20/11/10

[Free books for punx]
Kit Reed - La bomba ai giovani! (Tit. Or.: "The Judas Bomb") (racconto - U.s.a. 1970)
"Al tempo in cui regnavano i giovani, Washington venne in possesso della bomba. Gli Hypo lo scoprirno, il giorno in cui uno della banda dei Judas perse la testa e diede in escandescenze..."
[Puj Kit Reed é una simpatica signora americana autrice negli anni '70 di alcuni acidissimi racconti fanta- sociologici d'indole iconoclasta, tra i quali questo "The Judas Bomb" aka "La bomba ai giovani".
In uno scenario tra I Guerrieri della Notte e Fuga dal Bronx, o qualche altro b-movie post-atomico dei bei tempi, si snoda una storiella distopica che racconta in modo originale dei rapporti tra le generazioni e del passaggio dalla gioventù all'età adulta.
L'autrice sfrutta un classico tema paranoico, quello della bomba (atomica), tanto in voga ai tempi della Guerra Fredda... Tratto da Urania n. 745 del febbraio 1970. Ka-boooom!


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19/11/10

[Free music for punx]
TOTAL CHAOS (U.k. anarcopunk) - Complete discography (1980 - 1984)
[Puj] Rovistando nella spazzatura si rinvengono piccoli tesori ammuffiti... Come la discografia di uno sfigatissimo gruppo del nord-est inglese degli anni '80, i Total Chaos (niente a che vedere con gli omonimi fashion punx californiani, naturalmente). Come molti loro coetanei, i Total Chaos di Gateshead durarono il tempo di ricevere qualche sputazzo da sotto il palco e d'imparare a tenere in mano gli strumenti. Purtroppo, gettarono la spugna nel momento in cui la loro musica si stava facendo davvero interessante: "Sai, quando ho chiesto agli altri - dice il batterista Gaz - quando e perché ci siamo sciolti... nessuno se lo ricordava! Incredibile, no? Ciascuno di noi ad un certo punto si é trovato immerso in altri impegni: Keeks finì al college, Nolie si era ammalato di una patologia intestinale che gli impediva di restare sul palco troppo a lungo (...), Jed uscì di melone, e non é più rientrato... Per quanto mi riguarda, divenni padre a 18 anni. Ci portavamo dietro mia figlia Nicole ai concerti e tutti i punk facevano un giaciglio con i loro giubbotti per farcela dormire sopra. Mi sembrano tutte buone ragioni per spiegare il nostro scioglimento...".
E' oggigiorno diffusa la tendenza a mitizzare il punk degli anni '80, ma a bands come i Total Choas (e a mille altre dell'epoca), tutta questa mitologia farebbe ridere. Basti pensare che il "miglior concerto" dei Total Chaos viene così descritto da Gaz: "Il nostro miglior concerto é stato sicuramente quello di Marlborough vicino a Newcastle. Proprio mentre stavamo suonando, il gestore del posto ci chiese di andarcene. Sembrava che qualcuno dei clienti stesse facendo casino, spaccando bicchieri... Per noi era un vero problema perché eravamo con i mezzi pubblici e gli autobus per riportarci a casa sarebbero passati molto più tardi. Così suggerimmo al pubblico di continuare il concerto in un posto chiamato Garage, che però non era dietro l'angolo. Ogni punk del pubblico ci aiutò a trasportare i pezzi dell'attrezzatura camminando per mezzo miglio fino al Garage, per rimontare tutto e continuare a divertirci. Durante il tragitto non andò perso neppure un bullone!".
Nella loro fugace apparizione sulle scene, tra il 1980 e il 1984, i Total Chaos fecero in tempo a registrare una cassetta demo e tre e.p., nei quali infilarono una quantità sorprendente di idee bizzarre e perdenti in partenza. Ad esempio, i punx dell'epoca non poterono che rimanere del tutto interdetti di fronte ad un disco come "Bombs and fields", che consisteva in una raccolta di pezzi ambient, rumori, bambini che piangono, pezzi strumentali interlocutori e, naturalmente, canzoni anarcopunk irreparabilmente scassate.
Malgrado tutto, oggi, i loro dischi suonano magici ed evocativi, come l'incantesimo di uno stregone ubriaco. Pezzi come "Solo in una landa oscura" (un collage di assoli di chitarra schizoidi, rumoracci sinistri e mugolii) oppure "Dopo la bomba" (marcia funebre su una base di chitarre violentate ed echi disperati) sono qualcosa di unico. Che dire invece di "Revolution Part 10" (?) brano per sola batteria e voce contenuto nel loro primo e.p.? O della sghemba marcetta anarcopunk di "Brixton Prison"? Per non parlare di "Io muoio", ballad notturna per chitarra scordata... I Total Chaos: il classico caso in cui le idee suppliscono alle limitate capacità tecniche e alla pochezza dei mezzi a disposizione...

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15/11/10

[Free books for punx]
Ma Mel'ma - "Scagliare una pietra al patriarcato: lettera aperta per capire le femministe" (2010)
"Conosco bene i pregiudizi nei confronti delle femministe, perché per troppo tempo ne sono stata fautrice anch'io. Mio padre mi disse una volta che le femministe sono tutte delle brutte lesbiche. L'esperienza sembrava confermare..." [dall'introduzione dell'autrice].
[Puj] Queste parole forse potrebbero non essere le migliori per avviare un discorso su femminismo e anarchia. E invece, partendo dalla messa in discussione dei propri pregiudizi si scoprono un sacco di cose e le prospettive cambiano rapidamente...
L'opuscolo di Ma(lva), piccola produzione d.i.y. del giro Villa Occupata di Milano, é eccezionale per chiarezza e ricchezza di spunti. Le tematiche femministe vengono analizzate dal punto di vista di un’anarchica nel rispetto della propria concezione radicalmente anti-autoritaria, estranea all'indole riformista delle aree più moderate del movimento: "Parlare della condizione della donna nella società é come parlare delle condizioni degli animali negli allevamenti [...] Come in ogni movimento, c'é una parte riformista che vorrebbe gabbie più grandi, senza andare però oltre
[...] Dall'altro lato però c'é chi brama la libertà assoluta, priva di qualsiasi sbarra, muro, passaporto o filo spinato [...] Mi riferisco a quel femminismo che rivendica la liberazione dall'ideologia sessista, la liberazione dai ruoli di genere impostici, la liberazione dall'omofobia e dalla transfobia".
La proposta anarchica é, come sempre, un ripensamento
dell'esistente alla radice, nel segno della propria responsabilità individuale, del proprio vissuto quotidiano e senza delegare a nessuno. Evitando qualsiasi velleità "educativa" (quindi autoritaria e coercitiva), si avvia l'analisi dall'invisibile e sorprendente complessità delle nostre pratiche quotidiane, della nostra modalità abituale di rapportarci all'altro/altra, del nostro linguaggio comune per indagare ciò che di autoritario, e quindi violento, esiste in ciò che facciamo e in ciò che viviamo. In questo metodo pragmatico, che prende le mosse dall'evidenza del vissuto di ciascuno, stanno la forza e la bellezza del pensiero libertario.
Detto questo: "Accettare le critiche anarcofemministe vuol dire fondamentalmente aprire una voragine di rimesse in discussione dei nostri rapporti personali e sociali [...] Vuol dire vergognarsi di certi comportamenti. Vuol dire rinunciare a certi privilegi. L'anarcofemminismo ci porta a guardarci dentro, e a cambiarci".
La lettura di "Scagliare una pietra al patriarcato", per il taglio pratico e la chiarezza di linguaggio del testo, é consigliatissima a tutti e tutte, ma soprattutto a chi si voglia approcciare, per la prima volta, in modo attivo e propositivo, al pensiero anti-sessista, anti-specista, femminista e trasgender. Tutte tematiche queste che, in una società distratta come la nostra, mantengono sempre una forza "sconvolgente"...

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14/11/10

[Free music for punx]
ATTACCO ALLE MENTI (Milano / Como anarcopunk) - Demo (2007)
"Gli Attacco alle Menti suonano poche volte e male, altre volte bene (ma ciò è raro, date le sbronze di simo e vale), proponendo dei testi impegnati con della musica a volte lenta, a volte veloce, punk o metal o ballabile (se sei ubriaco). Dal 1 ottobre [2008, ndr] gli Attacco alle Menti non esistono più per vari fattori, fra tutti il trasferimento di Violetta in Grecia. Ora cercano di vivere ognuno la propria esistenza il peggio possibile...".
[Puj] I tempi sono maturi per riesumare questa mitologica band lombarda di qalche anno fa? No. Certo, per renderla una band realmente mitologica sarebbe dovuto passare molto più tempo. Ma chi se ne sbatte! Perché a me gli (o le?) Attacco alle Menti piacevano. E poi ci cantava un personaggio di sicuro mitologico, ovvero la Vale di Utero Selvaggio distro, ora ritiratasi dalle fetide scene del punk/hc scrauso. Ai tempi, suonarono con un bel po' di gruppi dei paraggi che sono durati poco, ma mitici pure loro, come Rabbiassassina, Rsd, Konvulsione e H5N1.
Un vero e proprio demo degli Attacco alle Menti non credo sia mai uscito, quindi lo diamo virtualmente alle stampe (digitali) ora. Quattro pezzi di anarcopunk che viene giù a slavina, bello storto. La voce della Vale é tutto un programma, ma anche quella wretchediana del Simo non scherza. Ah, la chitarra é scordata (o forse é il basso?). Grandi titoli, come "Peste o.g.m." e "Inginocchiati a leccare il sangue". Rovina h.c. di qualità!

>>> Download ATTACCO ALLE MENTI demo in .mp3 (.rar - 13 mb.)

13/11/10

[Kalashni-gig report]
16 ottobre 2010 @ Villa Vegan Occupata (+ Extirpation + Ebola + Warpath + Anxtv)
[Puj] Periferia nord-ovest di Milano. Nebbia, freddo e odore di asfalto bagnato. Niente ferma i punx assetati, nemmeno un tempo da lupi e la pioggia a catinelle. La Villa Occupata viene così presa d'assalto dalle Orde del Caos per l'ennesimo mostruoso anarcopunk meeting organizzato dai Kalashnikov, il cui incasso andrà benefit per Villa Vegan e per i suoi animali.
E' la sera del 16 ottobre e fino a poco prima un gruppo di ragazzi e ragazze era arroccato sul tetto di uno stabile in via Savona, dall'altra parte della città. Erano gli occupanti della Bottiglieria, uno squat nel pieno centro cittadino, nel cuore della Milano dei locali alla moda e degli atelier di design. Hanno tentato di rendere
agli sbirri più sgradevole lo sgombero dello stabile. A Milano ad ottobre fa freddo e tre lunghi giorni lassù, sulle tegole gelate, non sono certo uno scherzo. Non saprei raccontare meglio la storia di quanto abbiano fatto i protagonisti dell'impresa, nel bellissimo post nel blog della Bottiglieria, intitolato "La città vista da un tetto".
Mentre scrivo, i ragazzi e le ragazze della Bottiglieria hanno già occupato un nuovo stabile in Via Giannone, nel cuore della Chinatown milanese ("la Macchina da Guerra Nomade conquista senza essere notata e si muove prima che la mappa possa essere aggiornata", come dice Hakim Bey). Tutta la nostra solidarietà.
Questo autunno sarà ricordato come un periodo eroico per quanto riguarda le occupazioni a Milano e dintorni: uno spazio a Gallarate, poco a nord della città, l'Edera occupata, è stato da poco sgomberato, dopo sole due settimane di esistenza; analogo discorso per un altro spazio a Varese, durato una manciata di ore. Alla repressione fa eco l'entusiasmo e la caparbietà delle ragazze e dei ragazzi che lottano per capovolgere il senso delle cose. Un senso che si fa ogni giorno più univoco e più inesorabile. Il cappio di un mai sopito fascismo politico-culturale che pare stringersi intorno alle nostre gole. Anche per questo, in lotte come quella dei compagni e delle compagne della Bottiglieria di via Savona leggiamo sempre tanta poesia. Benché la digos, le denunce e l'indifferenza della gente non siano per nulla poetiche... La poesia e la bellezza stanno nel carattere "illogico" delle nostre azioni, nel fatto di giocare la partita infrangendo le regole del gioco ed essendo per questo condannati ad uscirne sconfitti. Il problema (per gli altri) é che nelle nostre partite da perdenti ci divertiamo molto di più di quelli che delle regole del gioco se ne servono per ottenere le loro
scontate, banali, imbarazzanti vittorie.
La mattina del 16 ottobre, a poche ore dal concerto, ci eravamo interrogati con i compagni e le compagne della Villa su che cosa andasse fatto per essere solidali con gli occupanti di Via Savona che, a quell'ora, se ne stavano ancora sul tetto. Ci siamo chiesti se fosse il caso di annullare tutto o di portare il concerto là, in strada, nel pieno centro della città. Sarebbe stato un suicidio? Ormai era forse troppo tardi per ripensarci, cancellare o altro. Alla fine, giusto o sbagliato, si è deciso di suonare, sfruttando l'occasione per parlare a tutti di questa cosa e cercare di raccontarla nel frastuono, nell'ennesimo groviglio di corpi e rumori.
La notte é trascorsa libera e selvaggia, con tutte le sue caotiche contraddizioni, nel segno di un'ostinazione tutta nostra a vivere la musica al di fuori di ogni logica riconosciuta, nel segno di una irreversibile dissidenza esistenziale. Più passa il tempo, più faccio fatica a capire che cosa di preciso ci tiene legati a questa realtà, a questo frastuono, a questa vita. E meno capisco, più cresce il nostro radicamento entro queste mura scrostate, cresce la passione disperata, cresce l'affetto sincero e smisurato per tutte le persone che in questo perimetro incontriamo. Più tasselli del puzzle perdiamo, più si scopre qualcosa di meraviglioso che sta al di sotto del puzzle. Aldilà delle A cerchiate sui giubbotti e dei riff di chitarra, c'é qualcosa che ci sfugge e che forse ha qualcosa in comune con lo stare su un tetto per tre giorni e per tre notti al freddo. All'alba, osservando il campo di battaglia del dopo-concerto, tra le lattine vuote e i cani, mi è caduto lo sguardo su due punx abbracciati l'uno all'altro che dormivano ubriachi sul divano, e mi è venuta in mente una frase di Joseph Carter dei Mob, che, forse, racchiude un frammento del senso profondo e gioioso di tutto questo: "Rivoluzionari? Non credo... eravamo soltanto un branco di bambini spaventati che si tenevano vicini per stare al caldo...".
[Free music for punx]
ANXTV (La Spezia anarcopunk) - Complete discography (2005 - 2010)
[Puj] In cima alla ripida scala che conduce agli scantinati della Villa compare la sagoma inconfondibile di mister Andrea "Bone Idol" Bonini, seguito da Verushka, Daniela e Marco, gli altri Anxtv. Andrea tiene per il manico la sua mitologica chitarrina libera e selvaggia senza custodia (e senza una corda) che é ormai un must. Ogni concerto degli Anxtv é un'esperienza di condivisione molto intensa e gioiosa, e anche quello del 16 ottobre in Villa é stato tale. I punx italiani amano questa band che é una delle poche a recuperare in maniera creativa (e allo stesso tempo sincera) lo spirito dei gruppi ananrcopunk inglesi degli anni '80.
Formatisi a Spezia nel 2005 dalle ceneri di band come N.S.A. e Biocidio, gli Anxtv hanno pubblicato con regolarità svariato materiale, malgrado Andrea viva ormai da alcuni anni in Finlandia. Musicalmente gli Anxtv alternano brani veloci in classico up-tempo (inni come "Ore rubate" e "Diritto d'illusione") a suite anarcopunk dal tono narrativo ("Alba Atomica", "Neve rosso sangue" e "Nel vostro grigio eterno"). Una cosa molto suggestiva dei loro dischi sono gli artwork di Andrea, dallo stile inconfondibile, nei quali ritornano soggetti simili, come negli artwork dei grandi gruppi peace-punk (Mob, Rudimentari Peni, Subhumans...).
Potrete assaporare voi stessi tutto questo scaricando da qua sotto un'antologia super completa della musica degli Anxtv, che raccoglie l'intera discografia (artwork e testi inclusi) dal duemilaecinque ad oggi. Si parte con il cd-r "Lo stato d'animo che loro controllano" del 2005, si prosegue con il 12" split con Bestiame, Berserk e Carogna (band più o meno estinte), il 7" Neve Rosso Sangue ed il recente 12" split con i punx friulani Vivere Merda...

>>> Download ANXTV discography 2005-2010 in .mp3 (.rar - 132 mb.)


Anxtv live at Izbruh, Kranj (Slovenja) - july 2008
[Free music for punx]
WARPATH! (Milano, Vigevano, Bergamo, Modena d-beat)
[Puj] I Warpath! I componenti dei Warpath sono tutte anime inquiete attive in passato in svariate band dei dintorni dal destino più o meno infelice (mi arrischio in un elenco: Trauma, Psicoreato, Attacco alle Menti, Disprogress, Sedlec, Thyria, Krisi Isterika. Ok?). Che abbiano finalmente trovato la pace in un progetto solido e duraturo? I Warpath nascono nel 2009, ma si assestano solo l'anno successivo quando si fondono con i Land of Devastation, ovvero con se stessi dato che i componenti delle due band, più o meno, erano gli stessi.
Dopo questa buffa vicenda, i Warpath iniziano a suonare in giro con continuità e migliorano parecchio; oggi fanno un solido, classico, inesorabile crust d-beat con doppia voce maschile/femminile à la Nausea/Detestation. Sarebbero il massimo per il sottoscritto se solo puntassero di più sulle atmosfere che sulla velocità come vado a dire loro da mesi, e continuerò a dire loro finché non mi manderanno a cagare. Insomma: più Nausea, meno Disrupt!!! Ah, ah, ah! Comunque sia, i Warpath spaccano.
Dato che non hanno ancora prodotto nulla potete ascoltare tre pezzi sul loro myspace, dove, tra l'altro, troneggia l'avviso: "Dal vivo siamo più veloci". Cazz! Incorreggibili Warpath!
[Free music for punx]
EBOLA / KALASHNIKOV - Ti ho visto morire (nella scelta scontata di un giorno qualsiasi...) (split tape 2010)
[Puj] "Pubblicare uno split live in cassetta nel 2010 non ha senso, ed é per questo che l'abbiamo fatto. Pensate che esistano ancora cose plausibili da intraprendere nel mondo della musica autoprodotta? Non esistono, rimangono solo i gesti sconsiderati. Quelli che raccontano di un modo di trattare la musica che con i cliché, le consuetudini e le regole mercantili ad essa legati non c'entrano niente. i gesti che ci restano sono quelli che puzzano di esistenze vissute in modo conflittuale, seguendo l'istinto e rincorrendo la propria unicità, nel tentativo di riappropriarci dei desideri che questa società ci ha strappato. Ciò che unisce i due gruppi presenti sulla cassetta é un modo piuttosto simile di vedere le cose e di stare al mondo, non certo la musica. Incredibile vero? A tratti inquietante! ma non c'é da preoccuparsi, quest'incubo dura solo mezz'ora di nastro. Alla fine, il mondo fuori dalla finestra resta quello dove tutto é diligentemente confezionato, etichettato, prevedibile ed immobile. Come i morti all'obitorio".
Con queste parole trionfali introduciamo il nostro split in cassetta con gli ultracore bastards bresciani Ebola, amici e stimati colleghi di rovina. Il nastro é venuto pronto proprio in occasione del concerto in Villa del sedici ottobre e contiene alcune registrazioni live raccolte in giro per l'europa (per quanto ci riguarda Francia e Slovenja), nonché due imperdibili cover: una degli Ebola eseguita da noi ("Il vero degrado é l'abitudine al vivere") e viceversa ("E.l.f."). Le vostre orecchie vi malediranno!

>>> Download split K7 Kalashnikov/Ebola (2010) in .mp3 (.rar - 62 mb.)

12/11/10

[Free music for punx]
COLD VIETNAM (U.k. anarcopunk) - Complete discography (1986 - 1988)
[Puj] Per tirarmi su di morale mi piace disotterrare cadaveri. Tra le band del tardo anarcopunk inglese che non hanno lasciato alcun ricordo tra gli esseri umani, vanno sicuramente annoverati i Cold Vietnam di Redditch, una cittadina a sud di Birmingham.
La loro discografia consta di una cassetta di 6 pezzi registrata nel 1986 e un brano ("New Patriots") incluso in una compilation francese nel 1988. La cassetta, dal titolo "Blast into action with hunt the man" (?), é ben registrata e contiene dell'ottimo anarcopunk creativo con una predilezione per la melodia (il rock corale di "Winds of change"), le folk-ballad rurali ("Thruth hits everybody", che vanta un bell'arrangiamento per organo da chiesa) e le ritmiche in levare (lo ska epico di "Cut the corn"). Descritta così sembra terrificante, ma la musica dei Cold Vietnam é un'eroica testimonianza di un filone perdente all'interno del punk degli anni '80 e, proprio per questo, merita interesse e va tutelata. Come nel caso di una specie in via di estinzione. Il loro sound, per la verità, é già estinto, e li accomuna a molte anarcopunk band inglesi oggi ricordate soltanto per l'appartenenza ad un periodo mitico e seminale, ma snobbate a livello musicale.
Una caratteristica tipica delle vecchie band peace-punk era, malgrado tutto, la capacità di scrivere canzoni una ben caratterizzata rispetto all'altra, ognuna con la propria spiccata personalità. Anche i "Vietnam freddo", nel loro piccolo, lo facevano. Non é forse abbastanza per renderli una band interessante?

>>> Download Cold Vietnam discography in .mp3 (.rar - 16 mb.)

02/11/10

[Free books for punx]
Pierangelo Di Vittorio: una filosofia delle libertà minori.
[Pep] Il pensiero di Pierangelo Di Vittorio può costituire un ideale e sofisticatissimo sfondo filosofico su cui situare la pratica anti-psichiatrica ed anti-isituzionale, nonché proporsi decisivamente come la fonte di una nuova modalità di politica radicale. Adottando come principale punto di riferimento il pensiero di Franco Basaglia, la riflessione filosofica del quarantacinquenne pensatore barese (autore di libri fondamentali come la monografia “Franco Basaglia”, con Mario Colucci e “Foucault e Basaglia. L'incontro tra genealogie e movimenti di base”) si orienta verso una critica degli odierni riformismi, onde costruire un radicalismo politico, affondante le proprie radici nella storia dei movimenti anti-psichiatrici, che si adatti ad un'epoca che appare ormai compiutamente post-rivoluzionaria.
Elaborando sul tema di quelle che egli definisce libertà minori e della loro insorgenza, Di Vittorio giunge ad individuare in quest'ultima, avviatasi negli anni Sessanta e Settanta con la messa in questione del sapere psichiatrico, del sistema penale e e della sessualità, la chance per aprire una falla nella strategia politica riformista, ovvero innescare un riformismo critico che attacchi senza posa la sfera del diritto lungo il perimetro dei suoi confini. Questi ultimi, preposti a discriminare e separare gli individui quali interni od esterni al diritto valendosi di fondamenti precipuamente extra-giuridici (ad esempio il sapere psichiatrico, orientato a situare i soggetti di sua pertinenza in un regime di diritti differenziato) debbono essere sgretolati mettendoli politicamente in questione attraverso la rivendicazione delle nostre libertà minori, ovvero della nostra quotidiana insocievolezza, della nostra follia, più in generale della nostra renitenza ad inscriverci nella vita regolata della Polis.
L'antologia di saggi che proponiamo, nell'intento di far luce su uno dei pensatori italiani contemporanei più trasgressivi e affascinanti, si apre con la prolusione “Libertà minori: un diritto all'insocievolezza” (2002) in cui Di Vittorio delinea (interpellando gli itinerari speculativi di Immanuel Kant e Michel Foucault, Franco Basaglia e Georges Bataille) una via post-marxiana e post-rivoluzionaria al radicalismo politico, affrontando fra l'altro le inquietanti contraddizioni dell' odierna psichiatria, tanto nei suoi versanti scientifici che in quelli politici. Segue “L'anima oltre le sbarre. La biopolitica dalla segregazione alla comunità terapeutica”(2007) in cui Di Vittorio, muovendo dal concetto di bio-politica (formulato da Michel Foucault negli anni Settanta) esamina l'evoluzione del dispositivo scientifico e giuridico della psichiatria (individuata foucaultianamente quale matrice concettuale ed operativa della modalità novecentesca del razzismo) e mostra in modo allarmante l'altissima pervasività sociale cui ormai è giunto il paradigma di matrice psichiatrica della comunità terapeutica, finalizzato alla neutralizzazione dei conflitti ed all'invisibilizzazione del potere. A completamento del discorso sulla biopolitica proponiamo anche “Biopolitica e psichiatria”(2004), mentre il successivo “La parabola della follia” (2004) è un intervento sul percorso speculativo del grande filosofo francese Michel Foucault, protagonista decisivo dei movimenti anti-psichiatrici, indagato in particolare nella relazione del suo pensiero con la rivoluzione del Sessantotto. Completa la nostra antologia “Testimoniare la follia” (2001), una acutissima riflessione sul nostro rapporto con la follia, nel quadro di un'epoca in cui il movimento anti-psichiatrico ha reso possibile una soggettività allargata oltre gli angusti confini della normalità: essere trasgressivi testimoni contro questi ultimi è il compito etico che il pensiero di Pierangelo Di Vittorio ci addita con disturbante genialità e straordinaria, irriducibile ostinazione intellettuale.

>>> Download Pierangelo Di Vittorio antologia [ITA] in .pdf (5,6 mb.)