08/09/08

*KALASHNIKOV collective live in Greece!

19/9 - Thessaloniki @ Fabrika Yfanet (Omirou & Perdika, Katw Touba) + Prigogine
20/9 - Volos @ Matsagou squat (Pavlou Mela & Sokratous) + Atopia
21/9 - Atene @ ?


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01/09/08

[Free music for punx]
KALASHNIKOV - Romantic songs of dissidence - RUSSIAN TAPE EDITION (Pauki rec./Crazy Rat, San Pietroburgo 2002)
[Puj] Otto anni fa registrammo il nostro primo disco: Romantic songs of dissidence. Quando lo pubblicammo, (in cassetta!), iniziammo a diffonderlo. E siccome siamo degli inguaribili romantici, non decidemmo di attuare una tattica di "promozione/distribuzione" (puah! che brutte parole...) tradizionale, sul nostro territorio insomma, come forse sarebbe stato più ragionevole; decidemmo di servirci della nostra nuova-musica-su-nastro per entrare in contatto con paesi lontanissimi e al di fuori dalle tradizionali rotte musicali. Scarabocchiavamo lettere in pseudo-inglese, impacchettavamo le cassette imballate con la carta-igienica e spedivamo agli indirizzi recuperati spulciando le fanzine. Corea del Sud, Perù, Filippine, Hawaii, Cina, Bulgaria...
Tra i paesi più ricettivi c'era sicuramente l'ex-Unione Sovietica. Che una band con il nostro nome potesse essere apprezzata in Russia lo trovavamo strano. E' come se una band russa si chiamasse "lupara". O "mandolino". Sarebbe buffo per noi italiani. Invece i russi si sono sempre dimostrati interessati alla nostra musica: "Great! Sounds like Adriano Celentano!". D'altronde, il molleggiato è amatissimo nell'ex-Urss.
La scena punk-rock D.I.Y. russa è esplosa alcuni anni dopo la caduta del regime comunista, intorno alla metà degli anni '90. E' quindi una scena relativamente giovane e per questo piena d'entusiasmo. Una delle bands più conosciute dell'area di San Pietroburgo sono i Pauki (i "Ragni") dell'amico Sasha. Sette anni fa, dopo avergli spedito Romantic songs of dissidence, Sasha ci chiese se potesse distribuirne alcune copie dalle sue parti. Ma certo! rispondemmo. Un mese dopo ci siamo visti recapitare a casa una versione russa del tape di Romantic songs of dissidence, stampata in trecento esemplari dalla misteriosa Crazy Rat records di San Pietroburgo! Stessa tracklist e artwork riciclato dal nostro originario. Rispetto alla versione italiana è più scarna, ma la copertina è a colori: quali colori ? Beh, bianco, rosso e verde, naturalmente!...

29/08/08

[Free music for punx]
AA.VV. - Voice of the Voiceless 4-way split (cd 4 bands / 29 tks. - Anak Liar records, Malaysia - 2001)
[Puj] Anni fa abbiamo avuto un divertente scambio epistolare con alcuni punx della Malaysia, paese tropicale che sta dall'altra parte del mondo. Tra le altre cose, l'amico Firdaus ci inviò questa compilation prodotta nel 2001 da una piccola D.I.Y. label di Johor, nata con l'intento di promuovere le "punk-bands from exotic countries", come le definisce il compilatore, Muhammad. "Voice of the voiceless" ospita quattro gruppi: Man in the Shadow (Slovenia), Apatia-No (Venezuela), Red Kedge (Singapore), Autonomia (Perù). E' lo stesso Muhammad che, nel booklet, ci spiega in modo approfondito lo spirito che ha animato questa produzione:
"Ci tengo a sottolineare che Anak Liar records esiste per aiutare la bands porovenienti da paesi esotici. Tento unicamente di rendere possibile la pubblicazione dei loro dischi, anche se la musica suonata da queste bands potrà sembrare aldisotto degli standard statunitensi ed europei: non è questa infatti la preoccupazione principale di Anak Liar records. Il punk/hc non esiste soltanto per coloro che hanno talento, ma è un mezzo per trasmettere messaggi alla gente che sta intorno a noi, e il linguaggio non dovrebbe essere una barriera. Francamente, penso che i testi di queste bands esotiche possano essere considerati più sinceri ed onesti rispetto a quelli delle bands europee e americane che sono coinvolte nella scena solo per moda. Molti di questi punx vivono sulla pelle le proprie idee dato che sono oppressi dal sistema in cui vivono da quando sono nati. [...] Il punk/hc è sempre esistito in ogni parte del mondo, compresi i paesi asiatici come Malesia, Singapore, Thailandia, Brunei, Indonesia, Nyanmar, Filippine, India, Nepal, Pakistan, China, Taiwan, Macau, Corea del Sud... non dimenticando le bands dal medio oriente e dall'europa centrale, da paesi come Israele, Giordania, Arabia Saudita, quelle dell'ex-USSR e dell'Europa dell'Est, da paesi come Estonia, Ukraina, Slovenia, Bosnia Herzegovina; e infine le bands sud-americane: dall'Uruguay, da Panama, dal Venezuela, dall'Ecuador, dalla Bolivia... Si può affermare che il 90% del mondo oggi ha scoperto che cosa sono l'etica e la musica punk/hc, benché una buona parte della terra abbia problemi politici e sociali. I punx dei paesi "esotici" non sono interessati a lucrare sul collezionismo, a stampare cataloghi patinati e a colori delle loro distro, non producono magliette che costano 20 dollari. Noi di Anak Liar records nutriamo rispetto per i punx che incidono il loro materiale con i registratori a cassette e il cui pubblico va dalle 10 alle 30 persone. Questi sono coloro che chiameremo "true punks", ora e sempre. Punk//Love//Exotic. Matt (Muhammed), Anak Liar records".
Nient'altro da aggiungere! Qui sotto, scaricabile, Voice of the Voiceless, booklet incluso.

Tracklist:
MAN IN THE SHADOW (Slovenia) Spolzka lestev / Spanec / Lajez / Laznivec / Strah pred svobodo / Rez britve. APATIA-NO (Venezuela) Fronteras / Accion / Satira tortutaurina / Mala praxis medica / Mente sin sentido / Injusticia laboral / Ya basta / Guerra muerte / Apatia-no / Taxtil apariencia / Preso de x vida / Viviendo en la cloaca / Realidad / Mentia ra. RED KEDGE (Singapore) Life is ideed an addiction / 18th promise / That was the year of dragon / Death is a game. AUTONOMIA (Perù) Debarde / Una vez mos / Vivimos para tu muerte / Revolucion / Un mundo nuevo.

27/08/08

[Free books for punx]
Dario Varini - Elementi di ri-fondazione della dialettica erotica (Ed. Mob, Verbania 1978)
[Puj] Redatto in un periodo in cui la riflessione antagonista, al grido di "il personale è politico!", aveva preso a cuore il problema dei rapporti di coppia tra "i compagni e le compagne", nel tentativo di svelarne i retroscena borghesi, questo opuscolo racchiude un breve e illuminante saggio che sa essere sia pragmatico che contro-corrente. Due ammirevoli caratteristiche. L'ho sfilato dal solito scaffale polveroso della libreria Calusca in via Conchetta (Milano), dove stava pressato in mezzo ad altri reperti archeologici della pubblicistica anarchica. Oggetto dell'analisi dell'autore sono le relazioni tra gli uomini nella società dei consumi, ridotte anch'esse dalla "macchina mercantil-spettacolare che amministra la decadenza del pianeta" entro mere logiche economiche.
L'uomo, per sua natura, è "pensiero della molteplicità", condannato ad abbandonarsi ai giudizi altrui, annullarsi nella massa fino a perdere la propria identità, assumendo come immagine di sé quella distorta e frammentaria riflessa dagli occhi della gente, dalle vetrine dei negozi, dallo schermo di un televisore, dal proprio ambiente lavorativo. Come una spugna assorbe identità fittizie, pre-confezionate. L'uomo moderno é una creatura paranoica ed alienata, incapace di ri-conoscersi.
Come recita il chilometrico sottotitolo ("La prassi amorosa come reale antitesi della schizofrenia sociale e come radicale ri-trovamento dell'identità umana"), la cura dell'alienazione sta nell'amore. L'unica forma di relazione autentica e sincera tra le persone, nella quale è possibile arrivare a donare il proprio vero sé all'altro perché l'altro ce lo restituisca, lo rifletta nella sua limpida purezza. La ragazza o il ragazzo che amiamo come specchio di noi stessi, in cui leggere qualcosa di veritiero che ci appartiene, ma che avevamo dimenticato. L'anima dell'altro come libro aperto che racconta la nostra storia più recondita.
Beh, innamoratevi tutti, quindi! Però niente promiscuità, esorta l'autore. Solo la relazione esclusiva, a due, scatena la magia. Le orgie hippie e il libertinismo sfrenato non fanno che frammentare ulteriormente il nostro Io, portandoci alla schizofrenia. E' come perdersi in un labirinto di specchi deformanti, non tanto diverso dal caleidoscopio d'identità pre-confezionate offertoci dall'industria televisiva della sotto-cultura di massa!
Se volete approfondire, accomodatevi qua sotto, in formato .pdf.

>>> Download "Elementi di ri-fondazione della dialettica erotica" [ITA] (.pdf - 9 mb.)

06/08/08

[We talk about...]
KASOTTO: R.I.P.
[Puj] Anche l'epopea dell'Approdo Caronte (kasotto per gli amici) è amaramente giunta al termine. Lunedì 4 agosto, dopo sette anni di vita, è stato prima sigillato dagli sbirri, poi abbattuto. Dopo anni di stallo, l'amministrazione comunale ha dato una scossa al processo di riqualifica della Darsena in vista dell'Expo 2015. Lo stesso giorno sono comparsi a Milano i soldati dell'esercito a piantonare le piazze e le strade, nell'ambito del Pacchetto Sicurezza varato dal Governo. La solita, ennesima farsa all'italiana.
E' stata un'epopea epica quella del kasotto, per tanti motivi. Era un deposito per barche abbandonato, adagiato sulla riva inaridita e puzzolente della Darsena, proprio sotto al cuore della vita notturna milanese, quella animata dalla gioventù di polistirolo che ciondola da un aperitivo all'altro, le teste vuote della Milano rampante, all'ultimo grido. Quelli a cui piace far casino, a patto che sia casino collaudato, vacuo e preferibilmente griffato. Il kasotto è stato, in questo contesto, un'entità sfuggente. Una parentesi di caos nel regno della più assoluta prevedibilità.

A molti del giro, gente che frequenta i c.s.o.a., il kasotto non piaceva perché, si diceva, lurido e pieno di gentaglia. Cose più o meno vere. Ma non piaceva forse anche perché le persone, d'istinto, tendono alle cose chiare, univoche, appianate, già viste e già sentite. E quindi rassicuranti. Il Kasotto era il contrario di tutto questo: incasellabile, caotico, spigoloso, contraddittorio, sempre in bilico.
Al kasotto potevi incontrare di tutto: marocchini all'ultima birra, sudamericani chiacchieroni, senegalesi incazzati, artisti sconclusionati, vecchi saggi ubriachi, squattrinati di ogni genere, gente normale capitata lì per caso, punks, poeti, drogati persi, disadattati, rapper di periferia... solo al kasotto potevi vedere santoni voodoo in tunica bianca fare le capriole e pogare con i punkabbestia, solo al kasotto potevi discorrere con alcuni mitologici saggi di strada, figure leggendarie che si aggirano per gli angoli bui della città. Potevi scambiare dischi, ascoltare musica sempre diversa, imbatterti in vecchie conoscenze, incrociare band in tour da tutto il mondo e bere Fink Brau fino all'ottenebramento. Al kasotto l'atmosfera era sempre frizzante: quasi ogni serata poteva finire a pizze in faccia, in risse del tutto gratuite, in schiaffonate vorticose che si spegnevano solo alle prime luci dell'alba. Al kasotto ci si divertiva!
L'approdo Caronte era un'entità antagonista per molti versi inedita. Innanzitutto, la sua ostinata esistenza in un luogo insospettabile, il suo aspetto mostruoso e trasandato, il suo carattere inospitale, il fatto di sorgere ai bordi di una fogna a cielo aperto, erano i segni di un pessimo carattere, di un'estraneità totale e disperata ai valori del milanese medio. Il kasotto non era un luogo chiuso e non nascondeva alcunché: era uno spazio aperto, un polo d'attrazione, attorno al quale si costruivano situazioni. Chiunque passasse da Viale Gorizia, guardando giù sulla spiaggia della Darsena, poteva dare un'occhiata a quello che succedeva, ascoltare il concerto, scendere e farsi una birra a un euro e cinquanta. Al kasotto non sono mai esistiti biglietti d'ingresso, orari di apertura e di chiusura e le serate finivano sempre in rosso. Era l'unico squat dove facevi prima ad entrarci dalla botola sul tetto che dalla porta principale. Ed era aperto a tutti (e veramente a tutti!).
Epica è stata la lista delle bands e degli artisti che sono stati ospitati tra le sue mura, sia in estate (un forno crematorio) che in pieno inverno (un frigorifero). In una settimana potevano esserci tre, quattro serate, una dietro l'altra, senza soluzione di continuità. Sappiamo che "tutti potevano suonare al kasotto"; certo, un fatto eccezionale che va sottolineato. Ma non bisogna dimenticare che ciò era possibile solo grazie all'eroica dedizione dei ragazzi e delle ragazze che hanno gestito lo spazio e si sono sbattuti in tutti questi anni. A tutti e tutte loro va il nostro saluto fraterno e la nostra solidarietà.
Il kasotto era un equilibrio instabile sull'orlo franoso dell'Utopia. Talmente instabile che sono bastati pochi minuti per cancellarlo dalle mappe!
Il kasotto non c'è più, ma ha lasciato un insegnamento decisivo, che detta i tempi del futuro; ha tracciato, forse involontariamente, le prospettive lungo le quali potrà muoversi l'occupazione degli spazi nella nostra lurida città, all'insegna di una tattica di scomparsa, di fuga. Non più luoghi, ma situazioni che facciano della propria precarietà un punto di forza, sfruttando le potenzialità creative e politiche che la condizione nomade e temporanea offre. A partire dallo stato di cose attuale, pare proprio che il futuro stia nei gruppi di affinità e nelle zone temporaneamente autonome. Nell'essere agili e sfuggenti, nell'occupare, ma anche nello sgomberare prima che qualcun'altro lo faccia, lasciandosi le rovine alle spalle, e il deserto all'arrivo di sbirri e ruspe.
In tal senso, sarebbe stata una potente dichiarazione d'intenti abbatterlo noi stessi il kasotto, prima che fossero gli sbirri a farlo. Al momento dello sgombero, si sarebbero trovati di fronte ad un cumulo di macerie: il lavoro già fatto. Una minaccia, in fondo: "Tanto lo possiamo ricostruire ovunque!". Perché di fatto il kasotto era una catapecchia con un generatore attaccato che dava corrente e poco altro. Il kasotto era un c.s.o.a. "portatile", replicabile in ogni luogo. In qualsiasi angolo buio e dimenticato della nostra città potrà sorgere un Approdo di Caronte ove sbarcare noi anime dannate.
Quindi: il kasotto è morto. Lunga vita al kasotto!

03/08/08

[Free music for punx]
L'OISEAU MORT (Hip-hop d.i.y. - Grenoble, France)
[Puj] Dietro al nome de L'Oiseau mort si cela una vecchia conoscenza dei Kalashnikov: Silvain dell'h.c. band francese Abhora. Che uno squatter metallaro come il sopracitato si dedichi ad un progetto hip-hop non è per nulla sorprendente nel contesto della cultura do it yourself francese, nella quale l'hip-hop autoprodotto convive serenamente con il punk/h.c., condividendone i medesimi valori controculturali.
Gli squat francesi ospitano spesso realtà hip-hop e i dischi rap autoprodotti usufruiscono della stessa distribuzione autogestita e degli stessi circuiti dei dischi crust, anarcopunk, grind etc..etc... (i crusties punx di casa nostra inorridiscono?).
Gli Oiseau Mort alternano temi sociali a riflessioni esistenziali, spalmate su un tappeto sonoro sinfo-dub dal sapore cinematografico...
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L'OISEAU MORT - s/t (cd autoprodotto + booklet A5 - France 2007)
Tracklist: 1. Au préalable / 2. Futile / 3. Tout est parti de là / 4. Pause / 5. Justice / 6. Ils font / 7. Dérives nocturnes / 8. Fin.

25/07/08

[Milano H.C. '90 - parte III]
REALITY - ...Loser? 7" (Milano h.c. - Havin'a Spazz 1995)
[Puj] I Reality non mi facevano impazzire, ma erano una buona band, energica e precisa. Cinque ceffi di San Donato Milanese, estrema periferia sud di Milano, vestiti alla moda del bronx; il loro era h.c. cantato e suonato 100% all'americana: piglio metallaro, stacchi mosh, voce incazzata nera. Negli anni novanta li vidi live per l'ultima volta nel marzo '97 al C.S.A. Eterotopia, assieme ai Cripple Bastards. Poi li ritrovai qualche mese fa in Conchetta, sotto le spoglie di Zheros, a fianco dei colleghi redivivi Sottopressione. Reality e Sottopressione, negli anni '90, avevano una marcia in più rispetto ad altre band, sosteanzialmente perché sapevano suonare bene e pubblicavano dischi registrati come dio, allora, comandava.
Un abisso tecnologico e culturale separa gli studi di registrazione dei primi anni '90 dagli attuali: erano pochi i fonici che sapessero registrare con cognizione di causa dischi h.c. e, soprattutto, tutti lavoravano ancora in analogico. Ciò significa che registrare musica, a quei tempi, non era così semplice, veloce e piacevole come nell’era attuale, nella quale i dischi te li puoi produrre in casa, da solo, curandone tutti i dettagli personalmente, con una spesa bassissima e una resa non certo paragonabile a certi orrori auto-prodotti negli anni ’90. E soprattutto, allora non esisteva la possibilità, come oggi, di intervenire per correggere errori ed imprecisioni di esecuzione: l'editing, come attualmente lo intendiamo, era un sogno, un miraggio! Ti conveniva suonare bene, insomma, o attaccarti al tram.
Alla luce di tutto questo, il 7" dei Reality lo ricordo come una delle migliori cose uscite in ambito h.c. in quel periodo. Fu prodotto da Havin' a Spazz, etichetta D.I.Y. di Luca Cattaruzza, attualmente proprietario della boutique punk Hangover records in porta Genova, allora autoproduttore ed eroico spacciatore di dischi crust alla fiera di Senigallia, con la sua mitica, imprescindibile bancarella, luogo di ritrovo di tanti punx dell'epoca.

REALITY - ...Loser? (7" - Havin' a Spazz 1995)
Tracklist: 1. Is this justice ? / 2. Sick of this world / 3. Lookin' in the eyes / 4. Loser / 5. Questa è la via.

22/07/08

[Milano H.C. '90 - parte II]
SHAA - Meditazione 7" (Krishna-core da Milano, IT - Blu Bus 1995)
[Puj] Il krishna-core! Un sottogenere dell'h.c straight-edge devoto alla filosofia hare-krishna, abbastanza in voga intorno alla metà degli anni '90, sulla scia di nomi di un certo rilievo della scena americana come Shelter, Cro-mags e 108. Anche Milano, negli anni '90, aveva i suoi gruppi krishna-core: i GHCP (Govinda Hard-Core Project) e gli Shaa. Questi ultimi pubblicarono un 7" per Blu Bus nel 1995 che girò sul mio giradischi ininterrottamente per mesi.
Oggi, nell'era della bestemmia, queste canzoni di h.c. melodico, a forte contenuto spirituale e dal messaggio ecumenico provocheranno, con ogni probabilità, risate scomposte nel laido ascoltatore; allora nessuno si sorprendeva di fronte a strofe del tipo: "Porta gli omaggi al tuo Dio che ti aiuterà, per sempre" o alla declamazione in lingua indù del Maha mantra in una canzone punk-rock o ancora di un verso della Bhagavad Gita (poema epico sanscrito) nel bel mezzo di una sfuriata hard-core.
Aldilà di tutto, i cinque pezzi degli Shaa racchiudono molto dello spirito di quegli anni: l'ingenuità, ma anche l'entusiasmo, la voglia di costruire; nelle melodie di "Un altro mondo" e di "Shaa" c'é la Milano h.c. di quell'epoca, con il rumore degli scooter, i centri sociali pieni e la sensazione di far parte di qualcosa di nuovo ed avvincente.
Che io sappia, gli Shaa, dopo la pubblicazione di questo vinile, si sono sciolti. Ho fatto in tempo a vederli in concerto: una domenica di giugno, al parco di Cinisello Balsamo, sotto un sole cocente. Interruppero due volte la stessa canzone perché il chitarrista non riusciva ad imbroccare un passaggio. Alla terza ce la fecero, ma io rimasi deluso. Li avevo un po' idealizzati perché questo loro sette pollici mi piaceva un sacco (malgrado il solito, terribile artwork, in linea con i raccapriccianti standard grafici dei tempi). Quella domenica suonarono poi DeCrew, Implosion, Sottopressione, Reality e Maze: i nomi più noti che animavano la Milano da Pogare dell'epoca.
Qui sotto, al 7" degli Shaa (la qualità audio del ripping è come sempre mediocre: troppi ascolti sul solito giradischi scassato) ho allegato un report del concerto in questione, pubblicato sul numero 20 di Dynamo (settembre '96), eroico magazine punk che usciva nelle edicole a metà anni '90 (e che durò poco, naturalmente). Nella foto inclusa all'articolo, ci sono anch'io! Ah, ah, ah!

Tracklist: 1. Meditazione / 2. Nila / 3. Un altro mondo / 4. Giusto o sbagliato / 5. Shaa

16/07/08

[Milano H.C. '90 - Parte I]
Milano H.C. in the ‘90s!
[Puj] Tanti anziani dei tempi d'oro si sono cimentati nel raccontare quanto eroico e feroce fosse il punk/h.c. negli anni '80, mitizzandone luoghi e persone. I giovani punx di oggi leggono avidamente quei testi, alcuni avvincenti e ben scritti ed altri meno appassionanti e scritti meno bene, e si fiondano sui cimeli come mosche sulla merda. Anch’io, quando avevo vent'anni, sbavavo per una ristampa degli Impact o per un nastro totalmente inascoltabile di un live dell'epoca. Che cosa mi piaceva di quegli anni che non ho vissuto? Boh! Forse la convinzione, la voglia di essere radicali. Forse l’entusiasmo della novità. O forse solo le pettinature dei gruppi… Comunque sia, pochi ancora parlano di qualcosa di moooolto meno fico e mitologico: la scena punk/h.c. a metà anni '90 nella nostra stupida città, Milano. Niente creste, niente borchie: solo sbattimento e rovina.
All’epoca c’era il New Zabriskie Point, il Negozio dei dischi punk (sì, allora esistevano i negozi di dischi punk) con il suo leggendario gestore, Stiv Valli (“Stiv apri, porcoxxx!” era il grido d’invocazione dei tanti pellegrini che, giunti alla meta e trovandosi la saracinesca abbassata alle quattro del pomeriggio, si rivolgevano alla preghiera per trovare conforto); c’era il Laboratorio Anarchico di via DeAmicis dove passavano un po’ tutti, dai punkabbestia ubriachi ai bambini fashion-punk come Francesco Facchinetti (lui, il futuro DJ Francesco), che all’epoca era pischello e noi lo chiamavamo il figlio dei Pooh. Anche lui era salito sul carrozzone ed anche lui suonò al Laboratorio con il suo gruppo punk (di merda). Aldilà di tutto questo, era una cosa a caratterizzare davvero la Milano h.c. di 15 anni fa: un entusiasmo indescrivibile. C'era fermento, la voglia di fare, di sbattersi, di esserci...
Qualcosa in meno rispetto ad oggi c’era di sicuro: non c’era internet, non c’erano gli mp3, non c’erano i masterizzatori, non c’erano gli i-pod, non c’erano i telefonini, non c’era Myspace, non c’era Youtube, non c’erano le web-zine, non c’era la tv satellitare e non c’era nemmeno Mtv.… c’erano i walkman a cassette, le cabine del telefono a monete, Videomusic (chi se la ricorda?) e Red Ronnie, vecchio punk-rocker naturista, era il VJ più amato. Basta. Vedendola da un certo punto di vista, quelli erano anni in cui stampare un disco aveva ancora senso, perché la musica non era così facilmente riproducibile come oggi. O compravi il cd oppure te lo duplicavi su una cassetta. E ciò significava: a) qualità di molto inferiore all’originale b) una fruizione della musica completamente diversa. Oggi si ascolta una valanga di musica, in cd e in mp3, in streaming attraverso le pagine di myspace, le web-radio… un ascolto veloce, si può saltare di brano in brano, ascoltarne pochi secondi poi passare avanti… con le cassette ti dovevi ascoltare tutto il disco, canzone per canzone, una dietro l’altra, e alla fine le imparavi a memoria: sicuramente la musica si ascoltava con più attenzione e, forse, la si apprezzava di più.

[Free music for punx]
AA.VV. – Not enough: 5 bands from Milan (7” - You’re not alone records, 1995)
[Puj] Ho ridotto in formato digitale un reperto analogico di quegli anni: il 7” compilation “Not Enough”, stampato da You're not alone, una delle tante etichette DIY che sorsero allora. Artwork orribile (come si usava a quei tempi), ma solchi che trasudano passione ad ogni giro di piatto.

Purtroppo la qualità audio del ripping è quella che è: colpa dei troppi ascolti con il mio giradischi sgrauso. Tra il fruscio: Sottopressione (oggi criticati, allora osannati), Lessthanzero (con l'hit “Milano da pippare”), G.H.C.P. (krishna-core, h.c. devoto al Signore), Mudhead (vecchia scuola coriacea, gente che sudava e se ne sbatteva il cazzo) e In-side (giuro, non me li ricordo). Uno spaccato, seppur parziale, dell’h.c. a Milano nel 1995.

Tracklist:
1. SOTTOPRESSIONE - Illusione e Delusione
2. LESS THAN ZERO – Milano da pippare
3. G.H.C.P. – Mosaico
4. MUDHEAD – Hardway
5. IN-SIDE – Violenza gratuita

>>> Download Not Enough: 5 bands from Milan 7” compilation in mp3 + booklet (.rar - 16 mb.)

13/07/08

[Kalashi-tour report – bonus]
31/05: LA BRIGUE (Francia) @ nel bosco
[Puj] Qualche tempo fa abbiamo suonato nuovamente in Francia, a breve distanza dal nostro ultimo tour da quelle parti. Una sola data, nei pressi di
La Brigue, paesino sulle alpi, poco lontano da Cuneo. Il viaggio è stato breve, con una sola pausa nel peggior bar di Albissola, dove abbiamo mangiato un po’ di merda al microonde e qualche focaccia rinsecchita. Poi il panorama è cambiato e la strada ha preso a salire tra tornanti e strapiombi. Giunti a La Brigue, abbiamo parcheggiato in mezzo al fango, caricato le nostre povere cose su una jeep tutta ammaccata, e proseguito a piedi per tre quarti d’ora lungo un sentiero immerso nella foresta. Davanti a noi arrancava il quattro per quattro, bello traballante. Arrivati in cima ci si è presentato uno spettacolo davvero singolare: un palco costruito con rami e pneumatici vecchi, una specie di capanna del presepe, e, poco distante, una vera fattoria delle favole hippie con gli animali e tutto il resto.
Quella sera suonammo ad una festa montanara organizzata da una comune anarchica, con la benedizione di un generatore di corrente a pieno regime per tutta la notte e la clemenza di un dio che, a dispetto delle avvisaglie pomeridiane, ha ritenuto opportuno non rovesciare secchiate di pioggia sulle nostre teste. Una tipica situazione d.i.y. alla francese, insomma, con ruscelli di birra artigianale, il falò e i bambini che saltellano nudi nei prati. Una specie di enclave punk, un porto di pirati ben isolato dal resto del mondo, che accoglie freak e rinnegati di ogni genere, accomunati dal disprezzo per la civiltà e i valori della società moderna. Con noi, quella sera, suonarono gli amici Miseria e i misteriosi cyber-punx francesi Ethnopére…

[Free music for punx]
MISERIA (H.c. Varese, IT)
I Miseria sono anarco-punx glam varesini. Suonano h.c. dalle tinte thrash, un po’ come si usava all’inizio dei ’90, quando i chitarristi punk, dopo anni di rovina, avevano imparato a suonare un po’ meglio e facevano riff più veloci. Ago, il chitarrista appunto, con la maglietta dei Poison e l’eye- liner è un vero idolo sleazy-rock, mentre Arca (basso), complice una strana somiglianza con il protagonista di Arancia Meccanica, ha il fascino del bello e bastardo; in realtà non è per nulla bastardo (anzi è un gentleman). E nemmeno poi così bello, suvvia…; un tipo, diciamo. Poi ci sono Stefano ed Emme: il primo è un signor batterista death-metal prestato all’h.c. (in forza anche ai My Own Voice di Milano), il secondo (voce negli Ofu-h.c., qui chitarrista), a causa della sua maglietta bianca e delle sue ciabatte infradito, subisce quotidianamente le angherie dei compagni, rigorosamente nerovestiti e pluri-borchiati. In definitiva, i Miseria sono amici e ci siamo divertiti a LaBrigue!
Il loro primo album (inciso con una formazione diversa dall’attuale senza Emme e con Simone alla voce, ora sostituito da Ago) è ormai un po’ datato, ma ancora al top della mia personale hit parade di gruppi che iniziano con la M. Viene giù coinciso e spietato come una grandinata estiva.

MISERIA - s/t (DIY cd 2007)
Tracklist: 1. La moderna schiavitù 2. Chi sarà il prossimo? 3. Torture di massa 4. L'autodistruzione della civiltà occidentale (originally by Psicoreato) 5. Massacrati dal denaro 6.Circolo vizioso 7. Guerra preventiva (alla nostra libertà) 8. Punto di non ritorno 9. La zona del crepuscolo.

>>> Download Miseria - s/t in mp3 (.rar - 29 mb.)

[Free music for punx]
ETHNOPAIRE (Techno-punk, Saorge, FR)
I protagonisti del Rocky Horror Picture Show figurerebbero anonimi in confronto all’incredibile, sinistra foggia dei tre musicisti di Saorge! L’orco Nilos (tastierista) con i dreadlocks lunghi fino ai piedi, l’andatura ingobbita e il volto truce solcato dalle rughe, suonò tre tastiere impilate su un trespolo che raggiunse i due metri di altezza e traballò tutto il concerto senza mai rovesciarsi, quasi per magia. La chitarrista Violette, apparentemente in down per tutto il pre-concerto, suonò imperterrita per ore, sfoggiando un look decadente da dark-lady drogata. Zimo, secondo chitarrista e addetto alle basi di drum-machine, per metà live rimase giù dal palco a ballare tra la polvere con il resto del pubblico, come un folletto punk tutto colorato, con vestiti rattoppati in modo vistoso, stoffe scintillanti e toppe sgargianti!
La musica degli Ethnopaire ha qualcosa di alieno, è un u.f.o.; almeno per le nostre orecchie italiche: techno-trance con schitarrate thrash-metal e synth tamarri. Il tutto, strumentale, senza parti vocali. Un genere quello del techno-punk abbastanza diffuso nel sud della Francia, ma che nei nostri squat credo non sarebbe granché apprezzato...
“Anim-alien” è l’ultimo album degli Ethnopaire, pubblicato nel 2005. Il titolo rispecchia bene la poetica della band: un bizzarro accostamento tra attitudine freak-primitivista e musica synthetica sci-fi.

ETHNOPAIRE – Animalien (cd - Folklore de la Zone Mondiale 2005)
Tracklist: 1. Flash 2. Labyrinthe 3. Clandestin 4. Tek 1 5. Tribal 6. Deadstone 7. Apatride 8. Holocauste 9. Spoutnik 10. Matrix 11. Nobody 12. Predator 13. Labyrithe (Barbirooza mix) 14. Tek 1 (Junior Cony mix) 15 – Holocauste (Junior Cony mix).