranno le sue azioni. Nessuno le ha spiegato come si fa... eppure lei prende il comando e guida la rivolta. Ed è in questa – qualcuno direbbe - epica ed eroica battaglia che scopriamo però quanta paura, quanta vigliaccheria e quante morti inutili può portare con sé la lotta all'oppressore. Persino in un telefilm degli anni Ottanta! Nessuno dei membri della resistenza è convinto di fare la cosa giusta. Nessuno si sente un eroe o parte di qualcosa di epico. La paura è tale da spingere uomini forti ed intelligenti ad atti vili e codardi. Nessuno ha la certezza che le proprie azioni, il proprio sacrificio o il correre dei rischi, avranno poi un’effettiva ripercussione positiva per la lotta... eppure vanno avanti, spinti da qualcosa che è difficile spiegare...




Viene per esempio, spontaneo chiedersi quanto “eroica” possa sentirsi quella giovane e bella ragazza, nel momento in cui sacrifica il proprio corpo e la propria sessualità, per estorcere informazioni sensibili al nemico reso vulnerabile a affabile durante il post-coitum. O quanta nobiltà ci sia nella crudele – ma utile – morte dell'anziana signora che viene uccisa come un cane in uno scantinato, durante un'azione di sabotaggio. Come c’è ben poco di poetico nel “terrorista di professione” che porta disciplina e tecnica, a quella che era una manciata di uomini e donne disperati. Eppure ogni singolo atto, nella sua confusione o nella sua miseria apparente, porterà gli uomini alla vittoria e alla libertà. Così, come tanti puntini collegati tra loro che conducono ad un disegno più ampio. Un disegno che il singolo individuo forse, non può comprendere nella sua interezza.
E c'è quella frase... all'inizio di ogni puntata: All'eroismo dei combattenti della resistenza – passata, presente e futura – dedichiamo con rispetto questo lavoro. E quella V, rossa, dipinta con la vernice spray. La “V” della vittoria degli uomini liberi. Morte ai lucertoloni!

07/03/14

[we talk about...antispecism!]
Il Salto. Spunti di analisi e critica sulla tematica animalista (2009)
"Nei primi anni Novanta certe tematiche e pratiche, affrontate in questo libro, cominciavano a conoscere una grande diffusione e visibilità a livello internazionale, ma in Italia erano materia di interesse e dibattito solo in circoli minoritari. Si era in pochi ad aver maturato la coscienza che dietro alla sofferenza animale, sfruttato e torturato, vi è il continuo rafforzamento delle multinazionali farmaceutiche, e lo sviluppo di precisi progetti scientifici in campo militare e in quello delle biotecnologie, anch'esse legate ad una continua ricerca di nuovi tipi di armi. La tematica animalista era pressochè monopolio delle associazioni riformiste, mentre in ambito rivoluzionario era accolta con disagio e sufficienza, talvolta con derisione".
[Pep] Il volume che il Kalashnikov Collective Headquarter presenta ai lettori costituisce un rilevante punto di svolta nella storia dei movimenti libertari italiani: uscito per la prima volta nel 1995 a cura di Antonio Roberto Budini, infine riedito nel 2009 per le Editziones Arkiviu bibrioteka T. Serra, e contenente un'ampia raccolta di articoli italiani ed esteri sull'antispecismo radicale, costituì lo snodo teorico attraverso il quale i movimenti anarchici italiani cominciarono ad impadronirsi sistematicamente delle tematiche antispeciste, laddove il loro troppo elevato grado di ideologismo e, dunque, di fissità identitaria li aveva resi scarsamente penetrabili da un liberazionismo animale che nei contesti europei già metteva solide radici negli anni Settanta. Si potrebbe infine insinuare che in quegli anni il liberazionismo animale si sviluppasse in particolare presso gli ambiti improntati al riformismo ed alla moderazione in ragione non del più basso grado strutturale di specismo da parte di questi ultimi, ma piuttosto del contrario. 
 
Così infatti si esprime Rustichello da Pisa nella nuova introduzione del 2009: “Per colpa delle associazioni riformiste l'animalista finiva col diventare una figura sgradevole agli occhi di coloro che sono capaci di provare sentimenti di vicinanza e fratellanza oltre che per teneri e innocenti animali anche per altri esseri umani che spesso non sono né teneri né tantomeno innocenti, ma che sono comunque vittime dell'oppressione”, evidenziando come il veicolo dell'auspicabilità della “liberazione animale” sia spesso in realtà proprio la squalificazione degli animali stessi sulla base di un ribaltamento benigno del pregiudizio specista atto a ri-configurare chi ne è oggetto quale buono, tenero e inoffensivo deprivandolo quindi di qualsivoglia reale valenza contestativa rispetto all'assetto identitario della specie straight. Tale strategia mistificatoria in ambito umano colpisce in particolare la figura dell'handicappato, specialmente mentale, laddove all'inevadibile cappa sanitarizzante che ne ipoteca la persona, corrisponda, tramite la mediazione dello specialismo medico e assistenziale, una distruzione della sua figura etica nel senso di un'aprioristicamente asserita “innocenza”, che in generale non colpisce invece la figura del malato psichiatrico, se non sulla base di contingenti equilibri interpersonali, in quanto oggettivamente più liminare ai processi di sanitarizzazione e, dunque, più incoercibilmente deviante e minacciosa: costituendo tale posizione, che lo rende bersaglio delle reazioni fobiche dello scherno e della denigrazione, il suo drammatico ma innegabile privilegio, evidenziante come le chances di successo della strategia medico-sociale della sanitarizzazione risiedano nel grado di definibilità medica di coloro che ne sono oggetto, incontrando un persistente ostacolo laddove quest'ultimo, come nel caso del “malato psichico”, è particolarmente basso e problematico.
 
Antonio Roberto Budini, invece, fedele alla provocatoria espressione del libertino e illuminista Saint-Just (“Coloro che fanno le rivoluzioni a metà non fanno che scavarsi la fossa”) sottolinea nettamente la stretta connessione tra le dinamiche di liberazione animale e quelle di liberazione umana (si veda come Rustichello da Pisa riporti fra l'altro un semplice dato: “In realtà alcuni degli esempi più forti di lotte ecologiste e di concezioni di esistenza immuni all'antropocentrismo provengono da Paesi dove la popolazione è gravata dalla miseria più atroce, basti pensare all'India, al Brasile, al Kenya...”): evidenzia, dunque, il proliferare incontrollabile della figura della cavia dall'ambito dell'animale non umano a quello umano. Scrive Budini: “Nelle carceri, nelle sale maternità degli ospedali, nei manicomi, nelle case per anziani...ovunque vi siano soggetti indifesi e ricattabili, la sperimentazione farmacologica viene applicata in silenzio: l'AZT ad esempio (ultimo prodotto di grido nella ricerca anti-aids) viene continuamente sperimentato su cavie umane, spesso inconsapevoli degli effetti che produce, le quali cavie a lungo andare si ritrovano le cellule del midollo osseo non più in grado di produrre globuli rossi”, a sottolineare come la figura della cavia non-umana si proietti a livello umano in particolare su quei soggetti che ricadano in definizioni identitarie dalla valenze de-umanizzanti, per lo più catalizzate dal fattore della discriminazione classista (quali in particolare i “malati mentali”, gli anziani invalidi, le donne incinte, e dunque pienamente reificate in ragione dell'attivarsi della loro funzione riproduttiva). Tali trapassi identitari sono propriamente leggibili come procedimenti di espulsione dalla specie Straight, produttori di soggetti “umani” concettualmente extra-specifici: a mettere in luce il concetto di specie quale artefatto sociale e, per usare la nota espressione di Thomas Szasz, mito strategico, evidenziando il concetto di essere umano quale invenzione antropomitica. Il titolo scelto, Il salto, è portatore di un auspicio radicale: l'infrazione da parte del movimento anarchico del paradigma antropocentrico, intesa quale gesto impronosticato ed enigmatico, prelusivo di trasformazioni cataclismatiche ed incalcolabili, parallelo all'attivazione di una radicale filosofia dell'azione che situi la nuova anarchia in una posizione culturale e operativa che può trovare ispirazione, e nel primo Futurismo, e nell'anarchismo ottocentesco con la sua storica e controversa “propaganda del fatto”. 
 
La valorizzazione dell'azione enunciata da Budini ravvicina oggettivamente il moderno militante libertario all'obsoleto estremista di destra, con il suo ribellismo auto-proclamantesi “eroico” e “spirituale”, presentando tuttavia, nel comune riconoscimento dell'imprescindibiltà etico-estetica dell'azione, eccedente l'odierna temperie quietista di matrice cristiana, una valenza ribaltata rispetto a questi: fungendo, per il libertario, la sfera dell'azione da sconfermatore identitario, laddove come sottolinea Budini, si sia disponibili a “far valere l'esagerato vissuto contro la filosofia della quiete” (sottraendosi definitivamente al rischio di essenzializzazione della propria soggettività o peggio di normazione psicologico/psichiatrica di essa). Al contrario, sulla base delle strutture concettuali dell'estremismo di destra la valenza attribuita all'azione è fondamentalmente opposta, cioè di illusorio confermatore identitario, più vicina alla preoccupante figura del maschio ignorante che correndo in automobile provoca inutili incidenti o, infine, al lanciatore di massi dal cavalcavia, che a quella, identitariamente pretesa, dell' “eroe”. Mette, infatti, in luce il semiologo Umberto Eco nel suo saggio del 1995 Totalitarismo “Fuzzy” e Ur-fascismo, parlando dell'irrazionalismo proprio dell'ottica fascista: “L'irrazionalismo dipende anche dal culto dell'azione per l'azione. L'azione è bella in sé, e dunque deve essere attuata prima di, e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Perciò la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici […].Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell'accusare la cultura moderna e l'intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali” (atteggiamento accusatorio confermato, con stile tipicamente psichiatrico, che cela cioè, come sottolinea Thomas Szasz, “la denigrazione dietro la diagnosi”, dal Dittatore dello Stato Libero di Bananas, nell'omonimo, implacabilmente comico, film di Woody Allen, riferendosi al personaggio interpretato da quest'ultimo: “E' un bacato, un comunista, un intellettuale ebreo pazzo comunista di New York . Non è che con questo ne voglia dir male”). 
Si può dunque ritenere che lo scadimento del futurismo italiano dalle iniziali prospettive anarcoidi (comunque spesso riaffiorate nella storia del movimento) a quelle nazionaliste e infine fasciste si situi proprio nell'incapacità di mettere a fuoco l'effettiva valenza del proprio violentismo attivista, probabilmente per l'inadeguatezza a risolvere positivamente il nodo problematico dell'impostazione patriarcale della propria soggettività, già data sin dalle sue origini, interpretata quale fattore di forza invece che di fondamentale debolezza. Il volume, oltre a contenere una raccolta dei testi comparsi sui giornali inglesi di movimento riguardo l'attività del cruciale Animal Liberation Front propone un'antologia di articoli che esibiscono le più varie angolature, con interessanti focus sullo specismo militarista, nel suo rodaggio di nuovi armamenti sugli animali, prima di sperimentarli definitivamente sul campo di battaglia, così come sulle strategie complessive dell'industria farmacologica, fino alla riproduzione di significativi e storici volantini di critica antispecista. Non manca una raccolta informativa di notizie sulle strutture produttive coinvolte nello sfruttamento specista, ed un'accurata sitologia: come sottolinea Antonio Roberto Budini, “non è l'insurrezione radicale un sogno utopistico, non è la liberazione dell'uomo e dell'animale, bensì la rivolta parziale, la rivoluzione politica, la rivoluzione che lascia in piedi i pilastri del vecchio ordine”.

03/03/14

[Free music for punx]
PUNK IN SIBERIA!

[Puj] [Chi segue questo blog sa che adoriamo i vecchi gruppi punk siberiani degli anni '80! A rendere straordinaria questa manciata di musicisti sconosciuti non è soltanto la loro strana collocazione geografica (le gelide periferie dell'impero sovietico), ma anche il fatto che sono stati in grado di tracciare una "via siberiana" al punk, un vero e proprio sottogenere con regole stilistiche proprie.
Sull'ultimo numero della fanzine Charge del nostro amico Marky (Ebola) - ch
e potete sfogliare qui - è stato pubblicato un mio articolo sul punk siberiano che trovate qui sotto (con qualche taglio e integrazione); subito dopo, una discografia scelta dei principali gruppi punk siberiani dell'epoca della Guerra Fredda. Imperdibile?].
"Omsk, Novosibirsk, Tyumen, Ekaterinburg… vi dicono niente? A meno che non lavoriate per qualche azienda petrolchimica, penso proprio non abbiate idea di dove si tro
vino queste città. Sono centri urbani, che arrivano anche al milione e mezzo di abitanti, piazzati nel bel mezzo della più inospitale delle terre emerse: la Siberia. Per la verità si trovano nella fascia meridionale del territorio russo genericamente chiamato Siberia, dove il clima è un po’ più mite rispetto al nord. Ciò significa che la temperatura media durante l’anno è 0 gradi, e non -20. Quand’eravamo piccoli, ci dicevano: “Ti spedisco in Siberia!”. Era una minaccia, legata al fatto che in Siberia c’erano i Gulag, cioè i campi di lavoro di Stalin e i sovietici ci mandavano (per davvero) i dissidenti politici. Detto questo, mi ha decisamente sorpreso scoprire che durante gli anni ’80, tra Omsk, Novosibirsk e le altre città sopra citate si è sviluppata una incredibile, entusiasmante quanto originale scena punk, del tutto sconosciuta a noi occidentali.La storia della diffusione del punk in Unione Sovietica, ai tempi cioè del regime comunista, è davvero avventurosa. Non mi dilungherò, ma basti dire che la propaganda di regime bollò immediatamente il punk come moda abietta, segno inequivocabile della decadenza culturale dell’occidente capitalista. Per la stampa sovietica, i punk erano fascisti, violenti e reazionari. D’altronde, la svastica che Johnny Rotten sfoggiava al braccio -dicevano i sagaci commentatori sovietici- parlava da sè. D'altronde, l’ironia non è una caratteristica del popolo russo: nessun russo, giovane, anziano conservatore o progressista, poteva prendere la svastica come una provocazione dadà. Era roba nazista, punto e basta. Tra l’altro, il clima all’inizio degli anni ‘80 non era dei migliori per una gioioso fiorire delle avanguardie artistiche e musicali: a causa dell’eccessiva diffusione del rock in URSS e dell’influenza funesta che esercitava sulle masse giovanili, nel 1983 fu avviata in tutto il paese una poderosa campagna anti-rock che portò alla messa al bando di molte rock band russe (che non erano formate certo da percolosi terroristi...) e alla chiusura dei rock-club, gli unici locali dove si potevano tenere gli "spettacoli" rock legali.Mosca e Leningrado (oggi San Pietroburgo) sono le città più vicine all’europa, oltre che i centri culturali del paese e le città più popolose dell’Unione Sovietica. Per questo il controllo e la repressione delle autorità nei confronti delle band clandestine fu più aspra in queste due grosse città. Un’aria più rarefatta si respirava nella sterminata provincia orientale, ovvero in Siberia, dove fiorì la vera e propria scena punk d.i.y. (quindi clandestina) della russia sovietica.

Alcune caratteristiche del sibi-punk? Innanzitutto, un inconfondibile suono di chitarra ultra-fuzz, con un feedback pauroso dovuto al fatto che la maggior parte degli amplificatori e degli effetti usati da queste band erano autoprodotti con pezzi di vecchi ampli dismessi e costruiti artigianalmente. Stesso discorso vale per la qualità delle registrazioni: essendo stati registrati in segreto e in situazioni di fortuna, gli album delle band sibi-punk non suonano esattamente come vorrebbero le vostre orecchie. Inoltre, il cantato è sempre ad un volume molto più alto del resto per permettere di comprendere bene i testi. In effetti i testi avevano un ruolo fondamentale. Erano le invettive anti-governative a determinare il successo di queste band.
Altra caratteristica è la prolificità dei gruppi: basti pensare che, solo nel 1989, i Grazhdanskaya Oborona (la più nota punk band siberiana) pubblicarono ben dieci album! Naturalmente per album intendo cassette e, naturalmente, duplicate in casa. Fino ai primi anni ’90 nessun disco di sibi-punk fu stampato ufficialmente: le cassette circolavano come "magnizdat" (nastri abusivi), spess
o copie di copie di copie, senza copertina né tracklist. Non si deve tuttavia pensare che fossero ad appannaggio di pochi appassionati: i Grazdhanskaya Oborona erano vere e proprie celebrità in tutta la Russia e ai loro concerti accorrevano migliaia di persone! Il carattere clandestino della circolazione dei dischi, la difficoltà nel suonare dal vivo, l’assenza totale di supporti pubblicitari, di stampa specializzata e di passaggi radiofonici, imponeva alle band di produrre montagne di materiale registrato, unica testimonianza della propria esistenza e unico modo di comunicare con il proprio pubblico.
Il periodo d’oro del sibi-punk durò d
alla metà degli anni ‘80 ai primi anni ‘90 e coincise con il suo periodo di clandestinità. Dopo il crollo del regime comunista, molti personaggi coinvolti nella scena punk siberiana (almeno quelli che sopravvissero) presero strade disparate, alcune piuttosto discutibili dal punto di vista politico, ma il mondo intorno era cambiato dal giorno alla notte e molto di quello che rendeva uniche ed eroiche queste band era venuto meno…" [Nelle foto: Grazhdanskaya Oborona].

[Siberian punx 1] 
Grazhdanskaya Oborona (anarcopunk, Omsk) - Всё идёт по плану (1988)
[Puj] La band sicuramente più influente e conosciuta del sibi-punk furono i Grazhdanskaya Oborona (Protezione Civile) capitanati da Egor Letov, che fu il personaggio chiave della scena punk siberiana, considerato un vero e proprio eroe per tutti i giovani dissidenti della russia sovietica. Il nome di Letov e dei Grob (abbreviazione di Grazhdanskaya Oborona, ma anche “bara” in russo) lo si trovava scarabocchiato ovunque nelle città russe di quegli anni. Letov (chiatarra/voce) formò i Grob a Omsk nel 1984, con l’aiuto dell’amico Konstantin Ryabinov (basso). Le autorità locali divennero subito fans della band e dimostrarono il proprio apprezzamento spedendo Letov in manicomio e Ryabinov nell’esercito. Nel 1986 Letov, uscito dal manicomio (nel quale fu sottoposto ad una “cura“ a base di psicofarmaci che gli causò danni alla vista), si dedicò anima e corpo alla band: incise decine di cassette e iniziò a girare il paese suonando in concerti organizzati clandestinamente. La musica dei Grob è definita anche “punk esistenzialista” a causa del pessimismo disperato che emerge dai testi. Musicalmente, i Grob possono essere descritti come un incrocio incredibile tra i Sex Pistols e la musica tradizionale russa. Abbiamo già parlato più volte di Egor Letov e della sua band, per la precisione qui e qui. Dopo i già postati Armageddon Pops (1989) e Optimizm (1986), ecco a voi Всё идёт по плану (Tutto va secondo i piani), album del 1988. In quel periodo Letov, braccato dal KGB, vagabondava per la Russia con la cantautrice nichilista Yanka Dyagileva (che morirà suicida nel 1991). All'inizio del 1988 Letov tornò in gran segreto a Omsk per incidere tre album in tre giorni, tra cui "Tutto va secondo i piani". In un giorno registrò la batteria, il successivo il basso e la chitarra, quello dopo voce e assoli (contemporaneamente!). Poi se la diede a gambe per far perdere le proprie tracce. Il risultato: il solito capolavoro, sbilenco e (per forza di cose) frettoloso, di cantautorato anarcopunk.

>>> Download
Grazhdanskaya Oborona - Всё идёт по плану album (1988) in .mp3 via GROB site!

[I Гражданская Оборона live nel 1988]

[Siberian punx 2]
PUTTI (Dada-punk, Novosibirsk) - Резиновый баобабс (1985)
[Puj] Si dice che il primo gruppo punk siberiano ad esibirsi siano stati i Putti. In effetti il loro esordio risale al 1985, ad un festival rock ufficiale. Per l'occasione il gruppo si presentò malamente truccato da Kiss, come testimonia la foto qui a fianco. Che i Putti fossero un gruppo assurdo pare chiaro dalla foto in questione, come assurdo (e geniale) é l'album in cassetta pubblicato clandestinamente nel 1985, intitolato Резиновый баобабс ("Gomma di Baobab"... !?).
Un disco registrato con un mangiacassette, pieno di errori, rumori di fondo, tagli sbagliati e di risate beffarde del cantante Aleksandr Chirkin, che oggi, pluritatuato e cinquantenne, é ancora in attività sotto lo pseudonimo Putti.
Se gli album dei Putti dagli anni '90 in avanti saranno caratterizzati da uno stile metal-punk, sulla scia degli Exploited (e quindi abbastanza noioso e prevedibile), Резиновый баобабс vanta invece un sound favoloso ed é una baracconata rockabilly con il solito pesante flavour di balera sovietica tipico delle rock band russe.

>>> Download PUTTI - Резиновый баобабс tape in .mp3 (.rar - 48,5 mb.)

[Siberian punx 3]
Promyshlennaya Arkhitektura (post-punk, Novosibirsk) - Любовь и Технология (LP 1988)
[Puj] Nato a Novosibirsk nel 1964, Dmitriy Alekseevich Selivanov è sicuramente il personaggio più misterioso ed incompreso della scena underground siberiana. Nelle pochissime foto d'epoca che lo ritraggono appare vestito in modo dozzinale e indossa sempre occhiali scuri fuori moda.
Inizia a suonare nella metà degli anni '80 come chitarrista di una band folk-rock chimata Kalinov Most (che poi sarebbe diventata un
a delle più celebri e durature rock-band russe, ancora oggi in attività) che lascia quasi subito per dedicarsi al punk, prima con i Putti di Aleksandr Chirkin e poi con i Grazdanskaya Oborona di Egor Letov.
Nel 1988 dà vita ad un suo personale progetto, i
Promyshlennaya Arkhitektura (Architettura Industriale), nel quale suona la chitarra, compone e si occupa delle parti vocali. L'esordio discografico si intitola Любовь и Технология (Amore e Tecnologia) e viene registrato nel 1988: si tratta di un indiscusso capolavoro di post-punk siberiano. Grandi titoli come Orgasmo industriale, Ospedale per bambini, Non c'é dio, Determinismo e Truppe di frontiera. L'interpretazione vocale di Dmitry é sofferente e beffarda allo stesso tempo, nel solco della grande tradizione sibi-punk, i testi sono freddi e lineari come il taglio di un bisturi. Un anno dopo aver registrato il disco, il ventidue aprile del 1989, Dmitry si suicida impiccandosi con una sciarpa ad un tubo delle condutture dell'acqua. Le sue ultime parole sono state: "vado in fondo al corridoio a fare una cosa...".
L'album deg
li Architettura Industriale é rimasto inedito fino al 2001, quando fu riscoperto e pubblicato da una casa discografica underground russa.

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[Siberian punx 4]
Instruktciya Po Vyzhivaniy (punk rock, Tyumen) - Конфронтация в Москве (1986)
[Puj] Da Tyumen provenivano gli Instruktciya Po Vyzhivaniy (Istruzioni per la Sopravvivenza) di Roman Noumev. Il gruppo nacque nel 1985 con il supporto del locale Komsomol (l’associazione giovanile di regime). Naturalmente, quando i funzionari del Komsomol si degnarono di ascoltarne la musica, gli Instruktciya furono decretati fuorilegge e i componenti della band furono spediti nell'esercito.
I nostri sono più allegri dei classici gruppi punk siberiani, suonano come una specie di Buzzcocks sovietici con la drum machine. La loro discogr
afia é vastissima, ma due soli sono gli album genuinamente punk, ovvero il primo "Ночной Бит" e il secondo "Конфронтация в Москве"; quest'ultimo lo trovate scaricabile da qua sotto: notevoli pezzi di punk-rock nichilista come Pugnlato alla schiena, Siamo tutti alla fine e Sindrome afgana (sulla gurra russo-afgana, il viet-nam sovietico...).
Succesivamente il gruppo si configurò sempre più come progetto solista di Noumev: i numerosissimi album degli anni '90 e '00, pur pubblicati a nome
Instruktciya Po Vyzhivaniy, sono in realtà noiosi dischi d'ambizione cantautorale per chitarra e voce. Nell'88, Noumev sbrocca e prende a professare gli ideali della Chiesa Ortodossa, manifestando inclinazioni monarchice e patriottiche. Brrrr! Come tanti personaggi del punk e del rock sovietico anche Roman Noumev, dopo il crollo dell'Urss, é entrato in movimenti a sfondo religioso e nazionalistico, risultando indigesto ai più. Gli sconvolgimenti politici e sociali della russia post-sovietica evidentemente hanno dato alla testa a molti. O forse, noi occidentali non possiamo capire fino in fondo queste assurde scelte ideologiche...

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13/02/14

[Free music for punx] 
Ancora sul rock sovietico, e il particolare su quello lituano...
[Puj] Quando mettiamo piede in qualche paese che un tempo aderiva al Patto di Varsavia il nostro principale scopo è frugare nei mercatini delle pulci o nei più puzzolenti negozi di antiquariato alla ricerca di vecchi vinili di rock sovietico degli anni '80.
Nei paesi che hanno subito il dominio dell'Unione Sovietica, tipo le repubbliche baltiche, non è difficile trovarli ad un prezzo stracciato, perché lì tutti odiano i russi, il comunismo e con essi pure i vecchi rocker dell'epoca sovietica. Così é ad esempio in Lituania, dove siamo stati recentemente.
In Lituania, i dischi della Melodya (la vecchia casa discografica di stato russa) restano ad ammuffire nelle scatole in attesa di qualche appassionato di paccotigglia al quale tirarli dietro. In un negozio di dischi di Vilnius, il proprietario ha cercato di rifilarci decine di album di rock lituano moderno, roba mezza folk un po' pagana, un po' metallara, dal sapore inequivocabilmente nazionalista e anti-comunista. Ma noi volevamo solo frugare in pace nello scatolone dei dischi della Melodya! Ognuno ha le sue stranezze, i suoi vizi. noi abbiamo questo: adoriamo il rock russo degli anni '80! Non è un reato! Chiaramente quando il nostro interlocutore ha finalmente capito quello che cercavamo, se ne è rammaricato con quella partecipazione spirituale che solo i lituani esprimono per le sventure altrui. Come quando, nelle pizzerie lituane, ordinavamo una pizza senza formaggio (cioè vegana, ma lì nessuno sa che cosa significa): la cameriera per poco non scoppiava in lacrime al pensiero che avremmo magiato una pizza senza formaggio, consapevole della sofferenza che ne avremmo tratto (in effetti, una pizza lituana senza formaggio non è consigliabile a nessuno). Così, appurato il nostro interessamento verso il rock russo dei bei tempi andati, i lituani cambiavano espressione tramutando la curiosità in pena e dispiacere, rinunciando a capire come rispettabili e moderni rocker occidentali potessero essere così autolesionisti da voler pagare dei soldi per ascoltare il merdoso vinile di un gruppo vocale bielorusso o di una qualche terrificante band disco-funky del Caucaso. Malgrado tutto, siamo tornati dalla Lituania con un portentoso pacco di vinili odoroso di muffa...

Hippie lituani negli anni '80: le mode arrivarono in ritardo in Urss...
Lituania Rock'n'Roll.
Il rock in Lithuania seguì il destino genericamente affidato al rock in tutto il blocco sovietico: fino ai primi anni '70 veniva considerato un fenomeno socialmente pericoloso ed espressione somma della decadenza occidentale, e fu proibito; a Vilnius, nel 1971 si tenne un grosso concerto illegale di rock "studentesco" (principalmente gruppi di cover di Beatles e Rolling Stones), i cui organizzatori furono poi perseguitati dal KGB. Solo negli anni successivi il rock fu cautamente legalizzato, a condizione però che fossero rispetttate restrizioni grottesche e del tutto castranti per la creatività dei musicisti: il 75% del repertorio doveva essere di autori sovietici, il 20% di autori provenienti da altri paesi socialisti e solo il 5% poteva essere materiale di altra provenienza!
I Gintarėliai, furono una band di pionieri del rock'n'roll lituano: negli anni '60, la loro fama si diffuse rapidamente perché si diceva fossero tra i più validi esecutori delle canzoni dei Beatles (fatto importantissimo per il pubblico russo: i gruppi erano più o meno dei jukebox ambulanti che avevano il compito di riprodurre il più fedelmente possibile i dischi proibiti!). Poi nei '70 furono tra le prime band a poter registrare qualcosa di ufficiale ed effettuare tour aldifuori della Lituania. Nel 1991, con la fine del comunismo in Russia, scapparono negli USA, dove vissero felici e contenti (o forse no). Il pezzo che segue (il cui video ci racconta di un temibile gruppo di bikers lituani) è a firma loro e risale al 1972, e tra l'altro... non é male!:



Non solo suonare, ma anche ascoltare musica in Unione Sovietica non era semplice: naturalmente non esisteva un libero mercato discografico, tutto era monopolizzato dalla Melodya, la casa discografica di stato, che si occupava oltre che della pubblicazione dei dischi dei musicisti provenienti dal blocco sovietico, anche dell'imprtazione della musica occidentale: un disco di Al Bano o Adriano Celentano, dal consumatore russo poteva essere acquistato solo in versione russa, ovvero in una nuova confezione, epurata di ogni elemento sgradito a livello grafico e arricchito di note a firma di sedicenti esperti, nelle quali gli artisti di turno venivano introdotti e in qualche modo resi consoni agli standard etici e culturali del comunismo.

Alcune oscenità discografiche italiche degli anni '80 in versione sovietica...
La lista nera degli ascolti ideologicamente nocivi
Questa era la norma. Però, fin dagli anni '60, i dischi occidentali, più o meno di straforo, attraverso l'etere, su nastri copiati o in esemplari di contrabbando, iniziarono a circolare in tutto il blocco comunista: questo costrinse il Governo sovietico a compilare elenchi (liste nere) di dischi e musicisti proibiti.
Ecco un esempio di lista nera, che risale al 1984: [traduzione] "Il seguente elenco contiene gruppi musicali e artisti stranieri i cui repertori contengono composizioni ideologicamente nocive. Le informazioni contenute in questo documento sono utili allo scopo di intensificare il controllo delle attività nelle discoteche. Tale informazioni devono essere fornite anche a tutti i complessi vocali-strumentali e alle band giovanili che suonano nelle discoteche della regione".
La lista è comica, e contiene una serie di nomi ai quali sono abbinate alcune turpi responsabilità, per esempio: "Kiss: Neo-fascsimo, punk, violenza; Pink Floyd: distorsione della politica estera sovietica (con riferimento alla guerra in Afghanistan); Black Sabbath: violenza, oscurantismo religioso; Judas Priest: anticomunismo, razzismo; Donna Summer: erotismo; Talking Heads: mito della minaccia militare sovietica" etcetc... davvero buffo che nell'elenco compaiano anche Julio Iglesias bollato come neo-fascista e i Canned Heat, accusati di propagandare l'omosessualità! Molte le acccuse di essere "punk", rivolte anche a personaggi impresentabili come punk, tipo i Blondie e gli Yazoo.
Del punk in Russia abbiamo già ampiamente parlato; occorre ribadire però una cosa caratteristica del panorama musciale russo del tempo, ovvero che il punk, in Russia, non solo era mal visto dalle autorità, ma anche dagli stessi musicisti.

Gli Автоматические Удовлетворители, pionieri del punk in Urss, fanno gli scemi per le strade di Leningrado (fine anni '70)...


Artemy Troisky, il grande divulgatore del rock russo degli anni '80, ci spiega un po' il perché in "Back in the USSR: The True Story of Rock in Russia" (1988): "Ci sono fondati motivi per cui il punk e la new-wave (al contrario per esempio del rock progressivo) impiegarono tanto tempo per sfondare in Urss. Una ragione psicologica: essendo sempre stati ridotti al rango di cugini poveri della cultura "vera", i nostri rockers erano portati alla ricerca di un certo "prestigio", e intendo con ciò arrangiamenti musicali complicati, virtuosismo tecnico, testi poetici e abiti eleganti. Il pathos anarchico, coscientemente influente dal 1977, era estraneo ai nostri musicisti. Mentre per Johnny Rotten poteva essere un segno di affermazione essere chiamato punk, brigante o pezzente dalle generazioni più anziane, i nostri rocker erano stati indicati con appellativi del genere per anni, senza motivo, e volevano sbarazzarsi di questa fama [...]. In Russia, una sola cosa tutti sapevano dei punk: che erano fascisti! Così i nostri corrispondenti in Inghilterra ce li avevano descritti. Parecchi articoli negativi apparvero nell'estate e nell'autunno del 1977 con descrizioni delle loro sordide e insipide esibizioni, delle loro tremende maniere [...]. A corredo, furono stampate un bel po' di foto dei "maestri del punk" che esibivano una svastica. 
Ma considero che sia un'altra la principale ragione del fallimento conseguito qui in Russia dai punk. Rigurda il modo di intendere la musica qui da noi: noi non abbiamo l'abitudine di suonare ad alto volume, velocemente e in modo sporco. Forse l'amore per la melodia e per un suono pulito è insito nei nostri geni. In che altra maniera si può spiegare la passione senza limiti per un gruppo miserabile come gli Smokie, o l'enorme popolarità degli Eagles nei tardi anni settanta?".  
A proposito di punk: sul tubo abbiamo trovato questa breve video-intervista in cui compare un gruppo di punk di Elektrenai, Lituania; pare girato nel 1988. Suggestivo e misterioso...:


Durante l'epoca della Perestrojka la censura alleggerì la morsa e il movimento rock conobbe la sua epoca d'oro; così anche in Lituania, dove le rock-band non avevano trovato spazi, il rock divenne il veicolo della ribellione dei giovani verso il giogo statale. Il gruppo che sicuramente incarnò lo spirito e l'audacia del nuovo rock lituano degli anni '80 fu quello degli Antis (ehm... gli "anatra"!) di Algirdas Kaušpedas, che ne fu la voce e la mente. Gli Antis erano un combo teatrale/musicale il cui spettacolo era incentrato sulla derisione degli aspetti grotteschi e antidiluviani della burocrazia sovietica e della vita quotidiana ai tempi del regime.
Gli Antis si formarono per gioco, come divertissment di un gruppo di architetti di Kaunas. Emersero dall'anonimato nel 1985, bollati dalla critica come gruppo "punk": il termine veniva solitamente utilizzao dai giornalisti che, non sapendo che pesci prendere, frettolosamente definivano "punk" qualsiasi cosa fosse fuori dall'ordinario. Esordirono davanti al grande pubblico al festival di Vilnius del 1986; Artemy Troitsky ci racconta l'apparizione della band (che, tra l'altro, fu nella sostanza illegale: le autorità lituane non approvarono la loro partecipazione, così il loro nome non finì nel programma): "Il cantante arrivò sul palco dentro una bara, emerse dalla cassa e si drizzò, circondato da fiori di carta, fissando freddamente il pubblico come uno zombie e cantando in un microfono a forma di telefono. La canzone si chiamava Alio-alio e parlava delle pressioni fatte dalle autorità su artisti ed intellettuali...



Figuranti vestiti da Druzhinsky (uomini della sicurezza) portano via Kauspedas...
Quando finalmente lasciò il catafalco si rivelò come un mostro affascinante, alto due metri e vestito di un morbido smoking, un incrocio tra Rodolfo Valentino e il Conte Dracula. Sorrideva con dolcezza, strizzava l'occhio al pubblico, ma non si trattava solo di espedienti retrò; era non meno sinistro che seducente, e il messaggio non stava sicuramente nel puro e semplice divertimento. Tra un pezzo e l'altro il riflettore puntava verso un angolo della scena in cui un presentatore vestito di tutto punto leggeva una parodia di un nostiziario tv con voce piatta: il loro modo di annunciare le canzoni. I testi erano sulla frustrazione e sui sogni infranti, quadri satirici dell'élite artistica, della televisione di Stato, dei tronfi valori nazionali e dello stupido stile di vita provinciale. Alcune canzoni erano grandi, come "Se non bevi morirai": "Sta come la torre di Pisa, un tipo con un sorriso più ottuso di Monna Lisa". E' vero che i messaggi delle canzoni degli Antis non erano così violente o politicamente diretti come i testi di certe rock band russe contemporanee, ma nel confronto con tutto ciò che era (o non era) successo in Lituania, sembrava incredibile, un enorme passo avanti. La musica era piuttosto lontana dal punk; più simile ad un R&B tirato che spesso si trasformava in qualcosa di interssante ma strano, come una citazione del folk lituano o un riferimento statirico a qualche melodia dolciastra da Eurofestival".  

      
Kaušpedas fu, nel 1987, l'organizzatore della "Marcia-rock sulla Lithuania" un festival di gruppi rock lituani, che si ripeté per tre anni fino al 1990, anno dell'indipendenza lituana dall'Unione Sovietica. Fu un crescendo di partecipazione: il rock, anche in Lituania, era diventato la voce di tutti coloro i quali rifiutavano il sistema sovietico o cercavano, più semplicemente, una vita migliore.

Gli Antis live durante la Marcia Rock del 1987

In pochi mesi gli Antis divennero idoli nazionali, vere rock-star locali ai cui concerti accorrevano migliaia di persone: ma erano quanto di più lontano potesse esserci da una pop band degli anni '80; non erano un granché a suonare, e ascoltando il loro primo disco lo si capisce (ebbero comunque la saggia idea di assoldare una sezione di fiati jazz che ingentilì il loro sound, rendendolo più digeribile):

Riguardo alla "preparazione musicale", un tema molto sentito dalla critica sovietica dell'epoca, dato che solo i veri musicisti erano considerati degni di calcare i palchi, Algis confessava: "Il problema era che eravamo davvero degli architetti e non sapevamo suonare bene nessuno strumento, così chiedemmo aiuto ad alcuni professionisti che suonavano jazz. Noi architetti siamo ancora quelli che suonano peggio nel gruppo, ma tutte le idee, anche quelle musicali vengono da noi. Naturalmente non sappiamo niente di teoria musicale e di composizione e non ci siamo messi a studiarle, ma non c'importa, usiamo i nostri limiti in modo costruttivo. Il nostro spettacolo è costruito sull'ignoranza musicale!".
La forza degli Antis in effeti risiedeva nell'ironia dei testi (nei quali faceva da padrone la derisione della burocrazia e della censura) e nella caustica teatralità delle esibizioni live. Negli anni successivi, gli Antis migliorarono come musicisti, ma non si abbandonarono mai a tentazioni populiste o commerciali. Dice Troitsky in Tusovka: "La versione 1988 degli Antis era in ogni senso meno pop che mai: musica aspra, testi terrificanti, immagine sgradevole: "Ciò che abbiamo fatto prima - dice Kauspedas - era sbeffeggiare la cultura di massa e lo stile di vita filisteo; insultavamo i burocrati, ma li trattavamo più come rappresentanti corrotti della classe medio-alta che come qualcosa di più serio. Adesso sento che non è più sufficiente. Il mio personaggio adesso è più duro, è più serio: sa di Siberia". Algis arriva in scena su un side-car del tempo di guerra, vestito con un lungo soprabito di pelle ed un elmetto nazista. [...] Il palco è decorato con slogan bianchi su sfondo rosso, il manifesto del gruppo - una fila di fotografie ultraconvenzionali in bianco e nero di ogni membro della band - ricorda sia un dossier segreto che una "tribuna d'onore" per celebrare gli "eroi comunisti del lavoro". 

"Il gruppo mantenne la maschera totalitaria anche durante l'apparizione nella popolarissima trasmissione tv russa "Domande e risposte" nel settembre dell'88". In quell'occasione, Kauspedis si presentò in una veste molto ironica, atteggiandosi a tutto quello che le canzoni degli Antis deridevano: un ottuso burocrate. Ad esempio, alla domanda se le qualità musicali della band fossero ancora da perfezionare, la risposta fu:  "Compagni! Non abbiamo nessuna qualità musicale e non ne abbiamo bisogno. Noi seguiamo le direttive del Partito e portiamo a compimento ogni incarico, musicale e non musicale, che ci venga assegnato dai nostri superiori". Naturalmente, il pubblico russo, per il quale la parola "ironia" é un mistero, trovò offensivo e un po' stupido lo stile del lituano, tanto che alcuni colleghi russi bollarono gli Antis addirittura come "fascisti"; complici la scelta di cantare solo in lituano (scelta "nazionalista") e alcune rivendicazioni pro-Lituania che era possibile leggere tra le righe delle loro canzoni. Si verificò quindi questa strana situazione, per la quale gli Antis divennero autentiche celebrità in patria, voce della libertà e della rivoluzione, ma rimasero in ombra in Unione Sovietica, dove erano considerati ambigui e nazionalisti. Fatto sta, comunque, che la popolarità degli Antis nel loro paese fu tale che Kauspedas fu lì lì per candidarsi alla carica di presidente lituano!

Gli Antis in azione con la loro poderosa sezione fiati...

La storia degli Antis è l'ennesima testimonianza del ruolo incisivo che ebbe la musica rock negli eventi sovietici degli anni '80, di quanto essa influenzò il clima culturale e politico dell'epoca. Fa un po' pensare a quanto oggi la musica sia diventata un media vuoto e del tutto innocuo, un prodotto massificato e globalizzato. E' finita certamente un'epoca, che probabilmente ha a che fare sicuramente con la digitalizzazione della musica e la sua diffusione libera e selvaggia, ma anche con la fine delle grandi ideologie dei tempi della Guerra Fredda, quando stare da una parte o dall'altra non era esattamente la stessa cosa. E' la forza del conflitto e il coraggio che si sono persi. e il potere della musica si è liqufatto, è sparito come sono spariti i supporti fisici che la veicolavano. La storia della musica rock degli anni '80 nei paesi del patto di Varsavia è così interessante ed avvincente perché quella, forse, è stata l'ultima epoca nella quale il rock ha rappresentato una minaccia e ha fatto da colonna sonora ad una forza di cambiamento.

Algis Kauspedas celebra il suo funerale, nello stile dei funerali di stato sovietici...

Chiudiamo questa simpatica (e necessariamente incompleta) retrospettiva sul rock lituano di epoca sovietica con qualche riga su uno dei più originali gruppi lituani degli anni '80: i simpaticissimi Kardiofonas. Si formarono tra le corsie dell'ospedale di Kaunas, dove tutti i componenti della band lavoravano. Anche il loro nome ha a che fare con l'ambiente sanitario, ed in particolare, credo, col reparto di cardiologia! Pubblicarono un unico album nel 1988, intitolato Kalėdų eglutė (Albero di Natale!...), che potete trovare qui sotto: sbilenco, buffo pop-rock da balera...




>>> Download KARDIOFONAS album (1987) in .mp3 (.rar - 53 mb.)

Come si sarà capito, il fulcro del rock lituano fu Kaunas e non la capitale Vilnius. Kaunas è la seconda città della Lituania per grandezza, ma non pensiate si tratti di una metropoli: ha poco meno di 380.000 abitanti, è una piccola cittadina, dall'aspetto provinciale. Tuttavia, chi ci è stato lo sa, Kaunas è un luogo strano e misterioso: come scenario per gruppi post-punk oscuri e disagiati è perfetta. Meno decadente e squallida della capitale Vilnius, Kaunas è una cittadina tipicamente sovietica, con tanto cemento e scorci distopici, ma anche con un ineffabile fascino gotico. Dopo le nove di sera le strade cittadine sono deserte e, ad eccezione del viale principale, l'illuminazione pubblica è praticamente assente. E' il momento migliore per godersi la vista un po' inquietante del mastodontico Museo della Guerra di Donelaičio gatvė, oltrepassare il fiume Nemunas sul Ponte Vytautas, costeggiare la funicolare e salire sulla collina, dove sorge la spettrale Accademia della Musica di Kaunas... non dimentaicate però di portare con voi qualche bottiglia di ottima Švyturys, che vi faccia da conforto nell'oscurità...

Il Museo della Guerra di Kaunas, di notte...

Kaunas: malinconia lungo il fiume Nemunas...





Brutalismi architettonici per le strade di Kaunas...
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Gli Akvarium negli anni '80
Postilla: gli Akvarium.
Lasciamo la Lituania e spostiamoci ad est, verso Leningrado, l'attuale San Pietroburgo, per parlare dei celeberrimi Akvarium, forse il più importante gruppo del rock russo. 
Dentro uno scatolone posato sul marciapeide del centro di Vilnius, lì unicamente per tenere aperta la porta di un negozio, abbiamo scovato una copia del nostro disco preferito degli Akvarium, Ravnodenstvie (Equinozio), registrato nel 1987. Non si è trattato di un ritrovamento tanto eccezionale: di Ravnodenstvie ne furono vendute milioni di copie in tutta l'Unione Sovietica! A quei tempi potevano succedere cose di questo tipo: un disco vendeva milioni di copie da una parte del mondo, restando del tutto sconosciuto a qualche centinaio di chilometri più ad ovest! Ravnodenstvie fu il disco della consacrazione ufficiale di un gruppo che si era formato dieci anni prima ed aveva vissuto le fortune alterne dell'underground musicale sovietico, fatto di clandestinità, concerti abusivi e continui problemi con la legge.
Il periodo in cui  gli Akvarium emersero all'attenzione del curiosissimo pubblico russo si colloca a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80. Un periodo un po' smorto per il rock russo: le vecchie band, esperte di cover di gruppi occidentali, avevano annoiato un po' tutti e non si vedeva all'orizzonte nulla di nuovo. Del punk si faceva un gran parlare, ma era come se esistesse solo in uno spazio mitologico affidato all'immaginazione.
Quando si entava in un bar di Mosca o Leningrado e si chiedeva ai capelloni seduti nell'angolo più buio: "Ehi,  avete ascoltato qualcosa di elettrizzante ultimamente?" quelli sconsolati scuotevano la testa: "No, un cazzo!". Fu in questo contesto un po' deprimente che emersero gli Akvarium del poeta e chitarrista Boris Grebenschikov.

Boris Grebenschikov invita i suoi compagni di gruppo a guardare "oltre"...
Il suono degli Akvarium, anche sforzandosi, non ha nulla a che fare con il punk o la new wave, ma ha rappresentato qualcosa di ugalmente rivoluzionario per le orecchie della gioventù sovietica. Gli Akvarium, a guardarli e ad ascoltarli, hanno a che fare più con la psichedelia degli anni '60 che con il rock post-moderno che in quell'epoca spopolava in occidente, con le sue pose trasgressive e il suo look appariscente. D'altronde, come tutto, anche la poetica hippie era arrivata in Unione Sovietica con qualche decennio di ritardo: i ribelli sovietici degli anni '80 erano molto simili ai frikkettoni dei nostri anni '60, con i capelli lunghi e simboli della pace disegnati sui pantaloni (che solitamente non erano jeans, perché vietati in Urss in quanto simbolo di decadenza occidentale).
Gli Akvarium nacquero come ensemble di musica acustica, principalmente per il fatto che quel tipo di sound era particolarmente adatto ai concerti negli appartamenti, ovvero poteva essere suonato senza amplificazione: d'altronde fare rock in pubblico era sostanzialmente vietato, non bisognava fare troppo rumore! I concerti segreti negli appartamenti erano lo standard del rock russo amartoriale di quei tempi. Tutto il contrario dell'epica rock'n'roll: i gruppi rock russi, più erano trasgressivi, più suonavano a basso volume!
Artemy Troitsky, nel suo Tusovka (1989) ci introduce così la figura di Boris Grebenschikov, leader della band e futuro baluardo del movimento rock di Leningrado, con un appassionata digressione sulla situazione politico-clutrale della Russia di Breznev...

Boris Grebenschikov
"Boris Grebenschikov è nato nel 1953 ed è un autentico rappresentate della sua (e della mia) generazione - una generazione spesso etichettata con termini tipo "scomparsa", emarginata o semplicemente perduta. BG è il simbolo di questa generazione, la quintessenza delle sue virtù e dei suoi problemi. Questa generazione evoca una comprensione pietosa, perché i suoi anni migliori coincisero con i due peggiori decenni della storia sovietica: 1964-1984. Ovviamente ci sono stati anni di paure molto più grandi - quelli del terrore stalinista e della guerra. Tuttavia durante quel periodo la nostra vita sociale fu terribilmente dinamica, l'intero paese venne scosso alle radici e vide tragici contrasti. In quell'epoca l'orrore dei campi di concentramento, dei genocidi fisici, intellettuali e spirituali, la più che medievale crudeltà dei governanti convivevano con l'eccitazione delle masse, il trionfo degli indeali comunisti naif, la sfida della costruzione di una nova società. Era un tempo in cui era molto facile morire, ma anche molto stimolante vivere.
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Leonid Breznev
L'era di Breznev capovolse completamente il quadro: nessun movimento, nessun cambiamento, nessuna vera emozione. Gli unici estremismi permessi erano quelli della massima burocrazia, della massima ipocrisia e della massima noia. I frammenti di pensiero libero sopravvissuti alla repressione fisica di Stalin furono metodicamente eliminati sotto il regime di Breznev: questa volta i nemici del regime non furono uccisi negli scantinati o fatti morire di fame nella tundra, ma espulsi in ogni dove e/o internati in ospedali psichistrici e destinati ad iniezioni "rieducative". Iniezioni simili vennero inflitte a tutta la popolazione con siringhe più grandi: torri tv e antenne radio. Naturalmente nessuna propaganda poteva davvero far credere alla gente che si stava bene e si stava progredendo a tutta velocità: tutti sapevano che il paese era incazzato e incasinato. Ma lo Stato riuscì a creare un'atmosfera davvero comatosa in cui nessuno credeva a niente, e nessuno si preoccupava di niente. Regnava un silenzio furioso, un blocco totale. Alla paura di morire si sostituì l'altrettanto fondamentale paura di agire. E' difficile immaginare il livello di ipocrisia letargica di quella società: il 99% della popolazione odiava serenamente lo Stato, eppure lo stesso 99% si recava regolarmente a votare il giorno delle cosiddette "elezioni".  
Gli Akvarium si fecero notare al grande pubblico per la prima volta nel 1980 al festival di Tibilisi, attuale capitale della Georgia, un tempo Unione Sovietica. Il festival di Tibilisi fu un evento chiave della storia del rock in Urss. Vi parteciparono non solo vecchi rappresentati del rock giurassico, ma anche gruppi nuovi come gli Akvarium che diedero naturalmente uno spettacolo giudicato molto negativamente dalle autorità:
"In confronto ai nostri rocker relativamente rispettabili gli Aquarium sembravano una vera band di ribelli. Quando Boris cominciò a colpire l'asta del microfono con la chitarra e a sdraiarsi sul palco tenendo la sua Telecaster (presa in prestito) sullo stomaco e dando colpi sulle corde, l'intera commissione di giudici [si trattava di un festival a premi, tipo Sanremo...] si alzò e lasciò la sala in segno di protesta, a significare che non si assumevano responsabilità per l'esibizione di briganti del genere. Il concerto proseguì. Il violoncellista Seva pose il suo strumento su Boris che stava supino e cominciò a colpirlo con l'arco mentre il suonatore di fagotto li cingeva, gesticolando con il suo strumento dall'aspetto sinistro come a voler sparare sulla scena disgustosa. La Georgia non aveva mai visto nulla di simile naturalmente: metà pubblico applaudì con foga, mentre l'altra metà fischiò sdegnata. 

Gli Akvarium scatenati al Festival di Tibilisi (1980)
"Perché avete portato qui quei finocchi?" chiese uno scoraggiato Gayoz Kandelaki, assistente direttore della filarmonica georgiana. "Perché finocchi? Sono persone normali. E' solo che la loro esibizione è un po' eccentrica..:". "Normali? Uno si sdraia sul palco; l'altro gli va sopra, il terzo si aggiunge. Sono degenerati, non sono musicisti!" Un altro punto di accusa contro gli Aquarium rigaurdava la canzone "Marina" che contiene questi versi: "Marina mi ha detto che per lei la vita è inutile ed è ora che si sposi un finlandese". Boris decise che l'ultimo verso osava un po' troppo [sposare un finlandese per una donna russa era un buon modo per poter espatriare!] e invece di "sposare un finlandese" [finna] cantò "sposare Brian Eno" [ena] per mantenere la giusta metrica. Ma i giudici naturalmente non sapevano chi fosse Brian Eno e capirono "figlio" [sina] così la canzone veniva: "è ora che sposi suo figlio". Naturalmente questo fece pensare ad un'ulteriore manifestazione di perversione sessuale. In un primo momento gli organizzatori velevano scacciare immediatamente gli Aquarium dal festival, ma poi si ammorbidirono grazie agli sforzi congiunti di Boris e miei.    
I veri problemi per gli Akvarium cominciarono quando tornarono a Leningrado, dove i loro rivali, da bravi mafiosi del rock, si erano già affrettati ad informare le autorità culturali della città del fatto di Tbilisi, arricchendolo ad arte con vari dettagli. Ne venne che gli Aquarium persero il loro locale per le prove e Boris Grebenschikov il suo lavoro...".
Ecco, per i più curiosi, un film-documentario sul festival rock di Tibilisi 80...
      


Naturlmente il Festival rock di Tiblisi non ebbe una seconda edizione, ma quella dei grossi rock festival fu una costante per i dieci anni successivi. Il 28 settembre 1991, in un clima molto diverso dai tempi di Tbilisi 80, si tenne l'ultimo grande evento rock prima della caduta del regime comunista: il Monster of Rock di Mosca. Suonarono Metallica, AC/DC e Pantera. Vi parteciparono decine di migliaia di ragazzi e ragazzi da tutta la Russia. Non andò tutto liscio come si può evincere dal filmato qui sotto...


Detto questo, eccovi Ravnodenstvie degli Akvarium, un disco bellissimo quanto originale (un aspetto non sempre comune per i dischi rock sovietici), complesso negli arrangiamenti, ma semplice all'ascolto, come solo i grandi dischi sanno fare. Ravnodenstvie è un po' il canto del cigno della prima mitica incarnazione degli Akvarium; alla fine degli anni '80, nel pieno dell'epoca della Perestroijka, Boris Grebenschikov fece il grande salto dall'altra parte dell'atlantico inseguendo sogni di gloria a stelle e strisce: gli fu offerto un contratto con una major per un disco solista e un tour negli USA. Fu per lui un'esperienza deludente, e lo fu anche per i milioni di fan russi che amavano gli Akvarium nella loro veste più underground.
Negli anni successivi Boris ricostruirà la sua band in Russia e pubblicherà altri dischi a nome Akvarium, fino ad oggi: malgrado il periodo d'oro della band sia finito da tempo, Grebenschikov continua a suonare in giro, con una formazione che nulla ha a che fare con quella originale, ma ha ampiamente recuperato la sua credibilità di musicista indipendente e autentico. La musica dei tempi d'oro, di dischi come Radio Afrika, Sinii Albom o Ravnodenstvie resta però unica e irraggiungibile: un singolare miscuglio di folk-rock, musica da camera e attitudine sperimentale. 
Poco prima del crollo dell'Unione Sovietica, Grebenschikov scrisse e registrò un pezzo profetico e davvero significativo riguardo alle sorti del suo paese e, con esso, del rock russo, pubblicato sul suo disco solista del 1991 ed intitolato "Sovrana" (Государыня). Boris si rivolge al suo paese e guarda indietro agli anni trascorsi suonando, conscio che un'epoca si è chiusa e un'altra, enigmatica, si apre: "Sovrana, ricordi come costruimmo la casa, era bella in tutto, ma vuota. Per quanti anni ricamammo la neve con l’argento, temendo di rovinarla con l’acido? Per quanti anni cantammo fino al settimo gallo, cantammo, ma di parlare avevamo paura. Sovrana, dal momento che tu volevi dei nemici, chi avrebbe osato dirti di no? E allora perché oggi stiamo ancor qui a bere questa porcheria, ad ubriacarci fino alla perdizione? Ci fu ben detto che il mattino non avrebbe riscosso il suo tributo, promesso che il fardello sarebbe stato leggero. Ma basta… invano forse per tanti anni costruimmo la casa, ma è colpa nostra se è vuota? Oggi però sappiamo come va con l’argento; vedremo come andrà domani con l’acido…".

Gli Akvarium ai tempi di Ravnodenstvie (dal retro dell'LP, 1987): un branco di hippie in accappatoio!

>>> Download AKVARIUM Ravnodenstvie album (1988) in .mp3 (.rar - 30 mb.)