15/08/11

[Free books for punx]
AA.VV. - La via di Armageddon: documenti dell’età nucleare (Ed. L’Unità 1985)
[Puj] Questo libretto paranoico che ho rinvenuto trai fondi di magazzino di una libreria é un vero must per tutti gli appassionati di letteratura catastrofica. Una piacevole lettura da spiaggia per voi esteti della distruzione...
Stampato nel 1985, "La via di Armageddon" (titolo altisonante) raccoglie una trentina di testi nei quali esperti e studiosi di varia estrazione ipotizzano gli effetti di un eventuale conflitto atomico tra le due superpotenze di allora, USA e URSS.
Ogni epoca ha le sue catastrofi, e questo tipo di futurologia apocalittica era particolarmente diffuso ai tempi della Guerra Fredda, soprattutto nei periodi di recrudescenza del conflitto (come ad esempio gli anni ’80). Oggi suonerà un po’ strano, ma all’epoca, ogni sorta di sedicente studioso trovava perfettamente normale cimentarsi, con serietà (fanta)scientifica, in siffatte previsioni.
Ce n’è per scrivere i testi di due, tre album crust: in “La misura della distruzione” si riassumono gli effetti del primo (e ultimo?) utilizzo bellico della bomba atomica, a Nagasaki e Hiroshima, mentre in “Farsi una bomba” si riflette sulla possibilità che comuni cittadini si dedichino alla costruzione di ordigni nucleari artigianali, riprendendo la tesi di uno scienziato americano, noto per aver pubblicato alcuni libri che spiegano come costruirsi una bomba A fatta in casa. In ”Obiettivo URSS” si parla del Joint Outline War Plan, un programma di attacco nucleare contro la Russia sovietica emerso dagli archivi top secret del Pentagono e che gli Stati Uniti furono in procinto di attuare tra il ’48 e il ’49 durante la cosiddetta Crisi di Berlino; attenzione, i piani per una guerra atomica non sono mere congetture, esistono realmente e “oggigiorno uccidere 100 milioni di cittadini sovietici non è una impresa difficile”, conclude l’autore. Si passa poi a “La spirale del pericolo” che ci introduce al tema della corsa agli armamenti: "A partire dal 1945 uno sconsiderato quanto costante investimento nella distruttività a buon mercato della guerra nucleare ha trasformato l’ordine di grandezza del potenziale disastro”. In “Guerre limitate?” si constata amaramente che “una guerra nucleare sarebbe incontrollabile in termini pratici ben poco dopo il lancio delle prime bombe”. E come si comporteranno i paesi in guerra? “L’orrore potrebbe forzarli ad indietreggiare, oppure l’odio ingenerare una rapida escalation…”.
L’articolo più interessante è indubbiamente “L’inverno nucleare” che analizza scientificamente gli effetti che il lancio massiccio di bombe atomiche potrebbe avere sul clima e sull’ambiente terrestre. La conclusione non è confortante: “In quasi tutti i casi realistici che comportano scambi nucleari tra le superpotenze, sono probabili modificazioni ambientali sufficienti a provocare un evento d’estinzione uguale o maggiore a quello che sul finire del Cretaceo portò all’estinzione dei dinosauri. Nel caso di un evento del genere non è possibile escludere l’estinzione dell’homo sapiens”. Cazzo!
L’ultimo contributo è il più assurdo e si intitola: “Probabili effetti delle esplosioni nucleari su alcune città italiane”: un gelido elenco di dati relativi al numero delle vittime potenziali e agli effetti funesti nei dintorni, città per città. Non temere, c'é anche la tua...

>>> Download “La via di Armageddon” (articoli scelti!) in .pdf [ITA] (18 megatoni)

Vecchio sito di assemblaggio di missili nucleari in URSS, nei pressi di Nizhny Novgorod...

07/08/11

[We talk about...]
LIVING IN A PSYCHO-CAOS ERA album... revealed!
[Puj] Ooooo! Che fatica! E' stato un po' un casino impaginare tutto, ma alla fine... Qui sopra c'è l'ennesimo link in rosso, intitolato "Living in a psycho-caos era". Cliccandoci sopra si va a finire in una pagina di questo blog interamente dedicata al nostro ultimo omonimo album, dove troverete testi, musica, grafica e soprattutto lunghe e noiosissime spiegazioni sui contenuti delle canzoni e su tutto il concept del disco.
Tanti amici e tante amiche ci chiedono notizie sui nostri testi o sul significato di certe cose, quindi abbiamo deciso di svelare, tutti in una volta, i segreti del nostro ultimo album. Interessante? Bah, chissà! Ad ogni modo, se vi va, l'intero album è scaricabile da qui.

C'mon fellows, download Kalashnikov collective "Living in a psycho-caos era" album from here!

06/08/11

[Free music for punx (?)]
Outsider e derelitti della country music!
[Puj] Ed ora, come a volte capita, qualcosa di completamente diverso... Lo so, lo so: il classico country-rock americano è universalmente noto come genere retrogrado e politicamente conservatore. In effetti, le cose stanno generalmente così. Ma non bisogna dare tutto per scontato: in mezzo a tanta spazzatura yenkee destrorsa, si possono rinvenire dischi davvero interessanti, dietro ai quali si nascondono personaggi inusuali e anarchici, veri punk ante-litteram lontani dall'estetica patinata e fascistoide del Nashville-sound.
Ecco a voi tre proposte di contry rock alternativo capace di raccontare l'anti-sogno americano: la solitudine e il disagio esistenziale che emergono al di sotto della scorza di ottimismo tipicametne yankee, ma anche l'amore per la terra, la natura e gli ampi spazi del continente nord-americano, contro lo sfarzo decadente dei nightclub e dei centri commerciali; musicisti a disagio di fronte ai miti del progresso e del successo che desertificano l'immaginario della nazione americana... [nella foto: il buffo folksinger pacifista Country Joe McDonalds al concerto di Woodstock nel 1969].

[Free country for punx - 1]
FLYING BURRITO BROTHERS – Gilded Palace of Sin (U.s.a. 1968)
[Puj] I “Fratelli del Burrito Volante” furono la band di Gram Parsons (foto), folksinger americano, morto di overdose nel 1973. Parsons fu una specie di Jim Morrison del country: si bruciò con la stessa rapidità, alternando l'alcol alla droga, senza però ottenere nemmeno una briciola del successo del sopracitato.
Con Chris Hillman, formò nel 1968 i Flying Burrito Brothers autori dell’album “Palazzo Dorato del Peccato” dello stesso anno. Il disco, tentativo di fondere la tradizione country-folk americana e il beat psichedelico, non ebbe all’epoca un grosso riscontro di vendite, ma oggi è considerato uno dei più poetici e riusciti dischi del genere, nonché l’atto di nascita del moderno country-rock.
La copertina, sulla quale appaiono i componenti del gruppo in folli abiti da cow-boy psichedelici, è significativa dell’universo borderline raccontato dalla band: un incontro tra l’immaginario epico del motociclista anarchico e quello decadente dell’hippie allucinato.
La California di Parsons ha poco a che vedere con la Summer of love e con tutte quelle robe che vengono in mente quando si pensa alla west-coast di quegli anni: la California dei Burriti Volanti è piuttosto una triste landa di solitudine ed alienazione che fa da sfondo a spaccati esistenziali dominati dalla droga, dal sesso e dal teppismo. La Los Angeles di Parsons è appunto il Palazzo Dorato del Peccato, circondato da un deserto di sentimenti e di autentiche prospettive. L’intero album, malgrado alcune placide melodie e il suono caldo, rassicurante della slide guitar, è animato da un profondo nichilismo, da un senso di rassegnazione lontana dall’indole combattiva, solare ed ecumenica del folk-rock del periodo. Lontano è anche il machismo tipico della sotto-cultura country, nei testi di Parsons gli uomini sono fragili e insicuri: a volte trovano salvezza nell'amore per una ragazza (Dark end of the street, Juanita, Hot Burrito #1), altre volte ne cadono vittim e si rialzano a stento (Christine's tune, Hot burrito #2).

I tamarrissimi Burrito Brothers (e i loro terrificanti abiti!) nelle note interne del disco Gilded Palace of Sin (1968)

Nel ‘69 i Burrito si imbarcarono in un tour in treno, perché Parsons
aveva la fobia degli aerei. Il pubblico li accolse freddamente, anche a causa della qualità altalenante delle performance (il cantante era sempre strafatto). La band tra l'altro dilapiderà i cachet incassati giocando a poker. I Burritos pubblicarono un solo album oltre a Palace of Sin, poi si sciolsero; Parsons entrò prima nei Byrds e poi si dedicò ad altri progetti senza trovare mai una stabilità né artistica né esistenziale. Il suo cadavere fu rinvenuto nei pressi del Joshua Tree National Monument, nel deserto californiano. Parsons amava quel luogo e là si calò la dose letale di anfetamine e tequila che lo uccise, nel settembre del 1973. Aveva ventisei anni.
Non trovò pace nemmeno dopo la morte: il suo corpo fu trasportato all'aeroporto di Los Alngeles perché volasse fino in Luisiana, dove sarebbe stato sepolto. Da qui però la bara scomparve: due amici, per rispettare le volontà del cantante, confidate poco prima della morte, trafugarono la salma e la riportarono a Joshua Tree, luogo nel quale Parsons avrebbe voluto essere cremato. Là, per ottemperare alle volontà dell'amico, riempirono la bara di benzina e le diedero fuoco. Ne seguì un'esplosione che attirò attenzioni indiscrete. Non essendoci, nello stato della California, leggi relative ai furti di cadaveri i due se la cavarono con un a multa di qualche centinaio di dollari. Quando si dice che riposi in pace...

>>> Download The Flying Burrito Brothers - Gilded Palace of Sin album in .mp3 (.rar - 35 mb.)

[Free country for punx - 2]
MICHAEL HURLEY - Armchair Boogie (1971) + Hi fi stock uptown (1972)
[Puj] Michael Hurley (di fianco, in una vecchia foto degli anni '70) é nato in Pensylvenia nel 1941. Dal 1964 ha registrato, senza alcun clamore né di critica né di pubblico, più di una ventina di dischi di ballate folk una più sbilenca dell'altra, nel corso di una vita spartana e provinciale.
Oggi, dopo essere stato del tutto ignorato per quarant'anni è considerato un musicista di culto per molti rappresentanti dell'odierno alt-folk americano. Attualemente é un simpatico vecchietto che vive ad Astoria, Oregon e continua imperterrito a suonare e a registrare dischi. E' anche un pittore dallo stile naif: ha curato personalmente gli artwork di tutti i suoi album, nei quali compaiono personaggi ricorrenti come un lupo mannaro alcolizzato e un buffo alieno con una trombetta. Tutto ciò che Hurley fa è guidato da un infantilismo eroico. I testi delle sue canzoni sono animati da figure patetiche, perdenti cronici, raccontati dalla sua voce da cartone animato.
All'unanimità, il suo album migliore é "Armchair Boogie" (boogie da poltrona), registrato nel 1968, ma uscito solo un paio d'anni dopo. Contiene alcuni dei suoi pezzi più memorabili come "Lupo mannaro" ("Il lupo mannaro esce la sera quando i pipistrelli sono in volo, e ha ucciso una fanciulla prima che si alzi il canto degli uccelli, ma per il lupo mannaro abbiate comprensione perché il lupo mannaro è una persona, come voi e me..."). Qui sotto lo trovate scaricabile insieme al successivo e similare "Hi fi snock uptown" (1972), per un totale di ventotto stornelli sbilenchi che fanno un po' ridere e un po' piangere; il che, di solito, é una sintesi sublime...


Le copertine di "Armchair Boogie" e di "Hi fi snock uptown" di Michael Hurley


>>> Download Michael Hurley - Armchair Boogie album (1970) + Hi fi stock uptown album (1972) in .mp3
(.rar - 115 mb.)

[Free country for punx - 3]
ROBBIE BASHO - Visions of the country (U.s.a. 1978)
[Puj] Robbie Basho é la figura più interessante tra i cosiddetti american primitives. Come John Faye e Leo Kottle, Basho fu tra quei musicisti folk a ritenere che la chitarra fosse il vero strumento classico della tradizione musicale americana e che pertanto occorresse conferire ad essa una dignità da strumento solista, come hanno il pianoforte o il violino per la musica classica europea.
Basho utilizzò nelle sue composizioni numerosi stili, prendendo ispirazione dagli strumenti a corda di tutte le tradizioni, occidentali ed orientali. Portò a compimento una sintesi unica tra il folk americano e il raga indiano, e in effetti definiva la propria musica american raga. Il suo stile chitarriatico traeva spunto dalla musica tradizionale giapponese, da quella indi, ma anche da quella dei nativi americani. La morte di Basho, a 45 anni, ha dell'incredibile: é deceduto durante una seduta da un chiropratico per una terapia sperimentale che gli si rivelò fatale!
Tra i tanti e tutti suggestivi album di Robbie Basho ho scelto "Visions of the country" pubblicato nel 1978; non troverete la decadenza drogata di Parson, né la provincia bifolca di Hurley: qui protagonista é la natura, la vastità degli spazi della provincia americana, senza presenze umane ad intaccarne la bellezza. C'è un afflato primitivista che permea ogni nota dei dischi di Robbie Basho, una nostalgia per l'originario, l'incontaminato; nelle note di Vision of the country scrive: "Mi piacerebbe dipingere un ritratto del nord america come fosse una donna bellissima, giovane, indomita, senza condizionamenti e paure. Quando il suo comportamento era naturale e il suo pudore travolgente". Beh, cowboy metropolitani dei miei stivali, deponete chiodo e cartuccera e fatevi una birra rilassandovi sulle note di questo magnifico disco!


>>> Download Robbie Basho - Vision of the country album in .mp3 (.rar - 68 mb.)

21/07/11

[We talk about... us]
New Kalashni-interviews!
[Puj] Ehilà! Qua sopra c'è un link rosso che si chiama "fanzine and articles" che contiene alcune tra i più significativi articoli nonché interviste che ci riguardano. Ho appena fatto un paio di aggiunte: la prima é un'intervista pubblicata sul numero 3 della bellissima fanzine Tigersuit che, pur restando bellissima, è purtroppo in bulgaro, quindi scarsamente accessibile; più o meno le stesse cose però le raccontiamo in italiano sul primo numero di Veleno per voi, ottima 'zine alla milanese a cura del grande Max e della grande Brenda (procuratevene una copia cartacea integrale scrivendo a: madmax@distruzione.org). Trovate anche quest'intervista nella pagina di cui sopra. Yo! (foto: K.coll. live @ Black Aut, Milano 16/7/2011).

[Puj] Hey! Up here there's a red link called "zines and articles": this link contains some articles and interviews about the Kalashnikov Collective.
I just made a
couple of additions: an interview published on beautiful fanzine Tigersuit n. 3 (in Bulgarian language!), and an interview from the first number of "Veleno per voi", great 'zine from Milan by Max and Brenda (get one complete paper copy writing to: madmax @distruzione.org). Bye!

11/07/11

[cd-r from the world - 7]
HOUMA (doom-sludge duo - Milano, Italy) - s/t (cd-r 2011)
[Puj] Altra carrellata di cd-r, il formato più sgrauso dei tempi moderni, ma anche il più simpatico nella sua totale assenza di pretese. Partiamo da vicino, con un dischetto che mi è piaciuto un botto ed è pure stato masterizzato di fresco. Parliamo degli Houma! Newcomers del milanese, duo doom sludge formato da veterani del giro DIY, ovvero Pamela delle Agatha alla chitarra/voce e super Marra (Death Before Work ed ex-tante cose) alla batteria.
Essendo gli Houma una tribù di nativi americani, i tre pezzi del disco suonano giustamente sciamanici ed ancestrali; ma essendo Houma anche una cittadina della Luisiana, profumano pure di palude e di provincia dura.
La registrazione di mastro Conso contribuisce a creare quell'atmosfera da selvaggio west che si addice al genere, con il suono di batteria lontano e ovattato, le voci che lacerano lo sfondo e disperatamente cercano di farsi sentire oltre la coltre delle chitarre.

Oh, attenzione, zozzoni che non siete altro: portate il massimo rispetto a Pamela e Marra, perché ogni pezzo del disco racchiude rimandi letterari notevoli. Il primo pezzo "Gold" si ispira ad una
poesia di Robert Frost intitolata "Nothing gold can stay" che ora vado a tradurvi: "In Natura il primo verde è dorato, e subito svanisce. Il primo germoglio è un fiore che dura solo un'ora. Poi a foglia segue foglia. Come l'Eden affondò nel dolore, così oggi affonda l'Aurora. Niente che sia d'oro resta". Eccellente. "Poison Tree" fa riferimento invece all'omonima poesia di William Blake, ma questa è ancora più famosa quindi non ve la traduco. Il terzo ed ultimo pezzo "Confedracy of dunces" me l'ha spiegato Marra mentre sorseggiavo una birra piena di zanzare, l'altro giorno in Villa: non so se si riferisca esplicitamente all'omonimo romanzo di John K. Toole, ma il tema é il medesimo e ruota intorno alla figura del dunce, ovvero di colui che non impara dall'esperienza. Ovvero: ciascuno di noi. Detto questo... buon ascolto!

>>> Download HOUMA cd-r in .mp3 (.rar - 37 mb.)

[cd-r from the world - 8]
SCHIZOPHASIA (harsh-grind - Ottawa, Canada) - Raise the dead (cd-r 2010)
[Puj] Questo è un incubo, lo posto nel tentativo di esorcizzarlo. Ad Ottawa, Canada, suonammo a casa di alcuni punx nichilisti strafatti di erba all'ammoniaca. Aprì la serata un punk con un pezzo di una canzone dei Discharge tatuato in fronte. Siccome gli altri componenti della sua band quella sera avevano di meglio da fare, lui si presentò da solo con una tastiera attaccata ad un distorsore e ci intrattenne con una ventina di minuti di feedback sfonda-timpani e grida disperate. Ho ancora le orecchie che mi fischiano da allora.
Interrotte le ostilità, ci regalò il 7" del suo gruppo vero, cioé gli Schizophasia (che suonano la stessa cosa che ci aveva appena fatto sentire, ma con la batteria).Un anno dopo incontro il mio amico Marky degli Ebola, per uno scambio. Tra una roba e l'altra, che cosa mi dà? Una monumentale antologia in cd-r degli Schizophasia, composta da 55 pezzi per una durata complessiva di più di un'ora! No, è una maledizione: ho la discografia completa degli Schizophasia! A questo punto non posso che condividere con tutti voi la mia gioia, e questo sinistro oggetto, che impietosamente raccoglie ben quattro demo degli Schizophasia, nell'ordine: "Bermuda triangle", "Dyplasia", "Sadists of the earth inferno" e "Cannibalistic humanoid underground dweller", registrati tra il 2008 e il 2009, i cui titoli sono tutti un programma. Per gli amanti del noise-grind a spruzzo o per quelli che hanno una strofa dei Discharge tatuata sulla faccia...

>>> Download SCHIZOPHASIA "Raise the dead" anthology in .mp3 + art scan (.rar - 109 mb.)

[cd-r from the world - 9]
ENZYMO (dark-prog - Patra, Greece) - s/t (cd-r 2006)
[Puj] Cambiamo decisamente registro... Da anni, perdo e ritrovo ripetutamene questo cd-r, quindi approfitto del fatto di averlo ritrovato per l'ennesima volta per postarlo sul blog e consacrarlo all'immortalità telematica.
So pochissimo di questa band chiamata Enzymo, anzi, sono più preciso: non ne so niente. Il loro cd-r deve esserci rimasto in tasca durante uno dei nostri tour ellenici. Purtroppo il booklet è scritto totalmente in greco, l'unica cosa che capisco è che vengono da Patrasso e che il cd in questione è stato registrato tra il 2005 e il 2006. Il loro sito non fornisce ulteriori informazioni, permane quindi il mistero.

Di certo, non mi aspettavo che gli Enzymo suonassero un raffinatissimo rock progressivo vecchio stile con inflessioni zeuhl à la Univers Zero e Magma. Musica sinistra da cielo plumbeo carico di cattivi presagi, tanto per i fan degli Jacula e di altre amenità dark-prog che per quelli dei Contropotere. I titoli delle canzoni? Alcuni tra i più rassicuranti sono "La tua morte" e "Attacco cardiaco". Attenzione, non ho dubbi: si tratta di un capolavoro!

>>> Download ENZYMO cd-r in .mp3 + art scan (.rar - 115 mb.)

08/07/11

[Free music for punx]
KRISI ISTERIKA (Anarcopunk, Milano R.I.P.) - Rehearsal demo (2004)
[Puj] Grazie a super-Chupito (che si aggiudica quindi la seconda apparizione fotografica su queste pagine esclusive...) e agli scavi archeologici effettuati nel suo hardisk, recuperiamo un altro, sozzo frammento della Milano anarcopunk di metà anni zero. Dopo Disprogress, Psicoreato, Attacco alle Menti e Rabbiassassina, sono (quasi) fiero di presentarvi – rullo di tamburi sfondati – i Krisi Isterika! Band di passaggio che ha esordito live nel 2006 al Drazdamir di Ferrara (R.I.P.) e si è sciolta poco dopo.
Dei fugaci Krisi Isterika, formati da marmaglia proveniente da Dead Cities, China Lovers, Disprogress ed altri gruppi crust/punk dell'epoca, rimangono tre pezzi registrati in sala prove nel 2004, che trovate qua sotto: G8, Sociedad muriente e Islas malvinas. Grind-crust a slavina, crudele e di poche parole. La registrazione è quella che è, ma rende l'idea. Ah, i testi dei pezzi sono in spagnolo, la lingua madre sia di Chupi (ecuadoregno) che di Pato (argentino), che della band erano i cantanti... altro da dire? No. Vai!

>>> Download KRISI ISTERIKA rehearsal demo in .mp3 (.rar - 5 mb.)

07/07/11

[We talk about... us!]
LIKE A BULLET FROM MILAN!
[Puj] Dopo tanti resoconti autografi dei nostri concerti, eccone finalmente uno scritto da mani estranee al gruppo. Girando in rete abbiamo incrociato il blog di un simpatico inglese di Bristol che, casualmente, si trovava a Mosca il due maggio di due anni fa, al nostro sgangheratissimo concerto. Ne ha redatto un resoconto decisamente lusinghiero! L’originale lo potete trovare qui, di seguito la nostra traduzione…

Come un proiettile da Milano!
"Una volta ogni tanto ti imbatti in un concerto che ti lascia la fatica di ricordare l'ultima volta che sei stato ad un altro nemmeno lontanamente così divertente! In una di quelle notti, un paio di mesi di Maggio fa, ho assistito ad un concerto in una piccola stanza nel retro di un locale a Mosca. Ho visto un deliziosamente positivo e follemente ballabile gruppo di ‘scugnizzi’ di strada italiani chiamato Kalashnikov.
Il loro nome era abbastanza adatto per Mosca - tanto più che i preparativi per una grande parata militare erano in corso in tutta la città - e sono sicuro che l'idea di questo concerto è iniziata come una specie di pazzo sogno irrealizzabile per la band. Un paio di volantini sparsi per la città ci hanno suggerito di indagare sul web, e abbiamo pensato che, in un modo o nell’altro, avremmo avuto una notte almeno decente. Ma era una di quelle rare notti in cui tutti gli ingredienti si incastrano per farne una diavolo di notte!
Il locale era un piccolo club chiamato Vse Svoi, nel retro del giardino zoologico della città. Appena svoltato per la via secondaria che ospitava il posto, ci hanno accolto i guaiti dei giovani punk eccitati miscelati con gli scricchiolii, l’abbaiare e le ringhia degli ospiti dello zoo, a fare da passerella esotica per l’intrattenimento serale. Non ci aspettavamo che il locale potesse essere così piccolo. Non molto più grande della stanza di mia nonna, e arredato con lo stesso gusto, lo Vse Svoi era invaso da 19enni stipati con gli occhi spalancati, intenti a fare headbanging davanti ad una seriosa scremo-band locale. Come sempre la mia metà aveva comprato un liquore aromatizzato, e un branco di ragazzini sono accorsi intorno a lei chiedendo se potevano averne un sorso. Questo non sarebbe stato un concerto normale, lo potevamo sentire. E quando gli headliner da Milano alla fine sono saliti sul palco, abbiamo avuto la prova che la nostra percezione era corretta! In armonia con il loro nome, i Kalashnikov hanno attaccano una turbo-danza in stile russo facendo impazzire la folla. La cantante Milena aveva ogniuno di loro (e di noi) nel palmo della sua mano fin dall'inizio. Pur essendo i più vecchi nella stanza di almeno 20 anni rispetto agli altri, siamo stati costretti a ballare il loro incalzante punk romantico, il loro ska ad alta velocità – sia perché eravamo stipati come sardine e non avremmo avuto scelta, ma anche perché i nostri piedi lo imponevano.
Ma la follia vera doveva ancora cominciare. C’era un giovane compagno giù dal palco completamente perso per il fascino di Milena, che la difendeva da tutti gli altri pretendenti, e mi è sembrato anche che le chiedesse di sposarlo tra una canzone e l'altra. Puj, il chitarrista, galleggiava sopra le teste dell’ormai rovente folla, i suoi piedi camminavano lungo il soffitto, mentre le tastiere del Don si impennavano continuamente sul piedistallo. Ormai la folla e la band erano diventate un’unica entità pulsante: l'unico modo di porre fine a tutto sarebbe stato lo sfinimento dei presenti, un'irruzione della polizia o, che ne so, un'esplosione. Quest'ultima sopraggiunse, quando l’ampli per basso, alla fine, ha ceduto sotto i colpi del bassista Nino, costantemente impegnato nel lancio di acqua sulla folla. E stata la fine del concerto, ma la gente ha continuato pogare e urlare per altri venti minuti buoni.
Raramente si vede uno spettacolo in cui ogni persona nella stanza si sta lasciando andare in una danza del tutto folle. Non c’era nemmeno una piccola enclave di ragazzi fighetti in fondo alla stanza ad annuire con le braccia conserte - che è forse ciò che ti aspetti in una città come Mosca. Prima di andarcene abbiamo condiviso il nostro amore per quella nottata con Puj, che sembrava avesse appena avuto la notte più divertente della sua vita. Non è stato poi così diverso per noi!
C’é sempre l’ansia quando poi cerchi le tracce di una band nel mondo reale… si ha paura che l'energia della notte abbia confuso il tuo giudizio sulla qualità reale della musica! Ma una tale paura con i Kalashnikov è infondata. Quando ho finalmente trovato il loro sito, ho capito che ognuno dei loro brani pulsa con la stessa potenza graffiante e la bellezza a tutto tondo che abbiamo visto in quel piccolo dietro le quinte di Mosca. Scoprilo da te, perché dal loro sito puoi scaricare gratuitamente tutti i pezzi dal primo all’ultimo brano. Grandi!" (da hacksawsworldofmusic.blogspot.com - nella foto: Milena rapita da alcuni adolescenti russi allo Vse Svoi di Mosca).

30/06/11


Kalashnikov collective live @ Villa Vegan Occupata (Milano, Italy) 26/2/2011 [+ Kontatto + Kain].

29/06/11


Kalashnikov collective live @ C.S.A. Spartaco (Ravenna, Italy) 13/2/2011 [Due giorni punk h.c. contro il nucleare / benefit gig for Silvia, Costa & Billy + Affluente + Congegno + Attrito + Gargantha + Contrasto + LeTormenta].

20/06/11

[Free books for punx]
Thomas Szasz “La mia follia mi ha salvato”. La follia e il matrimonio di Virginia Woolf (2006) - Die Irren Offensive. Il testamento psichiatrico.
[Pep] Thomas Szasz è uno dei massimi maestri del pensiero libertario contemporaneo. Liberale libertario, anti-proibizionista, anti- psichiatrico, assertore del diritto al suicidio (ma contrario alle sue forme medicalizzate, quali eutanasia e suicidio assistito), pioniere della lotta contro lo Stato Terapeutico, Thomas Szasz è noto soprattutto per la sua polemica epistemologica contro l'impianto (pseudo)scientifico della psichiatria.
Nato nel 1920 a Budapest (da cui fuggì per sottrarsi alle perscuzioni anti-semite di Hitler) e docente di psichiatria nel 1956 a New York, già negli anni Cinquanta aveva formulato le prime corrosive critiche alle basi scientifiche e giuridiche della psichiatria, culminate nel 1961 con la prima edizione del classico “Il mito della malattia mentale”, oggetto di vani tentativi censori da parte degli apparati medico-legali: a Szasz va il merito di aver individuato e disaminato con chiarezza il nesso derivativo tra l'odierna società e quelle teocratiche. Secondo Szasz è proprio l'odierno Stato Terapeutico ad aver sostituito quello teocratico: fondandosi su di un'abusiva valorizzazione etica della salute, con la correlata svalorizzazione della malattia, e su di un'obiettivazione del loro valore tale da deprivarlo di leggibilità soggettiva. In tal senso proprio la pratica della psichiatria, denunciata da Szasz come attività pseudo-medica, risulta giocare su trattamenti “sanitari” (tipicamente quelli coattivi, radicalmente delegittimati da Szasz) che si fondano sulla recisa disgiunzione tra la percezione soggettiva di malattia del paziente (generalmente ambigua, assente o nettamente rigettata da quest'ultimo) e la sua sussistenza al puro livello dell'oggettività diagnostica posta in essere nosograficamente e giuridicamente dal potere medico. In tal senso la psichiatria rivela il cruciale scopo di evidenziare la malattia come disvalore rilevabile al livello della piena oggettività, sottraendola alla valutabilità e gestibilità soggettiva individuale: esercitando la medesima funzione che nelle società cristiane era assegnata all'Inquisizione, nel suo rapporto con la stregoneria e il satanismo quali disvalori di evidenza oggettiva, come dimostra la modalità stessa delle prassi di indagine inquisitoriali (dall'accusa di stregoneria per sentito dire, all'unilaterale fraintendimento semantico e concettuale delle confessioni, fino alla ricerca del “marchio di Satana” sul corpo della strega: tutte strategie superstiziose passate, camuffandosi, alla psichiatria).
Il volume di Thomas Szasz di cui il Kalashnikov Collective Headquarter presenta alcuni capitoli, è la rilettura della vicenda di Virginia Woolf, scrittrice e pensatrice femminista riconosciuta dal marito e poi diagnosticata “malata di mente”. Szasz mostra come la presunta “malattia mentale” sia in realtà un fatto sociale, da intendersi come assegnazione e assunzione attoriale di un determinato ruolo: in particolare nel caso di Virginia Woolf è il ruolo di genio folle ad esserle stato attribuito, permettendole (anche) di utilizzarlo a proprio vantaggio. E' proprio la disamina critica della mitologia psichiatrica della genialità folle, costituita da due termini ( genio e follia) ugualmente insussistenti e mistificatori, nel presentarsi ingannevolmente come descrizioni, essendo in realtà arbitrarie valutazioni (e ingiunzioni) morali (apologetiche nel caso del genio e denigratorie nel caso della follia). Di qui la ribaltabilità e l'intersecabilità di un termine nell'altro: è proprio a questo livello che Szasz può agevolmente smascherare la radice (non esattamente scientifica!) di questa mitologia psichiatrica, che di fatto pericolosamente suggerisce che la sofferenza, quanto più possibile acuta, sia condizione necessaria per accedere alla creatività. Tale radice è la figura di Gesù Cristo, con la sua corona di spine e la sua implacabile logica autolesionistica (recentemente riportata al plauso delle platee internazionali dal film di Mel Gibson) a dimostrazione del fatto che la psichiatria è riducibile a null'altro che un nuovo ( e, forse, disgraziatamente non ultimo) cristianesimo. Al riguardo ci piace, in conclusione, citare le ironiche parole di Thomas Szasz: «Chi è devoto in senso religioso non dubita che esistano i miracoli e i santi: si chiede soltanto se di un certo evento insolito o di una certa persona insolita si possa dire che si tratta di un miracolo o di un santo. Succede oggi la stessa cosa con chi è devoto in senso psichiatrico: non dubita che esistano le malattie mentali e le persone folli, si chiede soltanto se una certa persona insolita possa considerarsi un caso di malattia mentale o una persona malata di mente. La persona psichiatricamente illuminata sa che esiste la condizione medica chiamata “follia”, così come la persona religiosamente illuminata sa che esiste la condizione spirituale chiamata “santità”

Segnaliamo che la nostra selezione (oltre a contenere il primo capitolo del volume e l'appendice seconda su genio e follia, corredati dalla prefazione di Szasz e dall'introduzione della filosofa del linguaggio Susan Petrilli) include un modello commentato del testamento psichiatrico (da N. Manicardi, Italiani da slegare, Koinè Edizioni), messo a punto dal gruppo antipsichiatrico tedesco Die Irren Offensive, ispirandosi ad un'idea dello stesso Szasz: uno strumento di autodifesa legale nei confronti degli interventi psichiatrici coattivi, che può contrastare il totalitarismo terapeutico della psichiatria.

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Thomas Szasz - "La mia follia mi ha salvato" + ... [ITA] in .pdf (36 mb.)