30/12/09

[Free music for punx]
Янка Дягилева (Siberian punk poetess/folk singer) - Деклассированным Элементам (Lp 1988)
[Puj] Dopo i truci Orgazm Nostradamusa, proseguiamo la nostra panoramica sul punk siberiano, facendo un passo indietro, in epoca sovietica. E parliamo della semi-leggendaria Yanka Dyagileva, poetessa e folk singer underground morta a 24 anni in circostanze misteriose: nel maggio del 1991, il suo cadavere fu ritrovato in un fiume poco lontano da casa. Suicidio (dovuto alla depressione della quale Yanka soffriva da tempo) o omicidio (ad opera di qualcuno che non gradiva la sua dissidenza politica)?
Yanka er
a nata nei pressi della cittadina siberiana di Novosibirsk nel 1966 e, da giovanissima, prese a trasformare in poesia e musica il senso di estraneità alla società nella quale fu costretta a vivere ed iniziò a frequentare il giro punk siberiano. Nel 1987 avviò una tormentata relazione amorosa e artistica con il leader dei Grajdanskaia Oborona, Egor Letov, personaggio chiave della scena anarchica russa che dopo il crollo dell'Urss abbracciò posizioni "discutibili" e fu tra i fondatori del Partito Nazionale Bolscevico, movimento politico vetero-comunista e nostalgico.
Yanka e Letov, tra l'87 e l'88 condussero un'esistenza nomade a causa dei problemi che il cantante ebbe con lo stato sovietico. Letov racconta che in quell'anno lui e Yanka rubavano cibo dai mercati, vivevano con meno di 40 centesimi al giorno e dormivano dove capitava: scantinati, appartamenti abbandonati, carrozze dei treni... I Grajdanskaja Oborona di Letov furono la band di Yanka, a fianco della quale si esibì in concerti in giro per la Russia. Gli ultimi mesi della sua esistenza li ha trascorsi isolata nella casa in legno del padre, nella campagna intorno a Novosibirsk, dove era nata ed aveva trascorso l'infanzia. Non pubblicò mai nulla di ufficiale nel corso della sua vita, ma solo cassette incise un po' dove capitava e duplicate abusivamente che circolarono
nell'underground russo come samizdat. L'eredità di Yanka consta di 29 canzoni e un libro di poesie.
Yanka morì poco prima del collasso dell'Urss e visse interamente nell'epoca sovietica. Anche per questo è un pers
onaggio che in qualche modo mantiene l'ingenuità e la purezza di un'epoca nella quale la dissidenza aveva un sapore unico e irripetibile. Yanka non si dovette mai confrontare, a differenza di Letov e di tanti altri, con le contraddizioni della Russia capitalista; come l'amico Sasha Bashlachev, anch'egli musicista e grande poeta della gioventù clandestina russa (ne parleremo!), del quale Yanka pianse la morte (per suicidio) avvenuta nel 1988.
Le canzoni di Yanka Dyagileva sono espressione di un'angoscia e di una inquietudine che hanno radici lontane e antiche nella cultura russa. Alina Simone, una cantante americana che ha recentemente pubblicato un disco nel quale reinterpreta alcuni brani di Yanka, definisce le sue canzoni "grovigli ironici di slogan comunisti, fiabe russe, inni dell'esercito sovietico, e immagini apocalittiche di una nazione che sbiadisce". Sulla base dei miei goffi tentativi di tradurre i testi con il translator di google, non posso che abbraccicare in pieno questa definizione!
Qui sotto, trovate "Declassirovannim elementam", raccolta contenente 12 brani registrati nel 1988 con i musicisti dei Grajdanskaja Oborona sotto lo pseudonimo di Velikie Oktyabri ("I Grandi Ottobri"), la cui copretina originale è un foglio di carta scritto a penna. Il mio album preferito di Yanka!

>>> Download Yanka Dyagileva - "Declassirovannim elementam" (1988) in .mp3 (.rar - 62 mb.)

29/12/09

[Free music for punx]
ОРГАЗМ НОСТРАДАМУСА (Anarcopunk, Siberia - Russia) - Лихорадка неясного генеза (LP 1998)
[Puj] Tempo fa, di ritorno dai nostri concerti in Russia, abbiamo postato alcuni esempi di d.i.y. punk russo. Parlare di Russia, però, significa prendere in considerazione un paese di 17 milioni di km quadrati, che si estende da ovest a est per 9.000 chilometri attraversando undici diversi fusi orari: è ovvio quindi che tra i gruppi provenienti dalle due metropoli più occiden
talizzate dell'ex-Urss (Mosca e San Pietroburgo) e quelli originari delle immense pianure siberiane a migliaia di chilometri dall'europa, corra quindi una differenza enorme, sia a livello musicale, che di attitudine. Se a Mosca e San Pietroburgo tutto è abbastanza allegro (per quanto possano essere allegri i russi), tutti sono protesi verso le mode occidentali, hanno un attitudine piuttosto positiva e un approccio molto art-oriented, in Siberia l'umore sembra sprofondare in una pozza di fango gelato. La musica trasuda astio, paranoia, disfatta. E' come se nell'animo dei punx siberiani covasse una rabbia malsana, che i connazionali occidentali nemmeno si sognano. Anche politicamente le bands siberiane appaiono enigmatiche e, a volte, ambigue: avevamo parlato dei Grajdanskaja Oborona (Difesa Civile) di Omsk, la più celebre band siberiana, che molti in occidente considerano un gruppo con simpatie di destra benché i suoi componenti si siano sempre e sinceramente proclamati "anarchici". Il problema è che per anarchia i siberiani intendono qualcosa che ha poco a che fare con la politica, con la storia o con la filosofia: la loro è una sorta di poetica ultra-decadente, una scelta di vita all'insegna della solitudine e della follia, una specie di insofferenza generalizzata che sfocia in atteggiamenti distruttivi e nichilisti. Il problema è che noi facciamo fatica a comprendere come si possano nascondere ideali "rivoluzionari" in questo approccio. E ci ostiniamo ad applicare le nostre categorie storico-politiche (di destra/di sinistra, per esempio) alle inclinazioni politiche dei russi, senza sapere che per loro, queste, non hanno alcun significato, o comunque hanno un significato molto diverso dal nostro.
Il punk russo, prima che crollasse il comunismo, non ha fatto altro che prendersela con il regime sovietico, con le imposizioni, le restrizioni da esso attuate sull'esistenza e sulla libertà d'espressione delle persone. In Europa invece il punk ha avuto diverse declinazioni a livello politico e concettuale, perché i nostri nemici sono sempre stati più numerosi e più sfuggenti, e forse la nostra società più complessa. In Urss il nemico era uno solo: lo stato comunista, che incarnava tutto il male possibile ed immaginabile. Nel 1991 quel nemico si è tolto di mezzo da solo, da un giorno con l'altro. E le cose non sono migliorate come (e quanto) tutti speravano. Credo che questo sia
un dato importante per comprendere il senso di spaesamento, sfiducia e sociopatia che sprigionano, ad esempio, le canzoni dei ОРГАЗМ НОСТРАДАМУСА.
Gli "Orgasmo di Nostradamus" (!) definiscono il loro punk amorale (аморальный панк) e provengono da Ulan-Ude, cittadina situata nella parte meridionale della Siberia, a pochi chilomteri dal confine con la Mongolia, nella cui piazza principale ha sede la
più grande testa in pietra di Lenin mai scolpita in Urss (...). Credo sia per noi in effetti abbastanza arduo immaginare che cosa possa significare suonare punk e proclamarsi anarchici ad Ulan-Ude... Sui retroscena della vita della band, le leggende si sprecano: pare che i componenti del gruppo facessero parte di una specie di congrega di musicisti, poeti e artisti reietti che si ritenevano estranei alla società, e che per simbolo sfoggiavano una spece di croce in un quadrato, la Croce Gidrotsefala della tradizione russa pagana, simbolo di auto-distruzione e degradazione volontaria (purtroppo la somiglianza tra questo simbolo e la croce celtica non aiuta a sciogliere l'ambiguità politica delle punk band siberiane, che ancora una volta appaiono in tal senso piuttosto enigmatiche...). I membri della congrega erano soliti ritrovarsi in cimiteri o nei pressi di discariche di rifiuti, condurre un'esistenza parassitaria caratterizzata dagli eccessi alcoolici e allucinogeni ed esplorare derive psicopatologiche autoindotte per fustigare e mortificare la propria spiritualità. Che simpatici nichilisti siberiani!
Dal 1997 al 2002 gli Orgazm Nostradamusa sono stati una piccola celebrità underground della provincia russa, fino al loro scioglimento, avvenuto in seguito alla morte di due membri: Arkhip, il chitarrista, avvelenato da alcuni naziskin (!) e il cantante, l'incredibile Ugol, soffocato nel suo stesso vomito dopo aver ingerito un mix di vodka e pillole (un suicidio, si pensa). La musica degli Orgazm Nostradamusa ha qualcosa di davvero repellente e affascinante al tempo stesso: è sudicia e malata, ma anche epica ed evocativa. Su youtube si possono reperire alcuni surreali video (1,2,3,4) di concerti della band, tenutisi in deprimenti teatri di epoca sovietica ed in altre situazioni di una sciatteria completa.
Qui sotto trovate il loro primo album Лихорадка неясного генеза ("febbre di origine sconosciuta"). Crust-punk melmoso lacerato dai vocalizzi paranoici di Ugol...

>>> Download Orgazm Nostradamusa
Лихорадка неясного генеза LP (1998) in .mp3 (.rar - 97 mb.)

22/12/09

[Free books for punx]
Nicoletta Poidimani - Oltre le monocolture del genere (2006)
[Pep] Geniale allieva del filosofo marxiano Luciano Parinetto, Nicoletta Poidimani, l'autrice del testo (originariamente incluso in un volume omonimo più ampio) che il Kalashnikov Collective Headquarter qui propone all'attenzione dei suoi lettori, è da sempre tra le pensatrici più lucidamente attente alle tematiche di genere, lette nella prospettiva di un radicalismo spregiudicatamente orientato a demistificare le pseudo-evidenze che la cultura eterosessista vorrebbe, oggi ancor più di ieri, insediare e perpetuare nella coscienza individuale e collettiva.
In questo saggio magistrale e irrinunciabile la questione del genere è ricondotta al suo più ampio orizzonte di pertinenza, muovendo attraverso la sua specificità un inesorabile attacco concettuale, con riferimento alle rivoluzionarie prospettive della leggendaria teorica lesbica Monique Wittig, contro la Straight Mind, ovverosia quel conglomerato di scienze e discipline che soddisfa uno degli obiettivi essenziali della società capitalista: l'istituzione artificiale di differenze antropologiche (maschile/femminile, occidentale/orientale, abile/disabile, sano/folle...) che hanno come portato la strutturazione sociale di rapporti escludenti e gerarchizzanti.
Al testo di Nicoletta Poidimani dobbiamo una disamina dei processi più o meno sofisticati con cui l'odierna società occidentale cerca di produrre la cancellazione mistificante dell'indegnità delle proprie dinamiche di discriminazione ed oppressione sessuale denunciando ed attaccando ambiguamente quelle che si verificano nei contesti extra-europei, additati con fanatismo più o meno volgarmente xenofobo come i luoghi esclusivi e totali della barbarie: al riguardo si leggano le pagine clamorose e sconvolgenti sulle mutilazioni genitali praticate nell' ambito della medicina occidentale, in un clima di assordante silenzio etico e intellettuale, in cui lo spazio mediatico è totalmente saturato dalla denuncia delle “esotiche” mutilazioni musulmane. Se oggi la cultura straight si sta vertiginosamente rafforzando in un'Italia in cui i fanatici aggressori di migranti ed omosessuali ne sono soltanto i paladini più conseguenti, la lettura di un testo limpidamente chiarificatore come quello di Nicoletta Poidimani può rappresentare un momento decisivo di riflessione critica sull'esistente: nell'ostinata speranza che all'orizzonte si profili una lontana quanto necessaria apocalisse del nostro universo troppo “normale” e dei suoi funerei, mortiferi assetti identitari...

>>> Download Nicoletta Poidimani - Oltre le monocolture del genere [ITA] (.pdf - 32 pagg. - 12 mb.)

09/12/09

[Free music for punx]
THE SMITHS (U.k. post-punk) - Meat is murder (1985)
[Puj] Può una canzone cambiare la vita di una persona? No. Però può aiutarla a prendere decisioni significative, tipo quella di non mangiare più carne. Io, per esempio, l'ho deciso dopo aver ascoltato un pezzo degli Smiths:

"Heifer whines could be human cries / closer comes the screaming knife / this beautiful creature must die / this beautiful creature must die / a death for no reason / and death for no reason is murder.
And the flesh you so fancifully fry / is not succulent, tasty or kind / it's death for no reason / and death for no reason is murder. And the calf that you carve with a smile / it is
murder. And the turkey you festively slice / it is murder.
Do you know how animals die?
Kitchen aromas aren't very homely / it's not "comforting", cheery or kind / it's sizzling blood and the unholy stench of
murder. It's not "natural", "normal" or kind / the flesh you so fancifully fry / the meat in your mouth as you savour the flavour of murder.
No, it's murder. Oh... and who cares about and animals life ?
".

Meat is murder
(il cui testo, come avrete constatato, è di una chiarezza fatale) è contenuta nell'omonimo album del 1985. Chissà mai che anche qualcuno di voi carnivori, ascoltandola...

>>> Download "Meat is murder" by The Smiths (.mp3 - 8,4 mb.)

05/12/09

[We talk about... us]
Intervista al KALASHNIKOV COLLECTIVE su... Radio Fango!
[Puj] La puntata di Radio Fango di giovedì 19 novembre '09 ha ospitato un'intervista chilometrica ai K.
Radio Fango dura un'ora e parla di punk/hc, va in onda sulle frequenze di Radio Onda d'Urto, ogni giovedì sera dalle 22 alle 23. Al microfono: da una parte Mr. Andre Brigade, dall'altra, in quest'occasione, io, sarta, dino e il don. Quella sera riversammo sul povero andrea una fiumana di parole che a stento riuscì ad arginare. Malgrado tutto la puntata sforò solo di una ventina di minuti.
Se avete tempo e pazienza di ascoltarlo, il file audio dell'intervista si può scaricare dal blog di andrea, ovvero intombato.blogspot.com, che è molto bello e nel quale troverete anche vecchie puntate della trasmissione con interviste varie (Campus Sterminii, Vulturum...), nonché dischi in downloading a go-go ed interessantissime monografie su artisti punk/metal (ehm... non so bene come definirli, intendo dire quelli del giro che realizzano artwork per i dischi etc...etc...). Evviva!

>>> Download KALASHNIKOV interview for Radio Fango (19/11/09)

22/11/09

[Free books for punx]
Jean Dubuffet - Asfissiante cultura (Francia 1968)
[Pep] Lanciato come una salutare molotov libertaria nel magma ideologico del Sessantotto francese “ Asfissiante cultura” di Jean Dubuffet, che il Kalashnikov Collective Headquarter qui presenta ai suoi lettori, è uno dei più eversivi e speculativamente compiuti documenti di anticonformismo estetico che un artista del Novecento ci abbia lasciato.
L'attacco devastatore di Dubuffet, destinato a suscitare all'epoca un aspro dibattito attorno alla sua figura di celebre artista e implacabile provocatore, muove da una contrapposizione tra la dimensione individuale, l'unica capace di produrre una rigenerazione dell'estetico e quella collettiva, strutturata secondo i paradigmi della cultura, ovverosia di quel sofisticato sistema di astratte nozioni orientate a stabilizzare le forze incoercibili e irrefrenabili dell'arte e della società attraverso la mediazione gerarchica dei Detentori del Sapere. Dubuffet esalta, quali fattori anarchizzanti operativi nel corpo sociale asfissiato dalla cultura, quelle forme d'arte individualistica che lui stesso aveva da anni contribuito a rivalutare ponendole sotto l'etichetta di Art Brut: opere di eccentrici irriducibili, di “anormali”, ma soprattutto di folli (al giorno d'oggi prevale il termine Outsider Art, coniato nel 1972 dal critico Roger Cardinal, con accenti semantici relativamente diversi).
All'universo della società culturalizzata, fondato su dinamiche gerarchiche e verticali, Dubuffet contrappone il modello di una collettività esplosa e proliferante in cui all'individuo sia demandato il compito di una creazione continua di sé che proceda incoercibilmente lungo la direttrice di infinite traiettorie orizzontali: percorso illimitato e inconcludibile, che è tanto impossibile ultimare quanto mediocre rinunciare ad intraprendere.

Così Jean Dubuffet: “Alcuni affermano che se venisse abolita la cultura non esisterebbe più l'arte. Si tratta di un'idea profondamente errata. L'arte è vero non avrà più nome; sarà la nozione di arte ad aver fine, non l'arte che, al contrario, ritroverà una salute nuova dal fatto di non avere più nome...”.

>>> Download Jean Dubuffet "Asfissiante Cultura" [ITA] in .pdf (51 pagg. - 19,3 mb.)

14/11/09

[Cibo per cani - 3° puntata]
Intervista ai RUGGINE (hardcore da Milano) !
[Sarta] Per registrare la terza puntata di Cibo per Cani, trasmissione radiofonica sulle frequenze di Radiocane, siamo andati in Villa Vegan a fare una chiacchierata con i Ruggine. Incontriamo dei vecchi amici, assemblati in una nuova formazione fresca fresca di studio di registrazione. Andiamo con ordine: Jerry, già mente degli Anemic Cinema (punk-rock dal 1984) Garga, reduce dagli scomparsi Logica di Morte e arruolato nei Trauma e John, che da Washington D.C. è approdato a svernare in alta brianza (che mazzata….). Mancava Iacopo, in forza anche lui ai Trauma.
E' stata davvero una gaia chiacchierata. Una cosa tra le tante, prendendo spunto dai racconti di John che ha vissuto la scena della east cost americana tra gli anni ’80 e i ’90, mi è sembrata particolarmente interessante: appena nata, la musica hardcore era davvero qualcosa di alieno e scioccante. Nulla era mai stato così veloce e rumoroso per le orecchie. Tuttavia, com'è logico, venticinque anni dopo quella stessa cosa ha perso gran parte della sua carica rivoluzionaria: l’hardcore è diventato un genere musicale che, anziché sovvertire delle regole, ne ha codificato delle proprie. E le segue.
Insomma, è stato sdoganato e oggi non stupisce più un granchè. E allora, forse, occorre reinventarsi, per recuperare quella capacità di stupire che oggi non c'è più.
Di fronte al rischio di omologarsi in genere musicale, molti gruppi, per sentirsi ancora diversi e contro il sistema, si appigliano ad una parolina magica, come se questa da sola giustificasse tutto: attitudine. Che cosa significa, in realtà, questa parola? Beh...ascoltatevi l'intervista!



11/11/09

[Free music for punx (?)]
ROCKY'S FILJ (Jazz-rock, Italia '70s) - "Il Soldato" da Storie di uomini e non (LP, Italy 1973)
[Puj] Quindici anni fa, per me c'era solo il punk. Poi mi sono chiesto che musica esistesse prima e ho scoperto cose molto interessanti. Per esempio alcune band del cosiddetto rock-progressivo degli anni '70, che scrivevano grandi canzoni a sfondo anti-militarista e anti-autoritario che neanche un gruppo anarcopunk. Una delle mie preferite è questa "Soldato" tratta dal disco "Storie di uomini e non" (1973) dei Rocky's Filj, una band minore del periodo d'oro del prog-rock italiano. In quell'epoca, ogni prodotto della cultura, anche popolare, risentiva della tensione sociale che si respirava attorno; i Rocky's Filj non erano da meno e, benché non fossero una band apertamente politica, suonavano un jazz-rock molto basic con testi che esprimono un senso di inquietudine nei confronti dell'esistente.
Se il resto del disco non è memorabile, la traccia n. 2, "Soldato", è un piccolo capolavoro di poesia pacifista...

"Lontana una stella che non scalda, il freddo fango addosso e questa distanza dal mio mondo che la mente non arriva più a colmare, per una guerra che non so... in un mondo che non so... ad uccider chi non so... col coraggio che non ho...
Un'orribile figura fra le erbe muove, il ribrezzo e la paura... Ed ho puntato il mio lampo azzurro, lui ha gridato forte rotolandosi per terra... poi non ho guardato più, io non potevo... io non potevo più.
Adesso sono stanco e penso che nell'universo ha posto anche quell'"orribile", e che qualcuno sta aspettando per strisciare la pelle sulla sua. Come io vorrei strisciare le mie squame contro quello dell'amore mio lontano...".

>>> Download Rocky's Filj - Il Soldato .mp3 (6:16 min. - 14 mb.)

06/11/09

[Free music for punx]
RADICAL DANCE FACTION (anarco-dub, U.K.) - "Borderline cases" (LP 1990)
[Puj] Malgrado tutti considerino il periodo a cavallo tra gli anni '80 e i '90 un'epoca buia per la musica punk, non si può negare che, in quegli anni, fosse diffusa negli ambienti una maggior apertura mentale rispetto ad oggi: tanto che negli squat si poteva ascoltare di tutto, ed era difficile trovare un gruppo uguale all'altro. Per esempio, sui palchi degli squat inglesi, ci si poteva imbattere, tra un concerto dei Doom e l'altro, nei Radical Dance Faction, collettivo ska-dub anarchico.
"Borderline cases" degli RDF è roba fuori moda al massimo, che farà cadere le orecchie ai punx à la page (e non solo), ma io me ne sbatto e non mi stanco mai di ascoltarlo. Tra l'altro, alcuni pezzi, come la cupa "Chinese Poem" (dedicata ai fatti di piazza Tian'anmen), mi danno le stesse sensazioni di un disco crust, perché sanno di muffa, di pioggia, di fatalità.
Il dub è un genere basato sull'assenza, sulla scomparsa: si gioca nei silenzi tra un battito e l'altro, si regge sulle vibrazioni dei bassi che scuotono la cassa toracica dell'ascoltatore. Un groove scarno, scheletrico che ha ben poco a che fare con il rassicurante muro di suono tipico del punk/hc, dove tutti i vuoti sono colmati.
La "rinuncia al suonare" che caratterizza il dub, dove gli strumenti fanno a gara per nascondersi, dove è il riverbero del suono ad essere protagonista e non le note, mi incute un senso di rigore esistenziale, trasmette un profondo spleen metropolitano. Musica che risuona nei vasti spazi grigi disegnati dalle fabbriche abbandonate, dai (non)luoghi deserti delle città, dai binari delle ferrovie che solcano le periferie.
La Radical Dance Faction si è formata nel 1986 a Hugerford in U.K. e ha avuto il periodo di massima attività nei primi anni novanta quando pubblicò "Borderline cases" e il seguente "Wasteland" (1991), disco dal suono più raffinato rispetto al precedente. Il gruppo ha girato negli stessi ambienti dei gruppi crust e anarco-punk, suonando in squat e in free festival del nord Europa per poi sciogliersi a metà anni '90. I loro testi sono sempre stati apertamente ispirati dalla cultura anarco-libertaria e Borderline è il loro primo vero disco (i precedenti erano stati pubblicati solo in cassetta).

>>> Download RADICAL DANCE FACTION - Bordeline Cases LP in mp3 (.rar - 107 mb.)

03/11/09

[Free books for punx]
AA.VV. - Anti-psichiatria: modeste proposte di armamento per la guerra psichica diffusa (a cura del Kalashnikov Collective Headquarter)
[Pep] In questi asfissianti tempi regressivi/repressivi abbiamo sempre più bisogno di efficienti integratori alimentari per i nostri intelletti, a cui le istituzioni sembrano voler fornire solo nutrimenti avvelenati e ottenebranti. Per venire incontro a questa elementare esigenza il Kalashnikov Collective Headquarter ha deciso di fornire ai suoi lettori un kit essenziale (benchè inevitabilmente arbitrario) che funga da ausilio per approcciarsi alla realtà contemporanea da un punto di vista inusuale e radicale: quello (anti)psichiatrico. Selezionando sei brevi e fulminanti saggi appartenenti alla tradizione della critica alla psichiatria vogliamo mettere a disposizione anche del lettore che non sia uso alle meticolose ricerche bibliografiche un'arma teorica maneggevole quanto beneficamente micidiale: ponendoci sulla scia di uno dei filoni teorici più anticonformisti e sofisticati del novecento.
Si parte provocatoriamente con un saggio dello statunitense Thomas Szasz (“La psichiatria a chi giova?” 1975), l'eretico per eccellenza del pensiero psichiatrico, autore di classici spregiudicati ed incendiari quali “Il mito della malattia mentale” e “I manipolatori della pazzia”: il testo parte da un tema drammatico e ancora attuale (l'elettroshock) per muoversi nella direzione di una radicale de-patologizzazione della follia e di ogni comportamento deviante. Per chi volesse una destabilizzante disamina storica della genesi dei concetti di “follia” e di “malattia mentale” presentiamo la rara e preziosa trascrizione di una conferenza tenuta a Tokyo (“La società e la follia” 1970) da uno dei massimi pensatori del novecento, punto di riferimento imprescindibile dei movimenti di critica alla psichiatria: Michel Foucault.
Segue “La soluzione finale”, articolo del 1967 di Franco Basaglia, grande psichiatra e implacabile intellettuale libertario, nonchè esponente di maggior spicco del movimento antipsichiatrico italiano (ma lui avrebbe preferito chiamarlo anti-istituzionale), in cui è depositata una straordinaria e attualissima critica della discriminazione della follia e di quella razzista e sessista in generale. Lo completano, dello stesso Basaglia, “Lettera da New York. Il malato artificiale” (1969) e “La maggioranza deviante” (scritto con Franca Ongaro e costituente l'introduzione dell'omonimo classico del 1971) riflessioni sofisticatissime e incredibilmente profetiche e tempestive sul disseminarsi invasivo della psichiatria e dei suoi orizzonti diagnostici nel sociale.
Conclude l'esplosiva suite un intervento (“L'invasione patologica” 2003) da doversi alla penna di Leonardo Montecchi, studioso il quale, attraverso uno spregiudicato esame del “disturbo da deficit di attenzione”, ci ragguaglia sinistramente proprio sulla pervasività che il discutibile concetto di malattia mentale, oggi letto in chiave neuro-scientifica e non più psico-sociale, sta guadagnando sempre più nel nostro quotidiano individuale, aprendo gli orizzonti ad una psichiatrizzazione capillare della società, che fino a pochi anni fa era impensabile.

Post scriptum: la leggendaria 180, norma legislativa che costituisce il principale e storico risultato politico delle lotte anti-psichiatriche italiane, alla quale si deve l'eliminazione dei manicomi e della coazione terapica, è attualmente messa in pericolo, come molti sanno, dai cialtroneschi tentativi di contro-riforma a carattere neo-manicomiale del governo berlusconi. Tali tentativi, forti dell'assenso esplicito (immaginiamo competentissimo) di Silvio Berlusconi, del consenso dei settori psichiatrici più retrivi, nonché della complicità economicamente (molto) interessata delle cliniche private, si inscrivono nel sempre più frenetico e maniacale clima di caccia alle streghe che sta investendo il paese: una ragione in più per sperimentare il nostro trip testuale anarco-psichiatrico...

>>> Download kit anti-psichiatrico [ITA] (4 .pdf - 25 mb.)

24/10/09

[Cibo per Cani - 2° puntata]
Intervista ai MISERIA (speed-crust, Varese) !

[Puj] Dopo secoli, ecco la seconda puntata di Cibo per Cani, la trasmissione radiofonica per palati fini (si chiama appunto cibo per cani), condotta dal kalashnikov collective (nello specifico dino, sarta ed io) e in onda sulle freuqenze di Radio Cane.
Registrata mesi fa, l'intervista ai Miseria ha decantato nel nostro hard-disk per un po' ed ora è venuto il momento di servirla in tavola. I Miseria: necessitano presentazioni? Vengono da Varese (più o meno), sono Ago, Arca, Emme e Ste e suonano qualcosa di molto veloce in bilico tra crust e thrash. Detto questo, tutti attendiamo il loro primo vero album di esordio (il cd-r del 2007 lo trovate qui) che conterrà hit del calibro di "Varese a mano armata" e "Medioevo".
Buon ascoltooo!

>>> Download MISERIA interview - Cibo per Cani 2° puntata (.mp3 - 37 mb.)

05/10/09

[Kalashnikov collective live!]
25/9/09: Cmakajne Festival @ Cerkno (Slovenija)
Can I have a banana?” chiede Puj ad una nonna slovena, con perfetto accento british... Ci troviamo a tavola, in una casa di Cerkno, suggestiva località montana della Slovenia, ed abbiamo da poco finito di gustare una scodella di minestrone incandescente, annaffiato con del vinello ultra-rovinoso servito in taniche da cinque litri per la benzina. Fuori, sul far della sera, il paese ha un’aria ombrosa e strana, solcata dalle luci al neon, così anacronistiche per una località di montagna come questa.

Sebbene la Slovenia sia ad un passo dall’Italia e molti abitanti del luogo, soprattutto anziani, parlino la nostra lingua (e non l’inglese di Puj), appena superato il confine si percepiscono differenze profonde, ad ogni livello, tra i due paesi: la densità di popolazione è molto inferiore, la natura più selvaggia, le strade poche e strette, e l’architettura ricorda immancabilmente il passato para-sovietico della regione.
Questa volta niente squat o feste primitiviste, ma un simpatico festival organizzato con la pro loco da alcuni vecchi amici che ci avevano seguiti nel nostro precedente girovagare per la regione. C’è un palco serio, ovvero rialzato, illuminato e spazioso che, come i lettori più affezionati sapranno, ci trova lievemente contrariati (preferiamo la rovina sul pavimento); c’è lo stand con la birrette in lattina, il pass da mettere al collo (che indossiamo diligentemente perché riteniamo ci possa dare dei vantaggi) e l’immancabile cesso chimico che fa tanto festivalino all’aperto.
Ci rilassiamo sorseggiando immancabile birra Lasko, istituzione slovena, e Puj gusta la sua banana. Il viaggio si era rivelato più lungo del previsto, grazie al tratto Gorizia-Cerkno (70 km. su stradine boschive da attraversare a velocità ridotta) e svariati scazzi lavorativi non ci avevano permesso di partire con il nostro classico anticipo fantozziano, così che Signor Puntualità Puj, a mezzogiorno, aveva iniziato a manifestare i primi sintomi di una crisi isterica. Era stato poi sedato con massicce dosi di beverone per il viaggio che, per gli appassionati, questa volta era un Negroni Sbagliato (ovvero con lo spumante invece del gin).
Varcata la frontiera, ci perdiamo immediatamente. Imbocchiamo l’ingresso di una clinica psichiatrica, nel cui cortile facciamo manovra scampando di poco il ricovero. Poi finalmente ci inerpichiamo su di una statale che si snoda trai monti, oltrepassiamo ponti tibetani e paesi dai nomi impronunciabili, sotto gli sguardi sospettosi di alcuni anziani del luogo. Giunti a Cerkno, ci ha accolto una grandinata di lattine di Lasko e ci siamo finalmente rilassati (anche con l’aiuto di un cespuglio d’erba fornitoci dai locali).
Dopo i 30 secondi necessari alla visita del centro cittadino veniamo invitati al museo di Cerkno, aperto appositamente per noi. Dato che nelle nostre trasferte amiamo sempre unire musica e cultura (...), accettiamo di buon grado. Il museo è deserto, spettrale: ammiriamo alcune foto inquietanti che la guida, una signorina dark con i capelli lunghissimi, definisce arte “bio-organica” e altre opere di artisti locali. Al piano di sopra incappiamo nei rimasugli di un rinfresco sui quali, tanto per passatempo, ci gettiamo come mentecatti: patatine molli e ottimo antigelo in bottiglia.
Dopo questo assaggio di arte autoctona e cibo abbandonato, torniamo sui nostri passi. Scorgiamo un cartello con la scaletta della serata che ci vede suonare secondi di 3 gruppi tra le 21.30 e le 23.00.
Alle 20 siamo già alla frutta, in tutti sensi, con banana e senza banana. Il primo gruppo attacca a suonare: sono gli Harekrisna Hyppy Groovies, punk-rock band locale. Il cantante è un incredibile imitatore sloveno di Axl Rose, davvero bravo, ma un po’ fuori luogo di fronte ad un pubblico costituito da dieci statue di cera.
Sono le 21:30 e tocca a noi. Non suoniamo così presto dalla festa di fine anno del liceo, ma forse è meglio così perché alcuni di noi mostrano lievi, ma percettibili, segni di cedimento.
Il concerto fila via liscio e bello rovinoso. Solito repertorio di bicchieri volanti e assoli di Sarta in ginocchio. Il pubblico, a parte rare eccezioni, è un po’ freddino, ma noi ci divertiamo comunque. Chiudono la serata gli Antenat, collettivo reggae-dub da viaggetto mistico.
A fine serata ci ritroviamo tutti nella stanza della cena per la razione notturna di minestrone e improvvisiamo una jazz-session che vede un amico sloveno al didgeridoo, fabio ai bongos, puj alla chitarra scordata e milena al posacenere. Quando ormai il tutto sta per prende una piega carnevalesca, ci accomiatiamo e andiamo a casa del ragazzo che ci ospiterà per la notte. Letti! Materassi! Una casa dove non sembra che sia appena esplosa una granata! Incredibile! Ci risvegliamo quando il sole è già alto e godiamo del meraviglioso panorama mattutino...

01/10/09

[Weirdo]
COLLETTIVO ANARCO-PUNK SUL SOLE 24 ORE
[Puj] Uah,ah,ah...! Questa è bella: sull'inserto culturale del Sole 24 Ore di oggi, a pagina 26, c'è un articolo sul Kalashnikov Collective! Non è perché siamo stati quotati in borsa, ma perché il giornalista Mauro Garofalo ha deciso di includerci (accanto a Brian Eno!) in un reportage su Musica/Creatività/Nuove Tecnologie che verrà pubblicato a puntate nel corso delle prossime settimane.
Mauro è una figura un po' diversa da quella che vi immaginereste al suono della parola "giornalista": è un free-lance che da tempo segue la musica "altra" ed è colonna portante della casa editrice anarchica Eleuthéra. E' anche l'autore del libro "In p/arte Morgan", biografia romanzata/saggio/intervista al famigerato personaggio musical-televisivo, scritta a quattro mani con quest'ultimo.
Mauro è entrato in possesso di una copia del nostro album "Dreams for super-defeated heroes" e, da appassionato di fumetti, è rimasto colpito dal lavoro dietro all'artwork e al concept del disco. Così ci ha contattati e ci siamo incontrati per un'intervista, tutto nella più assoluta naturalezza. Abbiamo detto le nostre cose e lui le ha scritte, senza censure o manipolazioni di sorta. Così eccoci qua, stampati sulla carta salmonata del quotidiano della Confindustria! Uahahauahahah! A parte gli scherzi, l'articolo è bello e Mauro ha colto in pieno il senso di quello che facciamo, quindi...
E' stato pubblicato in veste cartacea (qui su, cliccarci sopra per ingrandire) e sul sito (in versione extended e corredata da video-intervista rovina h.c.).

22/09/09

[Kalashnikov collective live!]
12/9/09: KTS squat @ Freiburg (Germania) + Cwill + NeinNeinNein + Sending All Processes the Kill Signal
Non sapevamo che le ferrovie tedesche permettessero ai loro treni di transitare attraverso i dormitori degli squat! E’ questo il primo pensiero che percorre il nostro sistema neuronale allorché, all’alba, veniamo svegliati di soprassalto dallo sferragliare di una transiberiana impazzita. Solo dopo ci accorgiamo che la fonte di tutto ciò è uno (s)conosciuto compagno di stanza che russa come un camion.
Ma che cosa ci fa il collettivo Kalashnikov in uno squat di Friburgo alle sei del mattino di una limpida domenica settembrina? Naturalmente ci ha suonato il giorno prima, che domande del cazzo! L’occasione della data al KTS, storica scuola occupata nella periferia di Friburgo, è un benefit per i ragazzi imprigionati a Strasburgo a seguito della recente manifestazione anti-Nato.
Tutto il collettivo, Sarta in testa, è molto eccitato all’idea, dal momento che il KTS ha rappresentato nell’ormai lontano 2005 dopo cristo la nostra prima esperienza in terra straniera. Dato che quella volta, anche a causa di una formazione rimaneggiata, il concerto non andò benissimo, avvampava nell’animo di tutti, Sarta in testa, un sano desiderio di rivalsa.
Come la più fredda delle docce fredde sulla testa di Sarta, qualche giorno prima giunge la ferale notizia: alcuni nazi hanno compiuto un attentato incendiario mandando a fuoco la facciata dello squat e danneggiando il sistema elettrico. Il concerto è quindi a rischio. Fortunatamente i tedeschi non sono italiani e nel giro di 24 ore il centro è di nuovo agibile, ridipinto e pronto per ospitare il benefit! La migliore azione dimostrativa, in questi casi, è proprio quella di infischiarsene delle meschine intimidazioni dei topi nazifascismi e tirare dritto senza tanto clamore. Sucàte!
Il furgone a 9 posti non basta più e dobbiamo aggiungere la storica Renault Clio rossa di Sarta, appena tornata da un raduno di auto d’epoca. Ha un motore potente come un minipimer guasto. La carovana Kalashnikov parte dunque per il (non tanto) lungo viaggio, che scorre (davvero poco) tra code interminabili, gallerie con nomi di cane (San Bernardo), insalatone svizzere all’autogrill (da 15 euro alla scodella) e semafori posti in maniera alquanto audace nel mezzo delle carreggiate autostradali. Questa volta il beverone per il viaggio è un banale gin-lemon svizzero, che però Dino ha cucinato con grande sapienza: è tutto gin.
Giunti a destinazione veniamo accolti dalla consueta ed inestimabile cortesia tedesca: una stanza comoda, birra locale a volontà ed un’ottima cena vegana a base di cous-cous alle verdure e budino alla soia. Dal momento che suoniamo per ultimi ed i gruppi sono quattro abbiamo dinanzi a noi una lunga serata per annoiare gli avventori del centro con le nostre stronzate e suicidarci con la birra.
Ad aprire il concerto ci pensano i grandi Sending All Processes the Kill Signal, il cui cantante abbiamo avuto modo di conoscere a Milano in Villa Vegan, alla festa di halloween dello scorso anno. Electrocrust con drum machine, sampler, chitarra e voce, sound originale e adatto a far ballare (sarebbe stato forse più indicato a chiudere la serata piuttosto che ad aprirla). A seguire un gruppo di giovani della zona con un nome simpatico, i “Nein Nein Nein”, ai loro esordi, ma con più merchandise dei Metallica (magliette, cappellini, vinili, adesivi, spille, apri-bottiglie, mancava solo lo sturalavandini e lo zerbino). Suonano punk-rock melodico un po' stereotipato e vacuo come gli occhi di Claudio, nostro driver, a fine serata.
Tocca quindi ai Cwill, descritti nel volantino della serata come leggende crust svizzere, in effetti l’età dei componenti è quella che si confà alle leggende; per quanto concerne il versante musicale propongono crust scolastico con l’inserzione di un violino che dà originalità al tutto. Il pubblico apprezza e balla impazzito. Il cantante dei Cwill è un elegante signore barbuto e nero vestito, che sembra venire da un matrimonio. Ma è solo apparenza: ha grande carisma, e sul palco da il meglio di sé sciorinando pose una più crust dell’altra. I Cwill hanno spaccato e la gente è esausta.
Con la velocità con cui si svuota un bus quando sale un controllore così si svuota la sala concerti quando imbracciamo gli strumenti, all’alba delle due e un quarto. Fortunatamente, dopo qualche pezzo, tutti tornano in sala e dimostrano inatteso entusiasmo, ballando in modo furibondo, regalandoci da bere e da fumare. Tutta questa generosità rischia di avere un temibile effetto boomerang dal momento che a pochi pezzi dalla fine siamo sull’orlo dello svenimento. Ridotti ormai allo stato di zombie riusciamo a portare a termine la scaletta ed a dedicarci a quello che ci viene prospettato come un aftershow electroparty, e che in sostanza si rivela poi essere niente altro che: birra, e ancora birra. Per i più fortunati di noi la serata prosegue a base di Jagermaister, celebre amaro crucco molto amato dai giovani. Capiamo che la serata rischia di prendere una brutta piega quando notiamo Claudio impersonare un commerciante turco e scambiare due spillette arrugginite ed un tappo di bottiglia per una maglietta super-fica dei Nein Nein Nein.
Quando ormai, come automi con la batteria scarica, iniziamo a sproloquiare sulle giuste metodologie che ci porteranno alla conquista del mondo, sospettiamo che forse è ora di andarsi a coricare. Resuscitiamo come novelli Lazzaro in tarda mattinata, all'annuncio che la colazione è pronta (?). Nota di merito ad una delle migliori colazioni dei nostri risvegli girovaghi, a base di pane nero, patè e nutella vegan, caffè e frutta fresca!
Così rifocillati siamo pronti a rimetterci in viaggio verso casa, con la convinzione sempre più salda che la Germania è come quegli amici che, seppur hai modo di vedere una volta ogni tanto, ti riservano sempre nel cuore un posto caldo e sgasato come una lattina di birra aperta da tre giorni. Dank Freunde!
[We talk about...]
CLAUDIO! Un driver, un perché...
[Puj] Ormai da qualche tempo, vantiamo un prestigioso driver del furgone che ci guida nelle trasferte più impegnative: Claudio. E' molto bravo, ci ha portati ovunque, sulle alpi svizzere, nel traffico infernale di Marsiglia, sulle autostrade greche... E' apprezzato per il suo bagaglio spartano (ovvero nullo) e il fatto di dormire nudo con qualsiasi temperatura e in qualsiasi condizione ambientale. Purtroppo, però, Claudio ha un problema. Perde tutto. E' come se al supermercato ti dessero dei sacchetti bucati. Fortunatamente è autolesionista e perde solo cose sue. Alcune grandi semine sono passate alla leggenda. Ne elenchiamo alcune:
- Una sera, a Dijon, ricevette in dono da Dino la felpa autoprodotta dei Kalashnikov; ne fu commosso. Il mattino dopo denunciò il furto della medesima, ad opera di ignoti. Verremo a sapere, grazie ad una mail rivelatrice, che lui stesso l'aveva regalata ad una passante pochi minuti dopo averla ricevuta. Ancora oggi nega tutto.
- A Thassaloniki, Grecia, abbandonò la sua felpa nuova sul palco, nel bel mezzo del concerto, nella speranza di trovarla il giorno successivo. Ne trovò due. Girò per la Grecia in t-shirt con temperature glaciali.
- Alcuni minuti dopo la partenza per l'ultima trasferta francese, accostò lungo la strada perché non trovava più la carta d'identità e la patente. Un dettaglio.
Partendo da Friburgo per fare ritorno a Milano abbiamo sorprendentemente appurato che non aveva lasciato in giro nessuna felpa, pensando: che bravo, ha imparato dall'esperienza. A pochi chilometri da Friburgo confesserà di aver dimenticato in bagno la trusse della fidanzata con spazzolino, sapone e tutto il resto. Lei, al suo ritorno, gli farà il culo, ma, dopo, lui scoprirà di averla infilata dentro il saccoapelo senza ricordarsene. Un poveraccio. Stavolta non aveva dimenticato niente! Ma... sarà vero? E' imprevedibile. Un pericolo pubblico. La prossima volta ci sorprenderà, ne sono certo...

17/09/09

[Free music for punx]
CHRON GEN (punk, U.k.) - Puppets of War (d.i.y. 7" - 1981) + Nowhere to Run (12" - 1984) + bonus!
[Puj] Dopo gli Anti-Nowhere League mi va di disotterrarae dal cimitero un altro nome minore del punk ingl
ese che amavo quando ero un bambino con i capelli in piedi. E ancora una volta, roba che suona, malgrado tutto, molto più originale di qualsiasi band di oggi.
Nessuno conosce in Italia i Chron Gen, ne sono sicuro. Benché siano stati uno dei guppi più noti di quella che in maniera un po' imbarazzante viene definita la "terza ondata" delle punk bands inglesi dei tempi d'oro, nessuno qui da noi ha mai ascoltato seriamente i loro dischi. Perché sono poco identificabili, e si fa fatica a metterli a fuoco.
Nati nel '77 a Letchworth, Hertfordshire, i Chron Gen (che sta per Chronic Generation, e che non vuol dire niente) pubblicano il loro primo singolo autoprodotto soltanto nel 1981. Nello stesso anno, grazie al successo che il vinile ottiene, vengono caricati sul carrozzone dell'Apocalypse Tour U.k. a fianco di Anti-Nowhere League, Anti-Pasti, Exlploited e Discharge. Conoscono poi un fugace successo commerciale con il loro primo (ed unico) LP, entrato nelle classifiche inglesi, trainato dal singolo "Jet Boy Jet Girl", cover di una conzonetta gay-protopunk del '77 che racconta una storia d'amore bisessuale. Un'altra stramba cover i Chron Gen proponevano sempre dal vivo: quella di "Living next door to Alice", un brano country portato al successo dagli inglesi Smokie, band di rock giurassico dimenticata dall'umanità. Si scioglieranno nel 1984.
I Chron Gen, come testimoniano le suddette scelte musicali, sono stati apertamente e coscientemente lontani dall'omologazione punk del periodo, e hanno avuto qualche timida velleità artistoide, rara tra i gruppi della medesima estrazione. Il loro percorso musicale, in bilico tra pulcioso punk di strada e power-pop da classifica, li ha portati a produrre dischi davvero interessanti; qui ne propongo due: l'esordio, il 7" "Puppets of War", divertente punk sottoproletario con testi paranoici, e il commiato, ovvero "Nowhere to Run", mini-album di 6 pezzi orientato verso un inquieto dub-punk battagliero, dall'ambientazione metropolitana tipo "Guerrieri della Notte", ma dai suoni morbidini più adatti ad un party di compleanno molto anni '80.
Per contorno, due bonus tracks, ovvero le due cover sopracitate: Jet Boy, Jet Girl e una versione live di Living next door to Alice. Prego...

* Puppets of War (7" - Gargoyle 1981): 1. Mindless few / 2. Lies / 3. Chronic generation / 4. Puppets of war.
* Nowhere to Run (12" - Picasso 1984): 1. To much talk / 2. Misadventure / 3. Breakdown / 4. Pretend / 5. Fiasco / 6. Pictures Paint Minds.
* Bonus: 1. Jet Boy, Jet Girl (orig. by Elton Motello) / 2. Living Next Door to Alice (orig. by New World/Smokie) [live].

>>> Chron Gen - Puppets of War (7") + Nowhere to Run (12") + bonus in mp3 (.rar - 51 mb.)

15/09/09

[Free music for punx]
ANTI-NOWHERE LEAGUE (punk, U.k.) -
Out on the wasteland (7" single - 1984) + bonus
[Puj] Tutti i punx che (non) si rispettino conoscono gli Anti-Nowhere League per il loro famigerato album "We are the league", condensato di luoghi comuni del punk '77, davvero tamarro e fuori tempo massimo, essendo uscito nel 1982. Quando ero ragazzino mi piaceva, forse perché non avevo di meglio, oggi mi fa cadere le orecchie dalla testa.
Nessuno però sa che i nostri burini inglesi hanno pubblicato, alcuni anni dopo "We're the league", e precisamente nel 1984, un singolo davvero molto lontano dal sound che li ha resi celebri, contenente materiale che sembra composto, suonato e concepito da un'altra band, sicuramente più raffinata e riflessiva di quella che sta dietro a inni idioti come "Donna", "Odio la gente", "Dai, infrangiamo la legge".
Eccolo qui: "Out on the wasteland"!
Con una buffa copertina, in bilico tra Mad Max e un raduno di bikers della domenica, ed una bonus track registrata nelle stesse sessioni dei due lati del singolo, ma non inclusa. Out on the wasteland, We will survive e On the waterfront: tre pezzi che ho ascoltato per anni senza spiegarmi come potessero essere così belli! Soprattutto il primo e il terzo hanno atmosfere brumose, invernali, evocano terre di confine innevate. Strani incroci tra lo street-rock tipico del gruppo e certa new-wave europea (mi vengono in mente gli Ultravox di "Vienna" o il John Foxx di "The Garden"). In particolare "On the Waterfront" è un vero capolavoro: il sax notturno, la melodia epica ed al contempo malinconica, la registrazione nebbiosa e lontana che sa davvero di spazi aperti... Anche il testo è molto più intelligente del solito e, incredibile, ha qualche timida pretesa socio-politica! Credo che, anni fa, quando abbiamo formato i Kalashnikov, questo pezzo abbia avuto una notevole influenza sulla codifica del nostro sound.
Negli anni '90 gli A.N.L., purtroppo, sono tornati a terrorizzare gli amanti della buona musica pubblicando raccolte e dischi di inediti nello stile che li ha consacrati tra i più triviali rocker del secolo. Ultimamente sono anche sbarcati in Italia per un paio di concerti, dove hanno proposto i loro vecchi classici, tralasciando accuratamente il periodo di "Out on the Wasteland" e del successivo album "Perfect Crime", uscito nel 1987 e che, benché malamente registrato ed arrangiato, è ben meglio della loro produzione successiva. Ecco quindi a voi il nostro personalissimo best of degli Anti-Nowhere League: solo tre pezzi, per giunta rinnegati dalla band...

>>> Download ANTI-NOWHERE LEAGUE "Out on the Wasteland" e.p. + bonus in .mp3 (.rar - 17mb.)

13/09/09

[Kalashnikov collective live!]
5/9/09: sulle montagne @ Morignole (Francia) + Ourouboros + Ze Revengers + altri…
Ah, la bucolica pratica del campeggio! Da collettivo anarcopunk a giovani marmotte il passo è breve. Ecco quindi i Kalashnikov alle prese con picchetti, martelli e tiranti in
quel di Morignole, amena località montana della Francia meridionale, a 1.100 metri sopra il livello del mare.
Lì risiede una folta comunità primitivista che ama organizzare festicciole impervie in luoghi dimenticati da dio. Altro che crusties chic con le toppe delle bands à la page, qui si parla di donne e uomini primitivi che vivono a piedi nudi, senza acqua corrente ed elettricità, in furgonati della seconda guerra mondiale! Siamo dei veterani della valle, avendo suonato in situazioni molto simili in altre località come Saorge e La Brigue, ma ogni volta la sfida si fa più dura, le condizioni climatiche/logistiche più ardue e le salite più ripide! Questa volta si festeggia la fine dell’estate, o meglio la dipartita dei turisti rompicazzo dalla valle. La mente dietro a tutto è sempre lui: il sommo esperto di concerti alpini, temibile ed infaticabile Cristo sul Golgotha, vero appassionato di via Crucis ed eroico fautore della tesi secondo la quale il futuro del punk risiederebbe sulle montagne… il nostro vecchio amico Richard!
Avendoci Richard prospettato quale sistemazione notturna una “big african tend” ed avendo noi avuto visioni premonitrici di tende magrebine dilaniate dalle tempeste di sabbia, crivellate dai proiettili dei banditi del deserto, abbiamo preferito organizzarci con tradizionali tende canadesi portate da casa.
Partenza da boy scout sabato mattina, furgone stipato, solite cianfrusaglie, tende, sacchi a pelo, bottiglia di Fissu autoprodotto (liquore finlandese dalle note virtù balsamiche) per affrontare le basse temperature montane. Attraversiamo il Piemonte in direzione di Cuneo e là proseguiamo verso il passo
di Colle Tenda (già presagio di campeggio funesto). Lungo una galleria nella montagna, con l’aiuto di una sporgenza della parete, abbiamo immolato lo specchietto retrovisore laterale destro al crudele Dio dei Trafori.
A Morignole, un’autoctona in scooter ci guida al luogo della festa. Finché la strada è asfaltata tutti fanno gli spiritosi anche di fronte al peggior tornante o alla salita più spietata, ma quando la carreggiata si trasforma in un sentiero sterrato che costeggia senza protezione uno strapiombo mortale, allora tutti si chiudono in un poco religioso silenzio costellato di bestemmie; il furgone arranca su per la montagna tra le buche, frustato dai rovi, con il lato sinistro pericolosamente prossimo al vuoto. Sfiorata la tragedia, giungiamo psicologicamente provati in una zona leggermente più ampia dove parcheggiamo in bilico sul crepaccio e scarichiamo. Dovremo proseguire a piedi lungo un sentiero appena accennato nella foresta. Con l’ausilio di una cariola cingolata (una cosa mai vista), trasportiamo gli ampli e le cose più pesanti. Alcuni montanari ci danno una mano con delle portantine a spalla. Noi, carichi di tu
tto, ci avviamo in processione funebre. Il sentiero è costellato di teschi di animali morti. Quando ormai la vista ci si sta annebbiando e ci appropinquiamo a scrivere le nostre ultime volontà con un legnetto nella polvere, giungiamo nello spiazzo dove si terrà il concerto.
Il luogo è una radura con un piccolo palco, il bancone di un bar fatto di assi e un bruco gigante di cellofan nel quale riconosciamo la temibile tenda africana: aperta da entrambi i lati, più che una tenda sembra una galleria del vento per le prove di aerodinamicità, ben congeniata per garantire il peggior confort possibile ai suoi inquilini. Ci attiviamo quindi per montare le nostre tende. L’insieme è fantozziano, ma alla fine è tutto in piedi. Possiamo quindi dedicarci alla socialità: in realtà conosciamo tutti già abbastanza bene, dato che è la terza volta che suoniamo in questa
valle ed essendo il luogo della festa, per dirla con un eufemismo, un po’ impervio, la partecipazione è d’élite, circoscritta agli abitanti della zona. Il pomeriggio trascorre tra sproloqui in lingue inesistenti, birrette rustiche e sigarette farcite. Intanto la temperatura continua a scendere vorticosamente, e l’unico conforto è il falò acceso nello spiazzo.
Ad un orario ormai indefinito, inizia il concerto. Il cartellone è quanto mai bizzarro e prevede nell’ordine: un vichingo che al posto di un’ascia bipenne imbraccia una chitarra acustica e sfodera una serie di ballate rurali; un contadino in calze di spugna autore di pregevoli pezzi punk-rock per sole chitarra distorta e voce (Puj sostiene che questo sia un genere largamente praticato nel sud della Francia, ma non gli crediamo); il mitico trio techno-rap-folk-metal Ouroboros (chitarra elettrica, drum-machine e flauto), le grandissime Ze Revengers di Grenoble, con il loro spettacolare art-punk montanaro. E noi naturalmente. Con le Zè Revengers abbiamo già condiviso una serata, lo scorso anno, a St. Claude; sono tre splendide fanciulle naif autrici di una musica davvero originale; qui potete scaricare il loro disco autoprodotto.

Il nostro concerto inizia bello rovinoso, pieno di errori e sgangherato. Dopo le cover di “Veniamo giù dai monti, dai monti del Tirolo” e “Dove sei stato mio bell’alpino” il pubblico si scalda. L’atmosfera è molto bella, coinvolgente e passiamo una bellissima serata.
Dopo aver scacciato un orso bianco che si riparava dal freddo nei nostri sacchi a pelo proviamo a svenire, ma l’impresa si rivela più ardua del previsto, a causa della rigida temperatura e della musica a palla. Non si sa perché, ma qualcuno ha lasciato la musica accesa ad un volume disumano per tutta la notte, così ci siamo sparati, per sette ore senza chiudere occhio, grandi classici come “La musica è un fucile caricato di futuro” dei sottoscritti e “la ballata del Pinelli” cantata in italiano da un francese con tutti gli accenti sbagliati.
Alle 8 e trenta del mattino qualcuno spegne la musica, così possiamo finalmente dormire. Ma ecco il sole, e le tende da frigoriferi diventano forni. Ci alziamo dalla tomba e, dopo aver trasportato ampli e strumenti con l’ausilio di una cariola dalla ruota sgonfia (quella cingolata del giorno prima è fuori uso), facciamo ritorno nella nostra amata e inquinata pianura.
Questa esperienza ci ha insegnato che prelevare dal proprio habitat naturale un collettivo metropolitano a sangue caldo abituato ad un clima temperato e a massicce dosi di smog, per porlo in un contesto climatico/geografico ad esso inusuale, può sicuramente creare qualche problema. Tuttavia, sappiamo che il corpo umano è una macchina perfetta, con una rapida capacità di adattamento, soprattutto se coadiuvato da abbondanti assunzioni di bevande alcoliche. In sostanza: chi vuol intendere inTenda…