25/03/09

[Free music for punx]
GUIDED CRADLE (D-beat, Repubblica Ceca/U.s.a.) - s/t (cd, Insane Society rec. 2005)
[Puj] La copertina ACAB-style è un must assoluto della produzione discografica crust, e una delle più memorabili è di sicuro quella dell'esordio dei Guided Cradle: un'orda di goblin e orchi che assale con armi medievali una volante della polizia!
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I Guided Cradle: due yankee e due cecoslovacchi che hanno vissuto nel quartiere punk di Zizkov, a Praga, ma ora si sono trasferiti a Portland, Oregon, U.s.a. Pessima scelta? Hanno iniziato come cover-band degli Anti-Cimex (padri fondatori del moderno suono d-beat, album da avere: Scandinavian Jawbreaker del 1993) e la loro musica ne è palesemente debitrice: suonano classico crust rognoso, con un filo di melodia epica in più rispetto alla media. I titoli dei pezzi rientrano pienamente nei luoghi comuni del genere: "Paura dell'estinzione", "Il business della guerra", "Un mucchio di merda" etc..etc...
I Guided Cradle girano il mondo e sono passati un paio di anni fa anche in Italia. Il loro nome è quello di un'antica macchina di tortura e il loro album d'esordio è una mazzata apocalittica (qui sotto scaricabile con artwork completo) che acqusitai in un negozietto di dischi usati a Praga, imboscato in uno dei tanti pasaz (passaggi "segreti") che tagliano gli isolati del centro-città...
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Tracklist: 1. Riding the witches billygoat / 2. Eaten raw / 3. Fear of extinction / 4. Business of war / 5. System survival / 6. Pile of shit / 7. Wheel of life (Anti-cimex cover) / 8. Hunting.

>>> Download GUIDED CRADLE - s/t cd in mp3 + complete art scan (.rar - 62 mb.)

22/03/09

[Free music for punx]
GERMAN OAK (kraut-rock, Dusseldorf) - s/t (Lp autoprodotto, Germania Ovest 1972)
[Puj] Ed ora qualcosa di completamente diverso: un incredibile album bellico pre-crust, nonché proto-punk. Nell'estate del 1972, un trio del tutto fumato e fatto di acidi imbraccia gli strumenti per stripparsi definitivamente. Siamo a Dusseldorf, nella Germania post-bellica. I ragazzi appartengono ad una generazione solcata dal risentimento nei confronti dei padri, che vuole tagliare i ponti con il nazismo e il recente passato della propria nazione. Una generazione che vuole accartocciare tutto e ripartire da zero. In una specie di delirio simbolico e catartico, i tre scelgono di registrare il proprio disco in uno dei tanti rifugi antiaerei rimasti in disuso dopo la guerra, il Luftschutzbunker. Il quel luogo sinistro danno vita ad una sbilenca jam strumentale a base di chitrra, basso e organo.
Nasce così l'esordio dei German Oak, una terrificante, epica, marcia strumentale, permeata dall'aria torbida, carica di paranoia, del bunker anti-raid in cui è stata partorita. Quattro pezzi dai toni foschi: Airalert (Allarme aereo), Down in the bunker (Giù nel bunker), Raid over Dusseldorf e 1945: Out of the ashes (1945: fuori dalle ceneri), a formare un concept-album sui bombardamenti aerei, suggellato da una copertina minimal in bianco e nero, raffigurante il profilo di un soldato del Terzo Reich.
Il disco fu una produzione D.I.Y. ante-litteram: la band ne stampò 220 copie, delle quali almeno duecento rimasero invendute; la maggior parte dei negozi si rifiutò infatti di prendere l'album in conto vendita: si trattava di un prodotto musicalmente sbrindellato, a sfondo smaccatamente bellico e paranoico; e pure un po' ambiguo con quella nazi-copertina marziale che, oggi diremmo, moooolto crust! A tratti il suono è così brutale e primitivo da risultare inquietante: sembra di vedere i fantasmi dei soldati alzarsi dalla polvere e starsene lì, nell'oscurità del bunker, a seguire la performance dei tre drogati. La registrazione è un po' quella che è, e contribuisce a dare un alone necromantico al tutto...

[We talk about...]
Peter Singer
[Sarta] Dopo il post dedicato al bellissimo libro di Tom Regan intitolato “Gabbie Vuote: la sfida dei diritti animali” ci occupiamo dell’altro libro, storicamente ancor più importante, dedicato all’antispecismo. “Liberazione Animale” di Peter Singer è un testo edito per la prima volta nel 1975 e rappresenta forse il libro che più ha contribuito alla crescita e allo sviluppo del movimento animalista. Leggendolo scoprirete tutto ciò che le industrie farmaceutiche e della carne nascondono alla pubblica opinione per tutelare i loro sporchi lucri.
Non è un libro dedicato solo ai vegani, anzi: dovrebbero leggerlo tutti, perché tutti siamo tenuti a sapere come viene organizzata la produzione del cibo che mangiamo, come vengono spesi i soldi delle nostre tasse per la ricerca e “che cos’era il nostro pranzo quando ancora era un animale”. E’ una questione di consapevolezza: l’ignoranza fa comodo, ma – attenzione – e’ solo uno dei tanti strumenti con i quali il sistema ci tiene anestetizzati! Se non conosci, sei insicuro e poco determinato, se invece sai, sei pericoloso perché sicuro di quello che fai. Il nostro cervello è un’arma: usiamola!
Per concludere, a differenza del libro di Tom Regan, forse più adatto agli inguaribili diffidenti verso la pratica animalista, "Liberazione Animale" è un libro insospettabilmente distaccato e razionale, privo di appelli a sentimetalismi e tutto improntato ad un ragionamento rigoroso basato su fonti e dati liberamente consultabili. Un'opera di ricerca rigorosa e intelligente!
Il libro intero lo potete richiedere via email agli amici di Equal Rights di Forlì, mentre qui sotto trovate scaricabili le due prefazioni, l’originale datata 1975 e la nuova del 2005. E’ utile per osservare gli sviluppi che ha avuto il movimento in questi trent’anni di attività e, benché ci sia ancora tanto da fare, è una buona iniezione di fiducia notare quanti sensibili risultati sono stati ottenuti.

>>> Download Introductions to "Animal Liberation" of Peter Singer (pdf - 8 mb)

17/03/09

[We talk about...]
RADIOCANE!
Radiocane è un simpatico progetto web-radiofonico e giornalistico a cui contribuiscono alcuni vecchi amici dei centri sociali milanesi. Una radio in streaming, ma anche un archivio di materiale audio, che sta muovendo i primi passi. In attesa di una futura e auspicata collaborazione da parte del nostro collettivo, ci limitiamo a segnalarne l'indirizzo:
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Buon ascolto! Evviva!

07/03/09

[Free books for punx]
Thomas M. Disch - Il pianeta dello stupro (1978)
[Puj] Festeggiamo l'8 marzo, festa della donna, con due esempi di produzione culturale femminista e anti-sessita, caratterizzati entrambi da un certo sense of humor (piuttosto che dalla seriosità vetero-militante, spesso un po' indigesta). Prima proposta è un racconto di Thomas M. Disch, misconosciuto genio della fanta-letteratura americana. "Il pianeta dello stupro" fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1978 e in Italia arrivò dieci anni dopo, tradotto in Urania Millemondi Estate 1988. Il titolo originale (Planet of the rapes) fa il verso al "Pianeta delle scimmie" (Planet of the apes), celebre serie cinematografica e televisiva, in voga negli anni '70.
Benché l'autore sia un uomo, "Il pianeta dello stupro" è un racconto ultra-femminista, paradigmatico dell'indole caustica e della poetica nichilista di Disch: l'autore ironizza sull'incomunicabilità tra i sessi, sull'incapacità dell'uomo di comprendere le reali necessità della donna, sull'approccio maschile alla sessualità, sempre goffo e pornografico; Disch immagina un mondo allucinante, nel quale uomini e donne vivono rigidamente separati e i loro unici incontri seguono logiche strettamente "funzionali". Il racconto è una crudele caricatura della società scissa ed alienata nella quale viviamo...
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"Colly era convinta, senza il minimo dubbio, di essere ancora troppo giovane per farsi stuprare. A poche settimane dal diploma le era sembrata una grave mancanza di riguardo metterla in lista per l'Isola del Piacere. Una persona è qualcosa di più del suo indice di fertilità, come scrisse nella lettera di protesta indirizzata al Consiglio Federeale per la Procreazione. Una persona ha sentimenti, programmi, priorità. Una persona merita un po' di considerazione. E lei chiedeva solamente altre due settimane da vergine...".
[Free music for punx]
CRASS (U.k. anarco-punk) - Our wedding (flexi-disc 1981)
[Puj] Passiamo ora al 7" flexi "Our wedding" (Il nostro matrimonio), divertente truffa ordita dai Crass ai danni della rivista per adolescenti "Loving". Un'impresa di terrorismo-poetico pienamente riuscita.
Dunque, partiamo dall'inizio: nel 1981 i Crass diedero alle stampe "
Penis envy" (invidia del pene), album interamente incentrato sulle problematiche sessiste e femministe. Ai loro esordi, i Crass avevano subìto critiche per un sospetto machismo para-militare, vagamento ostentato soprattutto a livello estetico. La band fugò ogni sospetto con il concept di Penis Envy, disco ai cui microfoni apparivano solo le esponenti femminili del collettivo. Il titolo del disco, che fa riferimento all'omonima teoria psicanalitica elaborata da Sigmund Freud, fu definito dalla stampa inglese più bigotta "troppo osceno per essere stampato" (!).
L'ultima traccia di Penis Envy, intitolata "Our wedding" e non accreditata nella tracklist, suona ben diversa dalle tipiche composizioni dei Crass; loro stessi la definrono "pure, unadulterated shit". Si tratta della parodia di una melensa canzone d'amore, il cui testo recita: "All I am I give to you, you'll honor me I'll honor you, rich or poor or come what may, we'll forsake all other love. Just we two, one flesh one blood, in the eyes of god I am yours to love and honor, I'm giving you my love...Never look at anyone, anyone but me. Never look at anyone, I must be all you see. Listen to those wedding bells, say goodbye to other girls, I'll never be untrue my love, don't be untrue to me, don't be untrue to me, don't be untrue to me...".
I Crass decisero di farne un singolo su flexi-disc che avrebbe avuto una "particolare" distribuzione... A nome di una misconosciuta agenzia, la "Creative Recording And Sound Services" (le iniziali: c.r.a.s.s.!), contattarono la redazione di "Loving", retrograda rivista per adolescenti ("specializzata nello sfruttamento della solitudine giovanile") e proposero un vero affare: l'opportunità di regalare a tutte le lettrici che ne avessero fatta richiesta tramite apposito coupon, una copia del flexi-disc "Our wedding". L'annuncio, alla voce "Loving's fabulous record offer", apparve sul numero speciale del marzo 1981: "Certo, gente: con la collaborazione della Creative Recordings and Sound Services vogliamo offrirvi l'opportunità di rendere il giorno del vostro matrimonio un po' speciale, con questa canzone romantica [...] Joy de Vivre ha catturato tutta la felicità e il romanticismo di questo importante giorno, per cui assicuratevi di ricevere la vostra copia in tempo per la grande occasione: un must per tutti i veri romantici!".
I responsabili di Loving si accorsero della bufala troppo tardi, quando centinaia di coupon erano ormai giunti a casa dei Crass. New Musical Express del 13 giugno 1981 titolò: "I Crass lasciano Loving all'altare!". L'autore dell'articolo ironizza su quanto drammatica sia stata la presa di coscienza dell'accaduto da parte del direttore della rivista: "Aaarggh! C.R.A.S.S.! CRASS! The dreaded anarchist punk rock band who sing dirty words and want to destroy civilisation as we know it!". Naturalmente, dal punto di vista legale, i Crass la fecero franca, mentre alcune teste ai vertici di "Loving" saltarono. Insomma, tutto é bene quel che finisce bene...
Detto questo, care lettrici del Kalashnikov Collective Headquarter, in occasione dell'8 marzo, non potevamo farvi regalo più gradito di questo: il singolo "Our wedding", gratuitamente scaricabile da qua sotto! Per rendere speciale il Vostro Grande Giorno con una nota di romanticismo crasso...

23/02/09

[Free music for punx]
THE MOB (anarco-punk, U.K.) - No doves fly here - 7" e.p. (Crass records 1981)
[Puj] Le punk-bands inglesi che ruotarono intorno alla Crass records e alla Corpus Christi sono state relativamente poco ascoltate dalle nostri parti. Forse perché la resa musicale non sempre è stata all'altezza delle ambizioni politiche e artistiche delle bands.
In certi casi, lo sforzo di esplorare vie d'espressione alternative alla tradizione era abbastanza palpabile: tra coloro che cercarono di emancipare il genere dalle ovvietà stilistiche del punk-rock c'erano, per esempio, i The Mob. La loro musica, trainata dal pulsare incessante del basso e deturpata dalla voce atona, nauseata di Marc Mob, era rozzo, primordiale, cupo post-punk. Un sound memorabile!
A dispetto del nome che scelsero (the mob: "La folla") i punx di Yeovil, South Somerset, non potevano certo ambire ad essere una band pop, nell'accezione letterale di popolare, ecumenica, apprezzata dalle folle: tra i gruppi dell'area crassiana, i The Mob furono sicuramente quelli più negativi e depressivi, molto più vicini alla poetica introversa del gothic-dark che al punk, e destinati pertanto ad un pubblico piuttosto radicale.
Dal punto di vista concettuale, i testi dei Mob erano mono-maniacali, ossessionati dall'incubo bellico e dalla catastrofe nucleare. Il loro capolavoro è stata, secondo me, una canzone strana, molto lontana dagli standard punk, pubblicata come singolo (il loro terzo) nel 1981. Una delle migliori cose prodotte dall'anarco-punk anglosassone. Mi riferisco a "No doves fly here" ("Qui non volano le colombe"): ballad desolata, eseguita in maniera approssimativa, ma assolutamente magica. Il testo racconta di un mondo devastato dagli effetti dell'esplosione nucleare; il tono è puramente descrittivo: "Il cielo è vuoto e assume diverse gradazioni di colore, non è mai stato così prima e nessuno ha chiesto la guerra. La mia mente è vuota e il mio corpo porta i segni di differenti forme di tortura, non era mai stato così, e nessuno ha mai chiesto la guerra. Nessuno si muove, qui non volano le colombe. Nessuno pensa, qui non volano le colombe. Nessuno ricorda nulla oltre questa paura, qui non volano le colombe. Le case sono vuote e il paesaggio è devastato, non era mai stato così e nessuno ha mai chiesto la guerra. Il parco giochi è vuoto e i bambini sono cadaveri senz'arti, non era mai stato così, e nessuno ha mai chiesto la guerra". Sotto a tutto questo: un solo riff, tracciato dal basso in prima linea, e sostenuto, a tratti, da un organo male in arnese dal sapore retrò. La tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica che ha caratterizzato gli anni '80, ultima fase di recrudescenza della Guerra Fredda, rendeva un brano come No doves fly here sicuramente ancor più suggestivo e sinistro di quanto possa apparire oggi.
Sul lato B del singolo, I hear you laughing ("Ti sento ridere"), ulteriore colata di negatività che si abbatte sull'ascoltatore: "... I see people dying in the blood and the dust, and the gunshots of viscious murderous lust. I feel the sunshine as it heats up my blood, I feel it burning like my hate if it could. I hear you laughing, I hear you laughing...".
I The Mob durarono quattro anni: si sciolsero nel 1983 dopo cinque singoli e un album. Joseph Porter, stufo di parlare di corpi maciullati e bombardamenti nucleari, lasciò i The Mob per formare un'altra band minore dell'area anarco-punk inglese, i Bylth Power, ancora oggi in attività.

22/02/09

[We talk about...]
US! "Dreams for super-defeated heores" album review from Profane Existence # 57.
[Puj] Sul n. 57 della nota fanzine americana "Profane Existence" (estate '08) è stato recensito il nostro album "Dreams for super-defeated heroes" (cliccare sull'immagine per ingrandirla/click on thumbnail to enlarge).
Ho scoperto qualche giorno fa, riprendendo in mano quel numero, che l'autore della recensione in questione è Don, un ragazzo californiano che ha co-prodotto il nostro ultimo 7". Doppio ringraziamento a Don quindi, che, tra l'altro, ha anche espresso opinioni interessanti sulla nostra musica, accostandola addirittura al ...Cirque du Soleil!

"A musical collective? First thought comes to mind is Crass. This collective based out of Milano, Italy, formed in 1996 features 10 members and are self described as romantic punk. The music is so much broader to be pigeonholed in my opinion. My first impression was much bigger than that because they think so far outside of the box. I was thinking more in line of music for a soundtrack or musical. In a strange way, this reminded me of music from Cirque du Soleil. The feeling of being in another time and place in a fictional dream. The anarcho-punk energy mixed with the futuristic sounds of keyboards and synthesizers add layers and depth that has the effectof washing you away in sound. Musically the band is not afraid to mix in elements from different genres to create n aural experience to be the backdrop ti their lyrics. Emotions are clearly defined and the female vocals are the driving force to the songs which are both sung with piercing precision and also wallow with an underlying sorrow. To tie of this journey, they do a Declino cover thet gives this release a last burst of rage. I am truly inntrigued by this listening experience. After engulfing my self with this release, it makes me want to track down their previous releases to hear the band's evolution (Donofthedead)."

17/02/09

[Free books for punx]
RUGGINE d.i.y. magazine # 0 (co-produzione 2008)
[Puj] Qualche mese fa è uscito il primo numero del magazine "Ruggine" edito e autoprodotto dai ragazzi di "Collane di Ruggine". Suggestivo il modo con il quale il collettivo si presenta:
"Collane di Ruggine è un progetto che tenta di utilizzare il metodo della coproduzione d.i.y. musicale per pubblicare contenuti di carta. Il nostro modo di vedere il precipizio e la sopravvivenza sta nel nostro respiro, la musica è solo una faccia del dado, un’altra faccia è fatta di parole scritte. Scriviamo di tecnologie assetate, di paradossi quotidiani, di scenografie immaginarie. L’affanno ansioso dei giorni che viviamo ci spinge al surreale racconto delle quotidiane miserie".
Ruggine è una raccolta di testi/immagini che spaziano dal saggio al racconto di fantascienza, tutto naturalmente dettato da una ben salda coscienza antagonista.
Ruggine, integralmente scaricabile da qui sotto in formato .pdf, contiene un breve saggio a nostra firma, dal titolo "Sguardo e potere", su video-sorveglianza e controllo. Si tratta della rielaborazione di un testo inserito nel nostro album "Dreams for super-defeated heroes" (2007).
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14/01/09

[We talk about...]

TROUBLES!

[Sarta] Pochi giorni fa, approfittando delle vacanze natalizie, un ristretto contingente del collettivo Kalashnikov si è recato in Irlanda del Nord, per conoscere da vicino la storia dei “Troubles”: forse non tutti sanno che dalla fine degli anni sessanta fino a metà degli anni novanta il paese si trovava in uno stato di guerriglia permanente e uscire a farsi una sana birretta la sera poteva significare avere grossi guai. Da una parte gli Unionisti-protestanti, che volevano lasciare il paese sotto la corona d’Inghilterra, dall’altra i Repubblicani-cattolici, che volevano un’Irlanda unita.

In Irlanda del Nord, sin dalla guerra anglo-irlandese (da cui il regista inglese Ken Loach ha tratto il meraviglioso film “Il vento che accarezza l’erba”) la cittadinanza cattolica veniva discriminata. Per loro la vita era più difficile: non si trovava lavoro, si aveva poche possibilità di accedere alle case popolari e, in certi casi come a Derry (di cui parleremo dopo) il proprio voto valeva meno di quello di un protestante, in modo da non poter governare il paese nemmeno qualora si fosse in maggioranza…insomma, una vera fregatura. Gli irlandesi si erano ribellati a questa situazione riuscendo a fondare una Repubblica Irlandese che, seppur ampiamente dipendente dall’Inghilterra, poteva considerarsi un vero e proprio stato autonomo. L’Irlanda del Nord invece, era ancora formalmente sotto la corona inglese, appoggiata dai protestanti. Data la situazione, non c’è da stupirsi che i cattolici abbiano cominciato, sull’esempio dei vicini irlandesi, a manifestare la volontà di unirsi alla neonata Repubblica d’Irlanda.


Veniamo ora al nostro viaggio….Dunque, in quelle terre non c’è mai il sole e, d’inverno, sei fortunato quando ci sono zero gradi sul termometro. In compenso, se vuoi farti un cicchetto, non si fa fatica a trovare un pub aperto….ma - occhio all’orologio! - i locali chiudono a mezzanotte!

Belfast, la capitale, è una città piuttosto vivace, dove ogni edificio è diverso dall’altro e, accanto a sobrie schiere di casettine a due piani in mattoni (molto british) si può trovare un mega grattacielo o un centro commerciale ultramoderni. La cosa più interessante è stato scoprire che a Belfast c’è il muro di Berlino…ehm, no, non proprio quello…intendevo dire che, cavallo tra le aree di Shankil e Falls Road, roccaforti popolari delle due fazioni in lotta, c’è un muro di cemento e lamiera che divide i due quartieri, con tanto di porte che pare vengano chiuse ancora oggi nel periodo estivo, quando si svolgono le manifestazioni di quartiere più politicizzate. Sul lato unionista erano presenti migliaia di firme inneggianti la pace: la mia guida riportava che, da qualche parte, si può ancora vedere la firma di Bill Clinton e del Dalai Lama…beh, non sono riuscito a trovarle ma in compenso ho trovato numerosi cazzi scarabocchiati col pennarello.

Altra cosa buffa: all'Arsenale del porto di Belfast è stato costruito il celebre Titanic e la cosa è motivo di grande orgoglio civico per i cittadini. "Quando è partito da qui, funzionava a meraviglia!", si è soliti dire in città. Beh, contenti loro...Comunque, uno dei motivi che mi avevano spinto a visitare l’Irlanda del Nord era vedere i murales: ciò che da noi è relegato negli squat e affidato alla buona volontà di qualche writer che può permettersi solo di decorare qualche sottopasso di periferia (pena l'essere beccato dagli sbirri), in Irlanda del Nord è invece considerato una vera e propria opera d'arte. Nei quartieri più popolari se ne possono vedere di numerosi, alcuni suggestivi altri meramente propagandistici, comunque sempre interessanti. E’ sorprendente vedere quanto sia stata diffusa questa pratica, un mix di arte e politica che durante il periodo dei Troubles ha rappresentato un importante strumento di comunicazione fatto dal popolo per il popolo. E poi, quanto è bello girare l’angolo e trovarsi di fronte ad uno disegno gigante, tutto colorato, invece dei soliti muri

grigi…Qui ne ho fotografati un po’, se vi va dateci un occhio e scaricatevi il file.


Dopo aver passato un paio di giorni a Belfast, abbiamo visitato la cittadina di Derry, teatro della celebre Domenica di Sangue del 1972 (immortalata dagli U2 con “Sunday Bloody Sunday”) la più sanguinosa repressione ad opera dell’esercito inglese sulla popolazione che manifestava per i propri diritti civili: nel quartiere di Bogside esistono l'ottimo museo di Free Derry con foto e video di repertorio, atelier di artisti e i più bei murales di tutta l’Irlanda, che ricordano quegli eventi. Da vedere!

Ah, ultima cosa: girando per Derry ho trovato una testimonianza di una scena punk locale, con un volantino di un concerto risalente all’ottobre scorso con i The Lobotomies (Belfast), i Section 04 (Mayo), i Axis of (Portstewart) e gli Anti-State (Derry) che si teneva al mitico Sandinos pub, un localino giamaico-irlandese tutto tappezzato di manifesti del famoso condottiero rivoluzionario nicaraguense. Non so se sia stato un bel concerto o meno, certo che quando ho messo piede in quel posto ho trovato un ambiente molto poco punk, più simile ad una vecchia locanda per bevitori da competizione, come si usa da quelle parti...D'altronde, si sa, musicalmente in quelle lande va molto forte il folk/country malinconico per chitarra acustica e voce, roba da cori con la pinta in pugno, occhi lucidi rivolti verso l'alto e...tasso alcolico elevatissimo, naturalmente!


>>> Download Murales Collection of Northern Ireland by Sarta (.rar - 26 mb)