05/11/07

[Kalashnikov collective presents...]
DETONAZIONE (Udine '80's punx)
[Puj] Jazzisti punk di Udine, i Detonazione sono stati all'inizio degli anni '80 l'anello di congiunzione tra la scena h.c. (nell'attitudine e nelle frequentazioni) e quella post-punk/no-wave (nel suono e nell'immaginario). Gli intenti erano lungimiranti, come testimonia la dichiarazione contenuta nel loro primo mitologico e.p.: “Vivendo circondati dal conformismo spinto fino alla demenza e dalla passività più masochista, il solo fatto di agire liberamente, con sincerità e sentimento, può avere un profondo valore eversivo, ed è partendo da questo concetto base che abbiamo cominciato ad elaborare il nostro progetto, musicale e non. Noi non cantiamo slogans. Ci interessa di più esprimere sensazioni ed emozioni, ma non per vacuo egotismo, bensì proprio per sottolineare con maggiore efficacia il nostro disgusto per le istituzioni, i mass media, il potere, dato che (non è scoperta di oggi...) anche la nostra vita privata, più intima, viene afflitta dalle nevrosi e dall'angoscia prodotta dal sistema. I nostri testi hanno lo scopo di denunciare le devastazioni operate sulla nostra psiche dalla morale, dalla religione, dalla repressione sessuale, piuttosto che soffermarsi a descrivere le violenze subite dai nostri corpi attraverso il lavoro, la repressione poliziesca, le torture, dato che queste sono molto più evidenti e riconoscibili”. Sorvegliare e punire (capolavoro di angoscia-rock!) è saricabile da qua sotto; in allegato artwork e monografia (publicata sulla fanzine "Il sogno di Ulrike").

[Free music for punx]
DETONAZIONE - Sorvegliare e punire (7" - Tunnel rec. 1983)

1. I don't wanna be (a frustrated one)
2. This is religion
3. Assenza di Pensiero
4. Staticità malata

>>> Download "Sorvegliare e Punire" [e.p. 1983] (.rar mp3 - 22 mb.)

11/10/07

[We talk about...]
Frederik Pohl - LE NAVI DI PAVLOV (Slave Ship - U.s.a. 1957)
[Puj] Piovosa domenica di inizio ottobre... Leggo Le navi di Pavlov di Frederik Pohl, un romanzetto sgangherato di fanta-politica, pubblicato nel 1962 su Urania. Scritto alla fine degli anni '50, negli anni più critici della politica mondiale post-bellica, è una buffa traspozione della Guerra Fredda in un futuro non lontano, dove a fronteggiarsi non sono più Stati Uniti e Unione Sovietica, bensì il mondo occidentale (in decadenza) e i Caodai, una setta religiosa con milioni di adepti nel resto del mondo: paesi mussulmani, oriente, africa, sud-america... tre quarti di pianeta terra alleato sotto le insegne di una chiesa universale d'ispirazione messianica, una specie di teocrazia tecnologica e totalitaria. La popolazione mondiale vive in una società fortemente militarizzata (anche i bambini di otto anni vengono arruolati!), con l'angoscia della catastrofe nucleare. La corsa agli armamenti è alle stelle e l'esercito americano si cimenta in bizzarri progetti: sulla scia delle teorie dello scienziato sovietico Pavlov sul comportamento animale, una sezione segreta della marina addestra cani, foche e maiali per renderli abili alla guida di vari mezzi bellici! Pohl avanza una satira della guerra mostrando gli americani alle prese con un folle progetto, quello di far fare la guerra anche agli animali, preventivamente addestrati da soldati in grado, dopo mesi di studio, di parlare con loro. Facendosi beffe dell'ottimismo positivista post-bellico e del delirio di onnipotenza dello scientismo (allora molto di moda), l'autore ci descrive ufficiali della marina militare intenti a discorrere amabilmente con foche e maiali a suon di fischi e grugniti allo scopo di insegnare loro come accendere e spegnere un sottomarino atomico! In realtà, poi, si scopre che la guerra non è poi così "fredda" perché tra gli occidentali si verifica una preoccupante quanto misteriosa escalation di decessi: i militari muoiono sempre più frequentemente nell'ambito di enigmatiche azioni di polizia. Ben presto il novero dei caduti, tra militari e civili, raggiunge le centinaia di migliaia, anche se il governo minimizza e mira a tenere nascosta l'entità delle perdite. A sconvolgere sono soprattutte le morti improvvise e misteriose dovute a non ben identificate ustioni che i cadaveri presentano sulla parte superiore del corpo: i servizi segreti occidentali riversano la responsabilità di questi decessi su di una nuova e terribile arma in possesso dei Caodai: il "glotch". Un'arma letale che colpisce da lontano, in frangenti insospettabili.

Colpo di scena: alla fine del libro si scopre che i Caodai non sanno nulla del glotch; anzi, anche loro crepano a migliaia a causa sua. E anch'essi credevano che il glotch fosse un'arma del nemico. Ma allora, da dove sbuca il "glotch"? Occidentali e Caodai firmano un trattato di pace e uniscono le forze per scoprire la provenienza della comune minaccia. Scopriranno che il glotch è di origine extra-terrestre! Minuscoli corpi alieni che si materializzano entro le onde telepatiche degli esseri umani, sfruttandone l'energia e il flusso per manifestarsi sulla Terra; una volta materializzatisi nel flusso telepatico, i corpi alieni, inadatti all'atmosfera terrestre, prendono fuoco, ustionando i "poli telepatici", ovvero agli esseri umani in contatto mentale tra loro. Uuuuuuaaaah! Ci sarà poco da fare comunque, il destino dell'umanità è segnato...

Dovete sapere che nel futuro descritto dall'autore la telepatia è la nuova frontiera delle telecomunicazioni: al telefono, gli uomini del futuro preferiscono la comunicazione telepatica perché permette un contatto più intimo e vivido tra le persone; un servizio pre-telefonia mobile e pre-internet che viene offerto da agenzie di telepati specializzati, dalle quali ci si reca per allacciare collegamenti telepatici con chi si vuole, naturalmente a pagamento. E' suggestivo: la catastrofe per l'umanità si manifesta nella dimensione impalpabile dei flussi di trasferimento dei dati, nella rete telematica; attualizzando potremmo ipotizzare che la fine del nostro mondo sarà causata da virus che colpiranno la rete, sabotando i mostruosi flussi di denaro e informazioni che viaggiano nelle tratte virtuali. O forse è più plausibile un'invasione aliena?

Cose divertenti: in una scena del romanzo il protagonista si reca in un futuribile night-club, descritto in realtà come un vetusto (e poco fantascientifico) locale di streap-tease anni '50. Qui assume delle droghe. Niente acidi, lsd, niente marijuana o pillole sintetiche tipo ecstasy, bensì... antrace! Per sballarsi: pastiglioni di antrace con cuore di antibiotico: una volta ciucciato l'involucro di veleno si arriva poi all'antibiotico che placa gli effetti deleteri della sostanza.

Tra i militari e i civili occidentali si nascondono pericolosi individui: i "pacifisti". Essi sentono come insostenibile la vita in un mondo angoscioso, sull'orlo del collasso, nell'incertezza del domani; ritengono che l'unica soluzione sia quella di favorire lo scoppio di una guerra reale che risolva la situazione di stallo, per poi ricostruire un mondo nuovo e pacifico sulle macerie del dopo-guerra atomica. Che nichilisti! "Spero che venga la guerra e solo allora capirai che potevi far qualcosa!", come dicevano i Wretched!
Infine: la Chiesa Caodai non è una invenzione di Pohl, esiste realmente. E' una religione nata in Viet-nam negli anni '20 e vanta ad oggi circa 7-8 milioni di adepti in tutto il mondo. I caodaisti credono in un unico Dio, che ritengono il soggetto di tutte le religioni dal Buddhismo al Taoismo, dal Confucianesimo al Cristianesimo, dall'Islam all'Induismo. La Chiesa Cao Dai, organizzata più o meno gerarchicamente come quella cattolica, aveva, fino a poco tempo fa, proprie milizie armate. Questo particolare ha probabilmente scatenato la fantasia di Pohl che ha fatto dei seguaci Coadai la futura minaccia per il mondo occidentale. Una minaccia che poi non si rivela tale, perché il vero nemico arriva dallo spazio ed è invisibile.
Morale del romanzo: il nemico a volte non è quello che tu credi.
[Free music for punx]
WRETCHED - In nome del loro potere tutto è stato fatto... (7" e.p. - Autoprodotto 1983)
"Spero che venga la guerra con i suoi orrori e le sue stragi, perché solo allora capirai che potevi far qualcosa!". Chaos non musica! Dalla nostra città, un classico dell'Italian Style anni '80. Ultra-rovina.
Chaos not music! From our city, a classic of italian style of '80s punk/h.c.

Tracklist: 1. La logica del potere / 2. Spero venga la guerra / 3. Combatti / 4. Muori per la patria muori per niente / 5. Solo guerra / 6. Nessun diritto / 7. Ti obbligano ad obbedire / 8. Non posso sopportare

>>> Download WRETCHED - In nome del loro potere 7" (file.rar/mp3 - 19 mb.)

04/10/07

[We talk about...]
Tom Regan
[Sarta] Tom Regan! Il simpatico e pingue signore americano che vedete ritratto qui in foto è un illustre docente della North Carolina State University. Vi starete chiedendo, “Che cosa ci fa un barboso docente universitario sul blog dei Kalashnikov”? Calma, si dia il caso che costui sia il principale teorico del movimento animalista A.R.A. (Animal Rights Advocates) e abbia scritto una manciata di libri a riguardo che vale la pena di leggere. La cosa che trovo tremendamente interessante di quest’uomo è la progettualità che mette in ogni sua opera: i suoi libri hanno l’intento di fornire spessore teorico-concettuale alla pratica del veganesimo e dell’animalismo, che troppo spesso si confondono (o vengono di proposito confuse dai detrattori) con sentimentalismo o una lotta contro la stessa natura umana. In realtà, il buon Tom ci fa capire come la difesa dei diritti animali sia una pratica profondamente rivoluzionaria, nel senso più autentico del termine, cioè che mira ad uno stravolgimento dell’attuale sistema di vita/produzione. E, pertanto, fichissima. In breve, egli ci fornisce di potenti strumenti teorici a supporto del radicalismo animalista: ragazzi, roba utile, se usata con un po’ di senso critico!
“Gabbie Vuote – La sfida dei diritti animali” (Sonda ed. 2005) è una brillante introduzione alle tematiche vegan, trattate prevalentemente dal punto di vista morale. Ma attenzione! Non è un noioso libro di pedanti quisquiglie filosofiche, piuttosto si tratta della progressiva conquista, da parte di un uomo qualunque, di un nuovo modo di vivere, non più fatto di privazioni (come spesso viene presentato lo stile di vita vegano) ma di continue e stimolanti scoperte. Ed è inoltre un libro utile a smascherare alcuni meccanismi tipici del sistema mass-mediatico, atti a detrarre qualsiasi pratica che proponga un’alternativa ai modelli vigenti, mettendo da una parte dei “moderati” dai costumi sobri e misurati (=tutti coloro che acconsentono al sistema), dall’altra degli “esaltati” radicali e pericolosi fautori della distruzione della civiltà dell’uomo (= chiunque proponga una variazione dei modelli vigenti). La narrazione si dipana per progressivo accumulo di indizi, a partire dalla scoperta del perché noi umani crediamo di avere dei diritti inalienabili, i cosiddetti “diritti umani” (il diritto alla vita, all’integrità fisica e alla libertà) ritenuti ormai una concetto acquisito, anche se mai messo in pratica, dalla nostra società. A quel punto, attraverso un’incredibile avventura dell’intelletto, viene svelato dinnanzi a noi uno scenario all’interno del quale non vi è motivo plausibile per non allargare questi stessi diritti anche agli animali. Il fatto che noi abbiamo i diritti che abbiamo è da ricondurre al nostro essere “soggetti di una vita”, cioè portatori dentro di noi del miracolo inspiegabile dell’esistenza.
Che altro dire? Leggete, compagni, leggete!

20/09/07

[...]
Il passato non ritorna...

C.S.O.A. Garibaldi Milano (1975-2007) R.I.P.

[info: 1, 2, 3]

K. at Centro Sociale Occupato Autogestito Garibaldi
Milano, 12 novembre 2005.
/// Photo gallery \\\

16/09/07

[Free books for punx]
John Zerzan - Ammazzare il tempo (U.s.a. 199?)
Che vita d'inferno! Non ho mai tempo per aggiornare il blog, maledizione! Per comprendere appieno la mia situazione meschina di schiavo del sistema, e per capire quanto il tempo eserciti una brutale dittattura sulle nostre vite, scaricatevi questo trattatello: "Ammazzare il tempo" di John Zerzan, filosofo anarchico americano, teorico del primitivismo e della "green anarchy". E' molto complicato perché Zerzan è un erudito, non un punk ubriaco: cita a valanga filosofi di ogni tempo e va a ruota libera. Comunque, fate uno sforzo: nasconde informazioni agghiaccianti sulla nostra esistenza quotidiana, cose alle quali non ci fermiamo mai a pensare. Forse perché non ne abbiamo il tempo...

>>> Download John Zerzan "Ammazzare il tempo" (.pdf - 19 pagg. - 150 kb.)

03/08/07

[Free books for punx]
Green Anarchy Collective - What's "Green Anarchy" ? (U.s.a. 2004)
Ehi! Il quartier generale del collettivo Kalashnikov è lieto di mettere a disposizione una versione in .pdf dell'opuscoletto "Green Anarchy" pubblicato qualche anno fa dalle edizioni anarco-libertarie Nautilus di Torino. Si tratta della traduzione di un articolo divulgativo comparso sul n. 17/2004 dell periodico statunitense "Green Anarchy" apppunto, pubblicazione attorno alla quale si riunisce il mondo eco-radicale americano e direttamente ispirata dalla più antica rivista "Green Anarchist", espressione inglese delle medesime istanze. Il collettivo con sede nei pressi di Eugene, nell'Oregon, illustra con linguaggio semplice e scarno, i nuclei concettuali del pensiero primitivista/eco-anarchico: esso ruota attorno alla critica della civilizzazione come processo di alienazione e disconoscimento dei valori esistenziali più originari dell'uomo. Green Anarchy mostra il volto oscuro dei miti del progresso e della modernità: scienza, tecnologia, lavoro... La scienza si manifesta come strumento di dominio e sottomissione, come forma di semplificazione violenta dell'esistente, del quale smarrisce complessità e bellezza. La tecnologia, secondo i teorici ecoanarchici, "è un sistema complesso che comprende la divisione del lavoro, l'estrazione di risorse e lo sfruttamento, a vantaggio di coloro che la rendono operante. Il punto di contatto e il risultato della tecnologia sono sempre una realtà alienata, mediata e distorta". Interessante è proprio la proposta che Green Anarchy lancia verso modalità immediate e pure di fruizione della realtà: anche la messa in luce della dipendenza dal linguaggio simbolico da parte dell'uomo moderno si muove in questa direzione, così come la critica del lavoro che, in quanto settoriale e specialistico, esclude la possibilità di un rapporto pieno e gratificante con la realtà: "La riduzione della capacità di prendersi cura di se stessi e di provvedere ai propri bisogni è una tecnica di separazione e deresponsabilizzazione perpetuata dalla civiltà. Siamo più utili al sistema, e meno utili a noi, se siamo alienati dai nostri desideri e gli uni dagli altri tramite la divisione del lavoro e la specializzazione". Manifesto radicale ed intransigente, Green anarchy rappresenta l'ala più estrema dell'ecologismo e , sicuramente, anche la più coerente...

30/07/07

[Free books for punx]
Dov’è Oask?! - Memorie di una rivolta.
[Peppus] Nel trentesimo anniversario del fatidico Settantasette, mentre fervono amarcord e più meditate analisi, il Kalashnikov Collective Headquarter propone ai suoi lettori una raccolta di materiali particolarmente utili per mettere a fuoco l’ala creativa dell’ultima rutilante vampata antagonista prima degli anni del riflusso. Recuperato dal nostro archivio cartaceo, il corpus di testi (originariamente apparsi in “Derive/approdi”, inverno 1997) contiene riflessioni di alto profilo affidate ai protagonisti di quell’anno, con una particolare attenzione al cruciale fenomeno degli Indiani Metropolitani e alla loro capacità irripetibile di reinventare linguaggi e pratiche della radicalità. Attraverso la testimonianza del pittore-illustratore Pablo Echaurren, l’analisi retrospettiva di Claudia Salaris, il testo della famosa Dichiarazione alla stampa di Gandalf il Viola (immortalato a fianco di un giovane D’Alema!), la lettera a Kossiga, la poesia di Nanni Balestrini su Lama e molto altro si possono ricostruire le vicende e il clima politico-esistenziale di quella breve rivolta che seppe ironicamente destabilizzare l’ordine del discorso politico, anche quando questo si voleva radicalmente rivoluzionario. Da segnalare una chicca fumettistica per collezionisti: “Zut nella rivoluzione” del compianto Stefano Tamburini, creatore del celebre “Rank Xerox” e animatore, negli anni ottanta, della straordinaria fucina politica e creativa di “Frigidaire”...

11/07/07

[We talk about]
D.I.Y. culture in France!
[Puj] Mettendo un po' in ordine la roba che abbiamo portato a casa dal tour francese e mi è capitata in mano una simpatica compilation benefit per un centro culturale libertario do it youtself di Lille, il C.C.L. (molto semplicemente "Centre Culturel Libertaire"). Nelle prime pagine del booklet allegato viene presentata l'attività del centro:
"Il centro culturale libertario è un luogo autogestito collettivamente e soprattutto lasciato per buona parte all'autonomia e alla presa di responsabilità delle persone che lo frequentano; è un luogo di incontro, scambio, di riflessione e di convivialità autogestito da individui che vogliono vivere le proprie utopie impugnando la propria esistenza senza gerarchie e autorità... Ci si può trovare una biblioteca, una libreria, un sala di lettura, una tipografia, un bar, una stazione radio, si fanno proiezioni video, esposizioni, spettacoli teatrali, conferenze, dibattiti, concerti, cene vegetariane e vegane.... tutto questo si iscrive in un progetto politico e militante: il C.C.L. non vuole in nessun caso essere una semplice sala per spettacoli o un luogo di consumo. Le serate organizzate al C.C.L. sono tutte serate benefit, di sostegno per determinate cause. Nel caso in cui non siano serate benefit per cause alle quali siamo solidali (lotta antifascista / razzista / sessista / omofobica / carceraria...), sono a sostegno del C.C.L. stesso nella misura in cui ci permettano di mettere insieme i fondi necesari alla sopravvivenza dello spazio, tutto nell'intento di conservare una totale indipendenza finanziaria (al C.C.L. non spetta nessuna sovvenzione). Inoltre, la maggior parte delle serate organizzate al C.C.L. sono a prezzo libero: non nella speranza di raccogliere il maggior numero di monete di piccolo taglio (svuota le tasche, compagno!) piuttosto nel tentativo di superare gli abituali rapporti capitalistici. Si prova a creare uno spazio che permetta a ciascuno di determinare il prezzo delle cose in funzione di quello che ritiene giusto e opportuno. Le poche serate a prezzo fisso permettono di di pagare le spese obbligate, tipo un gruppo che viene da lontano, cose che restano purtroppo ancora troppo arbitrarie ad un prezzo libero..."

Nella compilation, a fianco dei classici gruppi h.c. punk sono stati inclusi brani di hip-hop autorprodotto, folk algerino etc... etc... ciò dimostra che la scena d.i.y. francese è aperta ad espressioni musicali autogestite provenienti da contesti etnici differenti (cosa che da noi non accade) accomunati dall'autoproduzione, dalla comune estrazione dissidente e dall'attitudine antagonista. La comp contiene almeno un capolavoro: "Nous sommes" (Noi siamo) ad opera del combo hip-hop Calavera, una dichiarazione d'intenti dura, profonda e piena di lirismo: un manifesto per l'autonomia e l'autoproduzione, che parte dalla musica e si dirama nell'esistenza quotidiana, nel rapporto con le altre persone, all'insegna di un'inevitabile, e in taluni casi dolorosa, estraneità rispetto al sistema dei valori condivisi dalla società in cui viviamo.
Altre cose interessanti: l'ultima traccia "They Live!" dei Pekatralatak: un brano punk h.c. strumentale composto da campionamenti del cult-movie di John Carpenter "Essi Vivono" del 1988; un vero film anarcopunk! La trama: un vagabondo trova dei misteriosi occhiali neri; indossandoli vede la realtà per quella che é: molti esseri umani non sono altro che extraterrestri mascherati che condizionano l'esistenza della gente con messaggi pubblicitari subliminali. Il protagonista deciderà di ribellarsi con l'aiuto di un operaio di colore... inizierà quindi una "lotta di classe" in cui i nemici sono gli yiuppies anni '80 e la salvezza è in mano alla classe operaia. Wow! Da segnalare, infine, la pagina del booklet di Fuzzkhan, nella quale si invita ad una pratica interessante: quella di lasciare, senza autorizzazione e di nascosto, i propri dischi tra gli scaffali di un grande magazzino musicale, naturalmente gratis: "Masterizza i tuoi cd e piazzali nel più grande negozio di dischi della tua città senza dirglielo. Fallo e rifallo con regolarità". Sembra divertente!

>>> Download Benefit-comp for C.C.L. Lille (21 bands / 21 tks .mp3 + artwork /booklet .pdf - 84 mb.)

Nel testo di presentazione del C.C.L. si fa riferimento ad una pratica caratteristica della scena d.i.y. francese, quella del "prezzo libero". La compilation in questione viene appunto venduta a prezzo libero. In Francia (ma anche in altre scene che abbiamo visitato) viene posta particolare attenzione a tale pratica: anche le serate nelle quali abbiamo suonato erano a prezzo libero... Quella di proporre il cosidetto "prix libre" è una scelta che viene consapevolemte abbracciata e considerata un (seppur minimo!) tentativo di fuoriuscire dalle logiche del profitto e dall'abituale rapporto col denaro e con la merce che tutti sperimentiamo nella quotidiana esistenza nel Sistema. Un volantino raccattato da una distro a Grenoble chiarisce alcuni aspetti della cosa:
"Il prezzo libero è: "tu lascia quello che vuoi o quello che puoi". L'idea è che il denaro non deve essere mai un ostacolo tra noi e ciò implica una responsabilità di tutti. Come non è il "venditore" che fa il prezzo, colui che acquista può domandarsi quali sono le sue possibilità, quanto può dare in quel momento, quanto è costata la fabbricazione o la riproduzione dell'oggetto che ha davanti (fanzine, disco etc...etc...), quali spese ha determinato l'organizzazione del concerto o fino a che punto lui è interessato a sostenere o a partecipare all'iniziativa. Il prezzo libero sottintende dunque i concetti di riflessione, coscienza, autonomia, di solidarietà e di cambiamento. Se l'acquirente ha un po' più di soldi, può decidere di dare un po' di più, in modo da compensare per colui che è squattrinato, considerando che i ruoli possono invertirsi la volta successiva. Si tenta di superare un'attitudine puramente consumistica nella quale il gesto di acquistare è meccanico e spesso agito malvolentieri. L'acquirente viene considerato allo stesso livello del venditore, degno di confidenza, di comprensione e intelligente, e non un pollo da spennare! La pratica del prezzo libero cerca dunque di mettere in gioco un'alternativa al sistema capitalista mostrando un rapporto alternativo con il denaro. In effetti, nella nostra società capitalistica, la fabbricazione di un prodotto ha come obiettivo quello di portare il maggiore profitto possibile. Il prezzo delle cose è lo stesso per tutti, ma non tutti hanno lo stesso denaro: in questo modo si creano le disuguaglianze. Nel nostro piccolo, il prezzo libero permette dunque di provocare un corto-circuito nella logica del profitto e costituisce un esempio di sabotaggio del capitalismo, come molti altri."
In sostanza, la pratica del prezzo libero vuole da una parte smascherare l'ossessione per il profitto che tutti noi, figli più o meno consapevoli della stessa società, abbiamo e dall'altra proporre una riflessione sul rapporto con il denaro e con il valore (reale e non arbitrariamente imposto) delle cose. Convinti dell'efficacia destabilizzante della pratica del prezzo libero, anni fa, in occasione di un d.i.y. meeting al c.s.o.a. Garibaldi di Milano decidemmo di attuarla (in un contesto, come quello milanese, dove è del tutto sconosciuta); fu divertente osservare le reazioni degli avventori: alcuni furono presi dall'imbarazzo, altri dal panico; alcuni sfoderarono banconote da 5 o 10 euro, mentre altri si limitarono a frugare nelle tasche per poi tiranrne fuori alcuni centesimi e depositarli soddisfatti nella cassetta. Naturalmente l'esperimento ebbe come risultato quello di portare nella casse del centro meno di quanto avremmo potuto raccogliere con un prezzo d'entrata fisso. A molti sicuramente non parve vero di poter approfittare dell'occasione per risparmiare i soldi di una birra! Mi illudo comunque che l'esperimento abbia innescato in qualcuno quelle riflessioni che l'anonimo volantino francese sopra tradotto si auspica. Un cartello affisso all'entrata di uno dei nostri concerti in Francia recitava: "Prezzo libero è diverso da gratis! Solidarietà ai gruppi: la benzina non si piscia, gli amplificatori non si cagano". Ih, ih, ih...

03/07/07

[Live report]
21-22-23 giugno 07 @ Francia (Grenoble, St.Etienne, Saorge)
Nous sommes les Kalashnikov! Tour in Francia concluso: 3 date in 3 giorni, 1500 chilometri percorsi, gran mazzata anarcopunk con mandolini in fiamme e birra sgasata. L'amore dei francesi è stato abbondante: non possiamo che ringraziare commossi, con l'auspicio di tornare presto in quelle lande per un'ulteriore dose di rovina h.c. Un merci beaucoup a notre amis Clive che ha organizzato tutto al meglio e ci ha coraggiosamente seguiti per le tre date del tour con il suo furgone spompato.

Giovedì 21 giugno 07 @ GRENOBLE - "La Poulie" w/ Let Me Die Alone + Abhora.
Dopo un pranzo agghiacciante in un merdoso autogrill sulle alpi francesi, giungiamo a Grenoble: una cittadina incantevole (consigliata a tutti i punk romantici) e contemporaneamente centro nevralgico della cultura anarcopunk francese. Si trova in una piana circondata da montagne brulle e scoscese, ciò la rende molto suggestiva. "La Poulie" è una casetta occupata nel pieno centro della città, uno squat dove tutto è in miniatura: un cortiletto con il cancelletto, un baretto in un angolino, un saletta per concerti e una porticina a misura di puffo per accedere ad un mini-backstage. Tres jolie! Causa lo spazio angusto, l'atmosfera si satura subito di entusiasmo: i punx sbevazzano e si nutrono di cous-cous vegano. Mi scappa la pipì, vado in bagno: uh! Non esiste! C'è solo un catino con della segatura posizionato sotto una tettoia, nel cortile. Un po' maleodorante, ma funzionale, ehm... I Let me die alone sono una h.c. band di Grenoble: veterani punx a bestia, tutti pazzi. Seguono gli Abhora, interessantissima band di post-h.c. metallico, antagonista e davvero ben suonato:

>>> Download ABHORA “noir” + “émeute” .mp3 (11,7 mb.)

La sala concerti è più piccola della nostra sala prove, non ha palco e si suona in mezzo al pubblico: fantastico, la situazione che preferiamo, sinonimo di gran concerto rovina assoluta. E così è: balli sfrenati a piedi nudi, litri di sudore e birra sulla testa per rinfrescarsi: bordello regale. Dopo un'ora di concerto, complici l'umidità nell'aria, la birra rovesciata, il caldo tropicale e un impianto non proprio all'ultimo grido, abbiamo iniziato a percepire scosse elettriche trapassarci da parte a parte con conseguente formicolio agli arti, finché vere e proprie scariche di elettroshock non hanno steso al tappeto Sarta, fulminato il Don e costretto Milena a scagliare il microfono in aria. Attenzione: pericolo di morte! Abbiamo tuttavia continuato a suonare come pazzi guerrieri post-atomici copliti dalle radiazioni nucleari.

>>> Download KALASHNIKOV – live in Grenoble [VIDEO .flv format] (40 mb.)
* To see video: download RivaMediaPlayer for free >>> here

A fine concerto ci troviamo a dover declinare, nostro malgrado, l'invito ad una manifestazione notturna (!) contro Sarkozy e affamati ci rechiamo a consumare un kebab della staffa. La città è in agitazione: oggi è la festa della musica, che a tarda notte si è trasformata in una selvaggia occupazione delle strade a suon di tecno-dance ad altissimo grado alcoolico. Alcune auto della polizia irrompono sulla scena, ma presto vengono scacciate dalla folla inferocita. Noi ci allontaniamo kebab in pugno...

Venerdì 22 giugno 07 @ ST. ETIENNE - "100%" w/ A.P.L. + Consansguins
Dopo qualche ora di morte apparente, resuscitiamo. C'è un bel sole e gli uccellini cinguettano. Clive ci invita a pranzo a casa sua. Egli vive in una villetta occupata poco fuori dal centro di Grenoble: un ambiente primitivista, senza elettricità e acqua corrente. Mentre ci cucina del riso con l'acqua piovana raccolta in una tanica, ci accomodiamo nel giardino, accanto ad alcuni rottami e ad un mucchio di terra che assomiglia stranamente ad un tumulo funerario. Suona il campanello (un grappolo di lattine vuote attaccate ad una corda) e sopraggiungono alcuni amici che tuttavia non rendono onore alla tavola rifiutando il risotto di Clive. Maleducati! Dopo pranzo si parte per St.Etienne...
Il cielo è grigio e minaccia pioggia. Sotto questa luce St.Etienne ci appare una cittadina un po' depressa e poco interessante. Il 100% è un locale anarcopunk ricavato in un fabbrica dismessa, nella zona periferica della città; mantiene un fascino un po' da officina, da non-luogo industriale e suburbano.
Dentro l'ambiente è confortevole, anche se lo spazio è angusto, cupo e non ci sono le finestre. Ci fiondiamo come disperati sulla cena a base di insalata di pasta con cetrioli giganti e immancabile cous-cous. Nel frattempo, una ragazza allestisce una distro di materiale gratuito a disposizione dei presenti: tappi di cera per le orecchie, preservativi, lubrificante, manualetti per il sesso sicuro, un test per misurare il tasso etilico... un'idea davvero intelligente, un'ammirevole iniziativa di prevenzione per i punx.

>>> Download “Prevention set for punx”! (.pdf format) (12 mb.)

Niente soundcheck (i francesi non lo amano molto), il concerto inizia. Aprono gli A.P.L. giovane gruppo grind goliardico; il loro death metal da festa di fine anno scolastico è divertente, con brani dai titoli spassosi del tipo "Grind Day" e "Amour et Convivialité". Interessante la tecnica del chitarrista: suona partiture ultra-grind thrash-core senza plettro, con le dita nude! Uh!

>>> Download A.P.L. “boule quiès” + “amour at convivilité” .mp3 (4 mb.)

Fantastici i successivi Consanguins, folk-punk anarchico con flauto a traverso e doppio cantato maschile/femminile: sound traballante e un po' sghembo, un piacere per le mie orecchie stanche. Purtroppo non esiste traccia né in rete né su disco di questa interessante band.
Dopo vari tentativi a vuoto per problemi linguistici, sono riuscito a fare i complimenti al chitarrista verde-crestato, il quale mi ha baciato. I francesi non parlano molto bene l'inglese e noi pure, per cui comunicare non sempre è semplice. Per fortuna che c'è Sarta che ha il dono delle lingue come i profeti dell'antico testamento e improvvisa alcune frasi in spagnolo e in veneto. Il concerto dei Kalashnikov viene molto apprezzato dai presenti che ringraziano a suon di grida belluine e danze scomposte.
Quando la birra finisce la gente defluisce e anche noi ne approfittiamo per farci una sana dormita prima della temibile tappa dell'indomani....

Sabato 23 giugno 07 @ SAORGE - "Le Fortin" w/ Ewan + ? + Ouroboros + ?
Saorge... eravamo tutti curiosi: un paesino francese di 400 anime arroccato a seicento metri d'altitudine sulle montagne tra Nizza e Cuneo, a pochi chilometri dall'Italia. Che cosa ci faranno i Kalashnikov in questa amena località? Il viaggio da St.Etienne a Saorge è una palla: seicento chilometri. Matteo, il nostro fidato driver, se li spara tutti in endovena con grande professionalità. L'ultimo tratto di strada, in una gola maledetta scavata da un corso d'acqua, è un po' un casino, si sale e si scende, la carreggiata è strettissima, strapiombi un po' ovunque e uno stronzo tedesco ci fa prendere uno spavento folle piombandoci di fronte in mezzo alla strada...
Al villaggio ci accoglie Virgil, nostra guida per raggiungere Le Fortin (il Fortino!), dove suoneremo. Udiamo in lontananza rumore di ferraglia: sopraggiunge in una nuvola di polvere il furgone di Clive, arrancando sfinito lungo il crinale della montagna. Noi parcheggiamo e proseguiamo a piedi, bagagli in spalla, lungo i vicoli di Saorge tra le case di pietra e i boschi; imbocchiamo un sentiero appena accennato in mezzo alla foresta e finalmente eccoci: in prossimità di un burrone, in una radura, sorge Le Fortin, una specie di baita anarcopunk di montagna! Annalisa ringrazia Virgil donandogli una colomba Maina avanzata dalle festività pasquali che ci eravamo portati dietro da Milano come approvvigionamento di emergenza. Lui sembra un po' perplesso così Sarta si prende la briga di spiegargli il senso di quell'oggetto: "It's a food for a religious festival".
Ci vengono incontro i padroni di casa: una coppia di frakkettoni montanari sulla cinquantina, molto gentili ed ospitali che ci infilano subito in mano una birra artigianale di loro produzione e ci invitano a servirci presso il bouffet organizzato all'interno. Se vogliamo riposarci possiamo andare al secondo piano dove sono messi a disposizione alcuni letti, un bagno con acqua calda, una stanza ricreativa: che carini! Ma noi non stiamo nella pelle: questo è un posto pazzesco, sicuramente il più incredibile in cui ci siamo trovati a suonare! Sopraggiungono punx, freaks, crusties, abitanti dei boschi, pirati, spiantati ed ubriachi di varia natura... Le Fortin è una comune anarchica sulle montagne che credevo potesse esistere solo nelle leggende. Alcuni uomini selvatici preparano la legna per il falò, altri sfumazzano erba, mentre altri ancora si dilettano con tamburi, campanelli, flauti e violini seduti in circolo. Ci sono anche famiglie, mamme e papà hippie con bambini che scorrazzano a piedi nudi tra rocce e dirupi. Dentro intanto Ewan, un barbuto cantastorie dall'aspetto vichingo accompagnandosi con la chitarra e l'aiuto di percussioni minimali suonate da un'amica, intrattiene i commensali con alcune folk song dal gusto agreste. Dopo una breve pausa tocca ad un punk che ci propone, solo soletto, brani thrash-metal per chitarra elettrica e batteria elettronica. Fuori cala l'oscurità: non c'è illuminazione elettrica, solo un falò intorno al quale si riuniscono tutti i suonatori per improvvisare un mantra serale…

>>> Download punx & freaks music in Saorge .mp3 (2 mb.)

Nel fortino inizia il concerto degli Ouroboros, singolare formazione proveniente dai dintorni di Marsiglia e dedita ad un connubio musicale che dalle nostre parti sarebbe bollato come blasfemo, tra techno e folk-punk: drum-machine, chitarra elettrica, flauto e cantante metallaro che non disdegna metriche hip-hop. La loro musica è un sorprendente minestrone di dance, folk, rap, punk e reggae, davvero fantastico e il pubblico balla imperterrito per le oltre due ore di concerto!

>>> Download OUROBOROS “intro” + “le mond est fou” .mp3 (10,3 mb.)

Verso mezzanotte, montiamo tutto e diamo inizio al nostro gig: freaks e punx si scatenano in una danza orgiastica a pochi centimetri da noi. E' bellissimo poter suonare senza le divisioni create dal palco, in mezzo ai ragazzi e alle ragazze che cantano e ballano brandendo bottiglie di vino e lattine di birra!

>>> Download KALASHNIKOV – live in Saorge part 1 [VIDEO .flv format] (24 mb.)
>>> Download KALASHNIKOV – live in Saorge part 2 [VIDEO .flv format] (27,6 mb.)
* To see video: download RivaMediaPlayer for free >>> here

Dopo il concerto ci congediamo, mentre suona l'ultimo gruppo di cui ahimé abbiamo dimenticato il nome; mi ricordo solo un buon darkpunk con venature rockabilly. Ad ogni modo abbracciamo Clive, salutiamo Virgil e gli altri amici e ci allontaniamo nell'oscurità... Il ritorno alle tre di notte lungo il sentiero buio con il solo ausilio delle luci fioche emesse dai display dei nostri cellulari è una degna chiusura di questa romantica avventura. Il giorno dopo, come gli zombi del film di Lucio Fulci, in avanzato stato di decomposizione, emergiamo dai letti già vestiti e pettinati, e prendiamo a barcollare incoscienti verso Milano.
Au revoir, mes amis!