13/11/10

[Kalashni-gig report]
16 ottobre 2010 @ Villa Vegan Occupata (+ Extirpation + Ebola + Warpath + Anxtv)
[Puj] Periferia nord-ovest di Milano. Nebbia, freddo e odore di asfalto bagnato. Niente ferma i punx assetati, nemmeno un tempo da lupi e la pioggia a catinelle. La Villa Occupata viene così presa d'assalto dalle Orde del Caos per l'ennesimo mostruoso anarcopunk meeting organizzato dai Kalashnikov, il cui incasso andrà benefit per Villa Vegan e per i suoi animali.
E' la sera del 16 ottobre e fino a poco prima un gruppo di ragazzi e ragazze era arroccato sul tetto di uno stabile in via Savona, dall'altra parte della città. Erano gli occupanti della Bottiglieria, uno squat nel pieno centro cittadino, nel cuore della Milano dei locali alla moda e degli atelier di design. Hanno tentato di rendere
agli sbirri più sgradevole lo sgombero dello stabile. A Milano ad ottobre fa freddo e tre lunghi giorni lassù, sulle tegole gelate, non sono certo uno scherzo. Non saprei raccontare meglio la storia di quanto abbiano fatto i protagonisti dell'impresa, nel bellissimo post nel blog della Bottiglieria, intitolato "La città vista da un tetto".
Mentre scrivo, i ragazzi e le ragazze della Bottiglieria hanno già occupato un nuovo stabile in Via Giannone, nel cuore della Chinatown milanese ("la Macchina da Guerra Nomade conquista senza essere notata e si muove prima che la mappa possa essere aggiornata", come dice Hakim Bey). Tutta la nostra solidarietà.
Questo autunno sarà ricordato come un periodo eroico per quanto riguarda le occupazioni a Milano e dintorni: uno spazio a Gallarate, poco a nord della città, l'Edera occupata, è stato da poco sgomberato, dopo sole due settimane di esistenza; analogo discorso per un altro spazio a Varese, durato una manciata di ore. Alla repressione fa eco l'entusiasmo e la caparbietà delle ragazze e dei ragazzi che lottano per capovolgere il senso delle cose. Un senso che si fa ogni giorno più univoco e più inesorabile. Il cappio di un mai sopito fascismo politico-culturale che pare stringersi intorno alle nostre gole. Anche per questo, in lotte come quella dei compagni e delle compagne della Bottiglieria di via Savona leggiamo sempre tanta poesia. Benché la digos, le denunce e l'indifferenza della gente non siano per nulla poetiche... La poesia e la bellezza stanno nel carattere "illogico" delle nostre azioni, nel fatto di giocare la partita infrangendo le regole del gioco ed essendo per questo condannati ad uscirne sconfitti. Il problema (per gli altri) é che nelle nostre partite da perdenti ci divertiamo molto di più di quelli che delle regole del gioco se ne servono per ottenere le loro
scontate, banali, imbarazzanti vittorie.
La mattina del 16 ottobre, a poche ore dal concerto, ci eravamo interrogati con i compagni e le compagne della Villa su che cosa andasse fatto per essere solidali con gli occupanti di Via Savona che, a quell'ora, se ne stavano ancora sul tetto. Ci siamo chiesti se fosse il caso di annullare tutto o di portare il concerto là, in strada, nel pieno centro della città. Sarebbe stato un suicidio? Ormai era forse troppo tardi per ripensarci, cancellare o altro. Alla fine, giusto o sbagliato, si è deciso di suonare, sfruttando l'occasione per parlare a tutti di questa cosa e cercare di raccontarla nel frastuono, nell'ennesimo groviglio di corpi e rumori.
La notte é trascorsa libera e selvaggia, con tutte le sue caotiche contraddizioni, nel segno di un'ostinazione tutta nostra a vivere la musica al di fuori di ogni logica riconosciuta, nel segno di una irreversibile dissidenza esistenziale. Più passa il tempo, più faccio fatica a capire che cosa di preciso ci tiene legati a questa realtà, a questo frastuono, a questa vita. E meno capisco, più cresce il nostro radicamento entro queste mura scrostate, cresce la passione disperata, cresce l'affetto sincero e smisurato per tutte le persone che in questo perimetro incontriamo. Più tasselli del puzzle perdiamo, più si scopre qualcosa di meraviglioso che sta al di sotto del puzzle. Aldilà delle A cerchiate sui giubbotti e dei riff di chitarra, c'é qualcosa che ci sfugge e che forse ha qualcosa in comune con lo stare su un tetto per tre giorni e per tre notti al freddo. All'alba, osservando il campo di battaglia del dopo-concerto, tra le lattine vuote e i cani, mi è caduto lo sguardo su due punx abbracciati l'uno all'altro che dormivano ubriachi sul divano, e mi è venuta in mente una frase di Joseph Carter dei Mob, che, forse, racchiude un frammento del senso profondo e gioioso di tutto questo: "Rivoluzionari? Non credo... eravamo soltanto un branco di bambini spaventati che si tenevano vicini per stare al caldo...".
[Free music for punx]
ANXTV (La Spezia anarcopunk) - Complete discography (2005 - 2010)
[Puj] In cima alla ripida scala che conduce agli scantinati della Villa compare la sagoma inconfondibile di mister Andrea "Bone Idol" Bonini, seguito da Verushka, Daniela e Marco, gli altri Anxtv. Andrea tiene per il manico la sua mitologica chitarrina libera e selvaggia senza custodia (e senza una corda) che é ormai un must. Ogni concerto degli Anxtv é un'esperienza di condivisione molto intensa e gioiosa, e anche quello del 16 ottobre in Villa é stato tale. I punx italiani amano questa band che é una delle poche a recuperare in maniera creativa (e allo stesso tempo sincera) lo spirito dei gruppi ananrcopunk inglesi degli anni '80.
Formatisi a Spezia nel 2005 dalle ceneri di band come N.S.A. e Biocidio, gli Anxtv hanno pubblicato con regolarità svariato materiale, malgrado Andrea viva ormai da alcuni anni in Finlandia. Musicalmente gli Anxtv alternano brani veloci in classico up-tempo (inni come "Ore rubate" e "Diritto d'illusione") a suite anarcopunk dal tono narrativo ("Alba Atomica", "Neve rosso sangue" e "Nel vostro grigio eterno"). Una cosa molto suggestiva dei loro dischi sono gli artwork di Andrea, dallo stile inconfondibile, nei quali ritornano soggetti simili, come negli artwork dei grandi gruppi peace-punk (Mob, Rudimentari Peni, Subhumans...).
Potrete assaporare voi stessi tutto questo scaricando da qua sotto un'antologia super completa della musica degli Anxtv, che raccoglie l'intera discografia (artwork e testi inclusi) dal duemilaecinque ad oggi. Si parte con il cd-r "Lo stato d'animo che loro controllano" del 2005, si prosegue con il 12" split con Bestiame, Berserk e Carogna (band più o meno estinte), il 7" Neve Rosso Sangue ed il recente 12" split con i punx friulani Vivere Merda...

>>> Download ANXTV discography 2005-2010 in .mp3 (.rar - 132 mb.)


Anxtv live at Izbruh, Kranj (Slovenja) - july 2008
[Free music for punx]
WARPATH! (Milano, Vigevano, Bergamo, Modena d-beat)
[Puj] I Warpath! I componenti dei Warpath sono tutte anime inquiete attive in passato in svariate band dei dintorni dal destino più o meno infelice (mi arrischio in un elenco: Trauma, Psicoreato, Attacco alle Menti, Disprogress, Sedlec, Thyria, Krisi Isterika. Ok?). Che abbiano finalmente trovato la pace in un progetto solido e duraturo? I Warpath nascono nel 2009, ma si assestano solo l'anno successivo quando si fondono con i Land of Devastation, ovvero con se stessi dato che i componenti delle due band, più o meno, erano gli stessi.
Dopo questa buffa vicenda, i Warpath iniziano a suonare in giro con continuità e migliorano parecchio; oggi fanno un solido, classico, inesorabile crust d-beat con doppia voce maschile/femminile à la Nausea/Detestation. Sarebbero il massimo per il sottoscritto se solo puntassero di più sulle atmosfere che sulla velocità come vado a dire loro da mesi, e continuerò a dire loro finché non mi manderanno a cagare. Insomma: più Nausea, meno Disrupt!!! Ah, ah, ah! Comunque sia, i Warpath spaccano.
Dato che non hanno ancora prodotto nulla potete ascoltare tre pezzi sul loro myspace, dove, tra l'altro, troneggia l'avviso: "Dal vivo siamo più veloci". Cazz! Incorreggibili Warpath!
[Free music for punx]
EBOLA / KALASHNIKOV - Ti ho visto morire (nella scelta scontata di un giorno qualsiasi...) (split tape 2010)
[Puj] "Pubblicare uno split live in cassetta nel 2010 non ha senso, ed é per questo che l'abbiamo fatto. Pensate che esistano ancora cose plausibili da intraprendere nel mondo della musica autoprodotta? Non esistono, rimangono solo i gesti sconsiderati. Quelli che raccontano di un modo di trattare la musica che con i cliché, le consuetudini e le regole mercantili ad essa legati non c'entrano niente. i gesti che ci restano sono quelli che puzzano di esistenze vissute in modo conflittuale, seguendo l'istinto e rincorrendo la propria unicità, nel tentativo di riappropriarci dei desideri che questa società ci ha strappato. Ciò che unisce i due gruppi presenti sulla cassetta é un modo piuttosto simile di vedere le cose e di stare al mondo, non certo la musica. Incredibile vero? A tratti inquietante! ma non c'é da preoccuparsi, quest'incubo dura solo mezz'ora di nastro. Alla fine, il mondo fuori dalla finestra resta quello dove tutto é diligentemente confezionato, etichettato, prevedibile ed immobile. Come i morti all'obitorio".
Con queste parole trionfali introduciamo il nostro split in cassetta con gli ultracore bastards bresciani Ebola, amici e stimati colleghi di rovina. Il nastro é venuto pronto proprio in occasione del concerto in Villa del sedici ottobre e contiene alcune registrazioni live raccolte in giro per l'europa (per quanto ci riguarda Francia e Slovenja), nonché due imperdibili cover: una degli Ebola eseguita da noi ("Il vero degrado é l'abitudine al vivere") e viceversa ("E.l.f."). Le vostre orecchie vi malediranno!

>>> Download split K7 Kalashnikov/Ebola (2010) in .mp3 (.rar - 62 mb.)

12/11/10

[Free music for punx]
COLD VIETNAM (U.k. anarcopunk) - Complete discography (1986 - 1988)
[Puj] Per tirarmi su di morale mi piace disotterrare cadaveri. Tra le band del tardo anarcopunk inglese che non hanno lasciato alcun ricordo tra gli esseri umani, vanno sicuramente annoverati i Cold Vietnam di Redditch, una cittadina a sud di Birmingham.
La loro discografia consta di una cassetta di 6 pezzi registrata nel 1986 e un brano ("New Patriots") incluso in una compilation francese nel 1988. La cassetta, dal titolo "Blast into action with hunt the man" (?), é ben registrata e contiene dell'ottimo anarcopunk creativo con una predilezione per la melodia (il rock corale di "Winds of change"), le folk-ballad rurali ("Thruth hits everybody", che vanta un bell'arrangiamento per organo da chiesa) e le ritmiche in levare (lo ska epico di "Cut the corn"). Descritta così sembra terrificante, ma la musica dei Cold Vietnam é un'eroica testimonianza di un filone perdente all'interno del punk degli anni '80 e, proprio per questo, merita interesse e va tutelata. Come nel caso di una specie in via di estinzione. Il loro sound, per la verità, é già estinto, e li accomuna a molte anarcopunk band inglesi oggi ricordate soltanto per l'appartenenza ad un periodo mitico e seminale, ma snobbate a livello musicale.
Una caratteristica tipica delle vecchie band peace-punk era, malgrado tutto, la capacità di scrivere canzoni una ben caratterizzata rispetto all'altra, ognuna con la propria spiccata personalità. Anche i "Vietnam freddo", nel loro piccolo, lo facevano. Non é forse abbastanza per renderli una band interessante?

>>> Download Cold Vietnam discography in .mp3 (.rar - 16 mb.)

02/11/10

[Free books for punx]
Pierangelo Di Vittorio: una filosofia delle libertà minori.
[Pep] Il pensiero di Pierangelo Di Vittorio può costituire un ideale e sofisticatissimo sfondo filosofico su cui situare la pratica anti-psichiatrica ed anti-isituzionale, nonché proporsi decisivamente come la fonte di una nuova modalità di politica radicale. Adottando come principale punto di riferimento il pensiero di Franco Basaglia, la riflessione filosofica del quarantacinquenne pensatore barese (autore di libri fondamentali come la monografia “Franco Basaglia”, con Mario Colucci e “Foucault e Basaglia. L'incontro tra genealogie e movimenti di base”) si orienta verso una critica degli odierni riformismi, onde costruire un radicalismo politico, affondante le proprie radici nella storia dei movimenti anti-psichiatrici, che si adatti ad un'epoca che appare ormai compiutamente post-rivoluzionaria.
Elaborando sul tema di quelle che egli definisce libertà minori e della loro insorgenza, Di Vittorio giunge ad individuare in quest'ultima, avviatasi negli anni Sessanta e Settanta con la messa in questione del sapere psichiatrico, del sistema penale e e della sessualità, la chance per aprire una falla nella strategia politica riformista, ovvero innescare un riformismo critico che attacchi senza posa la sfera del diritto lungo il perimetro dei suoi confini. Questi ultimi, preposti a discriminare e separare gli individui quali interni od esterni al diritto valendosi di fondamenti precipuamente extra-giuridici (ad esempio il sapere psichiatrico, orientato a situare i soggetti di sua pertinenza in un regime di diritti differenziato) debbono essere sgretolati mettendoli politicamente in questione attraverso la rivendicazione delle nostre libertà minori, ovvero della nostra quotidiana insocievolezza, della nostra follia, più in generale della nostra renitenza ad inscriverci nella vita regolata della Polis.
L'antologia di saggi che proponiamo, nell'intento di far luce su uno dei pensatori italiani contemporanei più trasgressivi e affascinanti, si apre con la prolusione “Libertà minori: un diritto all'insocievolezza” (2002) in cui Di Vittorio delinea (interpellando gli itinerari speculativi di Immanuel Kant e Michel Foucault, Franco Basaglia e Georges Bataille) una via post-marxiana e post-rivoluzionaria al radicalismo politico, affrontando fra l'altro le inquietanti contraddizioni dell' odierna psichiatria, tanto nei suoi versanti scientifici che in quelli politici. Segue “L'anima oltre le sbarre. La biopolitica dalla segregazione alla comunità terapeutica”(2007) in cui Di Vittorio, muovendo dal concetto di bio-politica (formulato da Michel Foucault negli anni Settanta) esamina l'evoluzione del dispositivo scientifico e giuridico della psichiatria (individuata foucaultianamente quale matrice concettuale ed operativa della modalità novecentesca del razzismo) e mostra in modo allarmante l'altissima pervasività sociale cui ormai è giunto il paradigma di matrice psichiatrica della comunità terapeutica, finalizzato alla neutralizzazione dei conflitti ed all'invisibilizzazione del potere. A completamento del discorso sulla biopolitica proponiamo anche “Biopolitica e psichiatria”(2004), mentre il successivo “La parabola della follia” (2004) è un intervento sul percorso speculativo del grande filosofo francese Michel Foucault, protagonista decisivo dei movimenti anti-psichiatrici, indagato in particolare nella relazione del suo pensiero con la rivoluzione del Sessantotto. Completa la nostra antologia “Testimoniare la follia” (2001), una acutissima riflessione sul nostro rapporto con la follia, nel quadro di un'epoca in cui il movimento anti-psichiatrico ha reso possibile una soggettività allargata oltre gli angusti confini della normalità: essere trasgressivi testimoni contro questi ultimi è il compito etico che il pensiero di Pierangelo Di Vittorio ci addita con disturbante genialità e straordinaria, irriducibile ostinazione intellettuale.

>>> Download Pierangelo Di Vittorio antologia [ITA] in .pdf (5,6 mb.)

31/10/10

[Free books for punx]
John Zerzan - "Apocalittici o liberati? Che cos'é il primitivismo" (2004)
[Puj] Nel 2010, Mimesis edizioni ha dato alle stampe il monumentale saggio "Liberi dalla civiltà" di Enrico Manicardi (negli anni '80, chitarrista della h.c. band modenese Infezione), una vera e propria summa epocale del pensiero primitivista ed eco-radicale anarchico. L'introduzione al volume é a firma di John Zerzan, uno dei protagonisti teorico-concettuali dell'opera di Enrico. Ieri, da sotto una pila di libri, ho riesumato un vecchio libretto edito da Stampa Alternativa intitolato: "Apocalittici o liberati? Che cos'é il primitivismo", una raccolta di interviste a John Zerzan che rappresenta, secondo me, uno dei testi di introduzione più chiari ed efficaci al pensiero del filosofo americano. Le interviste risalgono alla fine degli anni '90 e vertono su vari argomenti come tempo, alienazione, divisione del lavoro, tecnologia, terrorismo e anarchia. Il senso nel quale marcia il pensiero di Zerzan è questo: si parte dalla constatazione che la nostra civiltà tecnocratica ha preso una piega autodistruttiva, per ricercare nel passato più o meno lontano dell'umanità i segni d'inizio della catastrofe e le tracce di un'originaria libertà dai gioghi della moderna organizzazione sociale.
"Direi che l'anarchismo é il tentativo di sradicare ogni forma di dominio. Questo non include solo alcune forme ovvie come lo stato-nazione e la società commerciale, ma anche alcune forme di autorità interiorizzate quali il patriarcato, il razzismo, l'omofobia. [...] E ancora l'anarchismo é il tentativo di guardare anche in quelle parti della nostra vita quotidiana che noi diamo per scontate, come elementi del nostro universo, per vedere come anche queste ci dominano o facilitano il nostro dominio sugli altri".

>>> Download John Zerzan - "Apocalittici o liberati? Che cos'é il primitivismo" in .pdf [ITA] (8mb.)
[Free music for punx]
PARANOIA (U.k. anarco? punk) - Shattered glass (Lp - 1984)
[Puj] Ecco a voi un maleodorante reperto del punk inglese degli anni '80, davvero raro e misconosciuto. Chissà mai che ci sia in giro qualche pervertito come me che trovi entusiasmante roba ammuffita e fuori moda come questa...
I Paranoia nacquero a Stock-on-Trent nei primi anni '80 (stessa cittadina dalla quale provenivano i Discharge) e si sciolsero nel giro di pochi anni, dopo un 7" e un lp per la Rot records (label di profilo minore del punk inglese che pubblicò i dischi di gruppi un po' scrausi come Resistence 77, Enemy e English Dogs). Nessuno ne sentì mai la mancanza, tanto che le notizie riguardanti la band sono attualmente scarsissime.
Pare che i Paranoia non facessero parte del giro anarchico e che fossero piuttosto vicini alla generica scena punk dell'epoca.
Musicalmente però, rappresentano un incrocio (miracolosamente riuscito) tra Crass, Rubella Ballet e Souxsie and the Banshees. L'andamento marziale e le chitarre scarnificate sono indubbiamente quelli tipici dei dischi anarcopunk, mentre il cantato e le atmosfere si orientano verso una specie di dark-gothic dei poverissimi. Attenzione! I testi sono politicizzati! Inquinamento, nucleare, guerra, controllo sociale... In sostanza, "Vetro infranto", datato 1984, è un piccolo capolavoro di punk distopico e, ovviamente, paranoico. Avanza, solco dopo solco, sul filo del rasoio, suona freddo e scintillante, ben calibrato tra le velleità politiche e quelle estetiche. Qualcuno potrà obiettare che la cantante é stonata e gli altri sembrano aver imparato a suonare il giorno prima... beh, non lo si potrebbe certo biasimare, ma... questo é il punto: se avessero saputo suonare meglio il loro sound sarebbe stato probabilmente più stereotipato! Invece così é bello sbilenco e originale...

>>> Download PARANOIA - Shattered glass LP in .mp3 + artwork (.rar - 45 mb.)

30/10/10

[Free books for punx]
Margaret Killjoy - "Miti e Molotov" vol. 1 & 2 (Collane di Ruggine 2010)
[Puj] Qualche mese fa uscivano questi due bellissimi volumetti stampati dai tipi di Collane di Ruggine e distrubuiti nel circuito d.i.y.: cinque interviste rivolta da Margeret Killjoy, fondatore dello Steampunk magazine e autore della "Guida steampunk all'apocalisse" (Agenzia X 2008), a scrittori di fantascienza di fama internazionale sul tema dell'anarchia.
Per un appassionato di letteratura fantascientifica, non c'é niente di meglio che ascoltare personaggi come Alan Moore, Ursula Le Guin e Michael Moorcock parlare di anarchia e raccontare il loro modo di essere anarchici. Alan Moore ("V per Vendetta", "Watchmen"), per esempio, ci dà una geniale definizione della differenza tra fascisimo e anarchia: "Il fascismo è la rinuncia più completa alla responsabilità personale. Si cede allo stato tutta la responsabilità delle proprie azioni nella convinzione che l’unione faccia la forza, secondo la definizione del fascismo rappresentata dall’antico simbolo romano del fascio di rami legati insieme. Già, è un argomento molto convincente: “L’unione fa la forza”. Ma inevitabilmente poi si tende a concludere che il fascio sarà più robusto se tutti i rami saranno della stessa forma e dimensione, se non ci saranno elementi deformi o ricurvi che turbano l’ordine del fascio. Quindi da “l’unione fa la forza” si passa a “l’uniformità fa la forza”, e come abbiamo visto in tutto l’arco del XX e in questo inizio di XXI secolo, da qui agli eccessi del fascismo il passo è breve. Invece l’anarchia parte quasi dal principio per cui “la diversità fa la forza”, un principio che appare molto più sensato se si guarda al mondo naturale. La natura e le dinamiche dell’evoluzione non hanno ritenuto opportuno seguire il criterio per cui “l’unione e l’uniformità fanno la forza”. Vogliamo parlare delle specie più resistenti? Allora parliamo di pipistrelli e scarabei: di pipistrelli e scarabei ci sono migliaia di varietà differenti...".
L'apporto alla causa anarchica fornito dalla letteratura fantastica e del fumetto non é da sottovalutare, ed anzi é da considerare una fonte fondamentale d'ispirazione soprattutto per chi é più giovane. E' più facile che un ragazzo di quindici anni si avvicini all'anarchia a partire da un saggio di Naom Chomsky o da un fumetto di Alan Moore?
Qui sotto trovate entrambi i volumetti di "Miti e molotov" in .pdf e vi consiglio, una volta letti, di andarvi a recuperarare in qualche bancarella o biblioteca alcuni epocali romanzi di fantascienza anarchica come "I reietti dell'altro pianeta" di Ursula K. Le Guin o "Straniero in terra straniera" di Robert A. Heinlein!

>>>Download "Miti e Molotov" vol. 1 & 2 in .pdf [ITA] (.rar - 6,4 mb.)

[Free music for punx]
LIBERTY (U.k. anarcopunk 1984 - 1986) - Complete discography
[Puj] Conoscete qualche gruppo punk con tanto fegato da iniziare un album con una sonata di pianoforte e una ballad per chitarra acustica e voce? Io conosco i Liberty di "People who care are angry" (1986), uno dei più entusiasmanti album dell'anarcopunk inglese. "People who care are angry" si apre proprio con una emozionante poesia recitata su una base di piano e sassofono dal titolo di "Who really care?", seguita da "Revolution time", un pezzo folk in classico stile da canzoniere anarchico, eseguita da un cantante anarco-sindacalista di Dartford. Poi, naturalmente, partono i pezzi punk: canzoni di protesta con un filo di melodia mai banale ("Up for sale"), arricchite da strepitose partiture di fiati ("Determine your destiny" e "Stand and fight"), sax e flauto a traverso ("Your life is ticking away").
Se amo l'anarcopunk inglese é grazie a questi dischi pieni di idee e desiderio di comunicare, dove é evedente la volontà di rompere gli schemi e, seppur con povertà di mezzi, di scrivere grandi canzoni.
I Liberty si formarono a Dartford, vicino a Londra nel 1982. La parabola della band é la stessa di molte altre dell'epoca: le prime prove nella sala parrocchiale, i primi concerti scassati, le prime trasferte in treno (perché senza patente), i contatti intessuti con alcuni gruppi più noti (in questo caso i Conflict) che fruttano incisioni discografiche e tour, e infine l'entusiasmo che scivola giù dalle tasche bucate quando ci si ritrova senza un soldo e circondati dal disinteresse della gente.
L'eclettismo della band era specchio di una volontà cosciente di uscire dal ghetto dell'anarcopunk per raggiungere persone al di fuori di esso ma con idee comuni, e di trasmettere, attraverso una musica selvaggia e creativa, un'idea di libertà dai dogmi e di commistione tra culture diverse. Politicamente piuttosto attivi, i componenti dei Liberty parteciparono ad azioni dirette contro l'industria della carne e dello sfruttamento animale, suonarono spesso in benefit per disoccupati e per l'Animal Liberation Front. Andando a ritroso nel tempo, la discografia dei Liberty consta del già citato "People who care are angry" pubblicato nel 1986 quando la band si era già sciolta, di un 7" per la Mortarhate dei Conflict (1985) dal titolo "Our voice is tomorrow's hope" (assolutamente folle il retrocopertina che ritrae un tipo che assomiglia a Bruce Lee assestare una mossa di kung-fu ad uno sbirro flaccido e barbuto che sembra uno dei Village People, e intorno la scritta: "C'è un nemico e uno steccato che ci divide: tu da che parte stai?") e di una cassetta prodotta nel 1984 intitolata "Wake up!", prima registrazione della band (va ammesso che cassetta e 7" sono decisamente meno interessanti dell'ellepì). Trovate tutto nell'archivio scaricabile da qui sotto!

>>> Download LIBERTY Discography (1984-1986) in .mp3 (.rar - 113 mb.)