15/12/07

[Free books for punx]
Manuela Puvia – CONSUMATE IL FUTURO! Uomo e tecnica attraverso lo sguardo di Ballard (Collane di Ruggine 2007)
[Puj] Un libretto interessante per due motivi: 1) per i suoi contenuti - naturalmente! - e poi perché co-prodotto secondo le tradizionali modalità operative dell’ambiente punk/h.c. do it yourself. Leggiamo dal retrocopertina: “Perché pubblicare un libro di critica su J.G. Ballard? Perché proprio lui? E’ un autore blasonato, probabilmente anche ricco, che non ha certo bisogno di noi. In più, noi non siamo una casa editrice né ci interessa diventarlo. Siamo uno strano mix che unisce frattaglie del collettivo Autistici/Inventati e abituali autoproduttori sparsi per l’Italia. L’opera di Ballard per noi è la scusa per parlare del rapporto tra uomo e tecnologia, un tema che nel nostro presente di post-rivoluzione informatica, nel fiorente sviluppo di biogenetica e biomeccanica, non è questione da poco. Si tratta di un testo ricavato da una tesi di laurea, che inquadra Ballard in una dimensione antropologica. Confronta le suggestioni e l’immaginario del suo mondo con quanto l’uomo moderno (o post-moderno, o quello che preferite) prova quando si rivolge alla tecnologia, quando scopre la sua identità mutata e si ritrova ad interrogarsi sul futuro. Il sapere tecnico non sembra essere reversibile (dai videogiochi alla bomba atomica). Non c’è ritorno da Nagasaki. Con la tecnologia è necessario confrontarsi/scontrarsi in maniera critica, non convenzionale. Questo libro e quelli che seguiranno vorrebbero contribuire un poco a nutrire questo tipo di riflessioni, ad accrescere, per primo in chi li scrive e pubblica, la propria capacità di interpretare il reale e di sopravvivergli”.
[La tecnologia. Come la definisce John Zerzan: “l'abilità di organizzare il mondo in modo da non aver bisogno di sperimentarlo”. Oltre al discorso sulla tecnologia, dal testo di Manuela emergono numerosi altri spunti presenti nella fantascienza anti-utopica di Ballard: ovvero la riflessione sui moderni spazi urbani, sul concetto di non-luogo, sui deliri urbanistici ed architettonici nelle aree metropolitane, sulle strategie silenti del controllo sociale, sull’ossessione al consumo e l’identificazione dell’individuo con i prodotti-feticcio. Alla fine, l’autrice apre orizzonti di rivalsa rispetto a questo mondo sclerotizzato e spaventoso: “L’unica risposta alla deterritorializzazione diventa (…) l’invenzione di una mappa che non corrisponda al territorio”. Bellissima e potentissima immagine che suggerisce il primo passo di una rivoluzione “possibile”: riscrivere la geografia dell’esistente secondo criteri del tutto nuovi e non legati né alla contiguità territoriale, né all’identità (etnica, politica, professionale, sessuale, religiosa…), né alle logiche del Sistema del profitto. Ecco l’idea di cyberspazio, di rete, di intelligenza collettiva: “Il cyberspazio si basa su uno schema comunicativo diverso rispetto, per esempio, alla televisione, dove la fruizione da parte dello spettatore è passiva. Mentre la televisione funziona su un dispositivo uno/tutti, la rete si basa su uno schema tutti/uno, poiché essa può esistere solo in virtù delle persone e dei collettivi che comunicano attivamente al suo interno, elaborando informazioni il cui senso viene costantemente negoziato e non dato una volta per tutte”. La salvezza sta nella fantasia dei cartografi dissidenti che compilano le mappe del Mondo Nuovo (carte geografiche non sovrapponibili a quelle che si comprano all’autogrill!), mappe che riorganizzano distanze e criteri di rapporto tra i punti, tra i “nodi della rete”. Da Ballard ad Hakim Bey il passo è breve. Per concludere: qui sotto c’è il link che vi spedisce dritti al sito di Collane di Ruggine, per scaricare “Consumate il futuro!” in formato .pdf e contattare il collettivo dietro a questa felice iniziativa anti-editoriale…]


>>> Download “Consumate il futuro!” book (.pdf – from Collane di Ruggine web site – ITA)

10/12/07

[We talk about…]
A MORT L’ARTISTE!
[Puj] [In occasione della designazione di Lille (Francia), quale capitale della cultura europea per l'anno 2004, un collettivo della città diffuse questo pamphlet critico con l'intento di demolire la figura dell'artista nella sua accezione moderna, della quale l'anonimo autore ripercorre con intento demistificatorio la genesi. L'artista appare come una delle tante figure feticcio della cultura borghese e capitalistica. L'analisi dell'autore propone temi critici importanti: l'interdipendenza tra l'arte e il mercato, il ruolo pacificato dell'artista nell'odierna società dei consumi e la natura superomistica della sua rappresentazione. Il testo originale era pubblicato su un flyer che ho raccolto da un infoshop a Grenoble, durante un tour dei Kalashnikov; tradotto e adattato in italiano per il n. 1 della fanzine “Il Sogno di Ulrike”. Yu-uh].

...A MORTE L’ARTISTA!
Lo scopo di questo testo è di annunciare la prossima morte di una delle figure simbolo di questo vecchio mondo capitalistico: l'artista.
Nei sette secoli di operosità umana che sono appena trascorsi ciò che è stata definita storia dell'arte è stata essenzialmente la storia dell'artista. Il senso dell'arte si è confuso e stravolto nell'illusione capitalistica di un mondo immutabile e senza fine, non trovando più significato né interesse se non come riflesso dello spirito dell'artista. Esso è un mito della modernità: personaggio unico e isolato dal resto del mondo, specializzato e votato anima e corpo alla sua arte, si crede immortale. Le rivoluzioni e le innovazioni estetiche di questi ultimi secoli non hanno fatto altro che consolidare il mito dell'artista. Questo mito risiede nell'idea di vocazione che fa di quest'ultimo un essere spirituale idealizzato, collocato nel mondo capitalistico, nel regno della merce e dell'accumulazione illimitata. La vocazione, nel suo significato mondano, determina un rapporto di sottomissione al mondo: una volta riconosciuta, essa condanna l'artista ad essere tale.
La trasformazione dell'artigiano in artista, avviene quando il lavoro artistico diventa progressivamente un dovere di adempimento e uno scopo in sé. Di conseguenza potremo dire senza timore, che l'artista è allo stesso tempo prodotto e agente del mondo capitalistico e liberista. Di sicuro, un suo falso nemico.
Dal XV secolo dal culto dell'arte si cade rapidamente verso il culto dell'artista, da cui segue, nello stesso tempo, il trionfo e la dissoluzione ineluttabile di questa figura moderna, allorché l'artista finirà per credersi egli stesso opera d'arte. Egli, allo stato terminale, si riconosce in questa sola idea e, condannato a vivere nella propria rappresentazione, l'artista basta ormai a se stesso: è se stesso che lo scopo per persegue senza fine, malgrado tutte le apparenze che mette in campo. Lavorando per la conservazione di se stesso partecipa, che lo voglia o no, alla conservazione dello stato di cose esistente.
L'artista non è degno di fiducia, è l'immagine della società consumistica, è un'impostura. La costruzione di questo personaggio pretenzioso, narcisista, ridicolo e, a volte, talentuoso che è l'artista è relativamente recente. Si può senza troppo sbagliare, farla cominciare in Europa alla fine dell'epoca feudale. Attorno al XIII-XIV secolo una categoria d'artigiani, principalmente pittori miniatori, scultori e architetti tende a volersi smarcare e separare dalle altre corporazioni di artigiani, considerando che la loro attività manuale meritasse un'attenzione particolare, superiore. Essi si sono appena arricchiti e si sono fatti un nome. E' nel rinascimento che i potenti accordava a qualcuno di questi artigiani dell'immagine un posto d'eccezione. Questi si vedono conseguentemente invitati al tavolo dei grandi, prendendo gusto per il lusso e si staccano progressivamente dal popolo. La loro ambizione si aumenta allorché il loro prestigio cresce. Così si inizia a parlare dell'individualità artistica. Aspirando a ritagliarsi un posto nella arti liberali, alcuni di questi abili tecnici prendono a definirsi "uomini di pensiero" separandosi dalle preoccupazioni e dagli interessi del mondo basso. Quelli che allora si credono toccati dal genio artistico prendono a considerarsi figure semi-divine: ecco cominciare la vita d'artista.
In europa, fino alla fine del medioevo, gli artigiani più dotati erano impiegati tradizionalmente dalle autorità religiose e politiche. Dal XIV secolo, l'alta borghesia dei ricchi mercanti e banchieri, sempre più influente, per rafforzare la propria immagine in rivalità con i principi, di punto in bianco s'innamora della pittura, determinando così la fioritura di questa forma d'arte, fino ad allora poco apprezzata. La figura dell'artista deve sicuramente molto alla Chiesa Cattolica, dal Rinascimento alla Controriforma. Ed è inoltre debitrice dello Stato monarchico per il prestigioso riconoscimento sociale, con l'istituzione delle Accademie, simboli dell'élitarismo intellettuale. Tuttavia, l'artista nella sua accezione moderna è soprattutto stato plasmato dalla borghesia, suo principale mecenate e cliente.
Che lo voglia o no, l'artista incarna infatti una forma tutta particolare dell’individualismo liberale e borghese. E' nel XIX secolo che tale individualismo raggiunge il suo culmine allorché s'impone l'idea dell'autonomia della dimensione artistica, con il risultato che l'arte diviene un’attività specializzata che perde poco a poco legame con la realtà circostante. L'artista s'illude di essere un individuo libero perché creativo. Ma il nome dell'artista si trasforma in realtà in uno dei tanti "marchi" che popolano il mercato dei consumi.
L'artista, in virtù della sua posizione sociale, è incapace di rimettere in questione il mondo che lo ha prodotto e legittimato: senza il plauso del mondo borghese che ne finanzia l'attività e ne mantiene vivo l'alone di eccezionalità attraverso il battage mediatico, l'artista non può vivere. E' una creature infelice ed ipocrita che deve assecondare lo stato di cose esistente per poter tutelare la propria (presunta) libertà. Può di quando in quando colpire e scandalizzare il borghese, ma entro certi limiti invalicabili, e lo fa in quanto è la stessa società che gli riconosce il diritto e il dovere di essere trasgressivo. In tal senso, l'artista resta il migliore agente della neutralizzazione della critica e del suo riciclaggio estetico.
Il caso del Situazionismo è sintomatico: uno dei limiti di questa “avanguardia” fu di essere rimasta prigioniera del mito dell’artista. Non è tanto il “superamento dell’arte” (concetto comunque rimasto confuso e per questo mai concretizzatosi), ma il superamento dell’artista che bisogna cercare. I componenti dell’Internazionale Sitiuazionista, e Debord in particolare, non hanno mai voluto o saputo rompere con questa mitologia dell’artista. E’ ciò spiega perché oggi molti pensano che l’Internazionale situazionista sia sostanzialmente il nome di un movimento artistico. Si pensi al fatto che il Situazionismo ha avuto influenza tanto negli ambienti di sinistra quanto in quelli del marketing e del cretinismo mondano. E si ricorda, di questo gruppo sovversivo, soltanto il suo stile.
Nella nostra epoca l'artista è diventato un modello di lavoratore e uno stimato cittadino nel momento in cui è riuscito a favorire nuove forme di gestione del capitale, e questo riconoscimento non ha fatto che rafforzare il suo sentimento di superiorità rispetto al popolo, partecipando alla legittimazione del sistema gerarchico e moderno di dominio. E per questo senso di superiorità pretende di essere diverso da tutti gli altri lavoratori: egli infatti produce "oggetti d'arte", frutto di "creatività" e "genio". Ma se l'opera dell'artista finisce poi nel mercato, alla stregua di tutti gli oggetti che la gente compra e consuma, che differenza c'è?
Dirsi artista oggi è un modo alla moda per dichiararsi falsamente libero e migliore degli altri, estraneo alla realtà condivisa dalla massa e contemporaneamente accettare il mondo dei consumi dal quale desidera ardentemente di essere riconosciuto. Oggi la cultura e l'arte sono divenute strumentali alla vendita, alla crescita economico-capitalistica, agli interessi dei ricchi e dei potenti. L'artista è ridotto a un pubblicitario: lo spettacolo megalomane di Lille 2004 ne è oggi una brillante dimostrazione: la cultura si rivela essere un mezzo molto proficuo per vendere una città. Si potrebbe dire che l'artista è un venduto, se quest'insulto non fosse pleonastico.

[Qui sotto il testo scaricabile in formato .pdf con abbinati due vecchi flyer: uno nostro, originariamente accluso all’album “Music is a gun loaded with future” (2005) e l’altro a firma di Vanni dei Franti e più datato (1987); ulteriori riflessioni sulla figura dell’artista e sulla possibilità che si offre a quest’ultimo di liberarsi dalle pastoie dell’odierno, limitato, orizzonte culturale].

>>> Download “A mort l’artiste!” in formato .pdf + bonus (2,80 mb.)

07/12/07

[Free music for punx]
OLD TIME RELIJUN (from Olympia, USA)

[Sarta] Chi di voi conosce gli Old Time Relijun? Si tratta di una cult-band di ragazzotti yankee di Olympia (USA) che suonano un blues scarno e contaminato, influenzato dal punk/garage più sozzo e primitivo. Costoro, complice un provvidenziale day-off del loro tour nell'ormai lontano 2004, approdarono un gelido giovedì sera di novembre al C.S.O.A. Garibaldi e fecero un concertazzo da paura. Il loro stato di cult-band, attirò quella sera una fiumana di adepti, increduli di poter vedere finalmente i propri idoli in azione! Molti erano stupiti di ritrovarsi in quel luogo un po' sgarrupato ma accogliente, di cui probabilmente fino ad allora avevano ignorato l'esistenza. Fu una serata decisamente folle, con almeno 300 persone accalcate tra palco e banchetti, intenti a sborsare bigliettoni da 50 euro per acquistare tutto il materiale possibile dei loro idoli. Nei loro occhi, non c'era l'opacità distratta del fan generalista, che acquista un disco quasi fosse un gesto meccanico, ma l'inspiegabile scintilla dell'adepto che sta per ricevere in cambio una reliquia dai suoi sacerdoti: più che un concerto, fu un vero e proprio sabba!
Di quella mitologica serata, è rimasto questo ciddì live, che contiene 12 tracce mixate dal buon Carlos (il "meccanico del suono" che ha partorito anche il nostro "Music is a gun loaded with future") e un video montato da Sasha e Monica della "State Grezzi" autoproduzioni video. L'artwork, poi, fu realizzato da Puj e ne furono stampate un centinaio di copie.


Al di là dei suoi contenuti, questo disco rappresentò per noi qualcosa di molto importante, perchè fu la prima creazione partorita dal "Gruppo Autoproduzione". Dietro a questo pseudonimo si riuniva un gruppo di persone che, durante delle torbide riunioni serali presso il C.S.O.A. Garibaldi, aveva l'obiettivo (la speranza?) di mettere in moto una riflessione allargata sulle potenzialità e sulle prospettive della pratica autoproduttiva e, all'occorrenza, operare in sinergia. Fu un periodo di grande crescita per la nostra coscienza politica e antagonista! Mettere insieme una buona dozzina di teste pensanti, che già praticavano l'autoproduzione a vari livelli e nella quale riponevano le speranze più variegate, e trovare il modo di farle convergere verso una progettualità comune si rivelò, com'era prevedibile, compito assai arduo. Tuttavia, dal confronto emersero tutta una serie di documenti scritti, redatti da varie mani, che ebbero l'effetto benefico di innescare, almeno dentro di noi, una riflessione su ciò che ritenevamo ovvio e che invece non lo era affatto.

>>>Download "Old Time Relijun - Live at CSOA Garibaldi squat 4/11/2004 (file .RAR - 85 mb)
>>>Download "Old Time Relijun - Video of "Cold Water" at Garibaldi squat 4/11/2004 (file .MPG - 70 mb)

03/12/07

[Kalashnikov collective presents...]
EROSION (Nero-core from Hamburg, Germany 1988-1998)
[Puj] Gli Erosion, spacca-ossa di Amburgo, hanno per mesi monopolizzato il nostro stereo negli anni sciagurati dell’adolescenza. In particolare, con questo disco: spaventosa mazzata punk-thrash anni ‘90, quando ancora il crossover tra h.c. e metal suonava veloce e sozzo. La voce disperata di Chris Zenk mi riecheggia ancora nelle orecchie... i suoi testi erano capolavori di poesia nichilista non-sense: "The dark clouds of my mind / I've got no chance / are tourning around in circles / Alcohol is a question (...) and I build my own cross with a bunch of bottles". Aiuto! Il drumming a valanga di Klaus Nowakowski è da infarto. Scioltisi nel 1998.
From the dark past…. Erosion! Hamburg crush-bones nihilist h.c. A Kalashnikov collective must!

[Free music for punx]
EROSION - III (We Bite 1992, Germany)
1. Erosion III (1:39) / 2. Erosive life (3:38) / 3. Revenge (2:05) / 4. Body and soul (1:46) / 5. Reality (3:29) / 6. Power within (2:52) / 7. Enemy (3:19) / 8. M.L.H. (4:42) / 9. Germany 2003 (2:52) / 10. 70th floor (2:48) / 11. Love (3:22) / 12. Lonely (3:59) / 13. Dead Europe (13:20).

>>> Download EROSION “III” album – 13 tks. mp3 + artwork (file .rar – 65 mb.)

28/11/07

[Album]
HOLES
[Sarta] I buchi! Cosa sono i buchi? Dice il Dizionario De Mauro della lingua italiana: "cavità, apertura più o meno profonda, spesso tondeggiante"...Sì, ok, ma avete mai pensato quante immagini differenti possono essere evocate dal buco? Il nero, il cerchio, un fosso, una profondità abissale, un pozzo, una voragine, una latrina...ma se lo trasfiguriamo esso ci suggerisce anche l'idea del vuoto esistenziale, delle paure, del luogo più segreto e oscuro del nostro inconscio, di ciò che sfugge alla nostra comprensione, l'ignoto...Perchè vi parlo di questo? Beh, è tutto un preambolo per parlarvi di "Holes", un ciclo di quadri del quale potete vedere qualche esemplare qui a lato. L'autrice di tali opere si chiama Claudia ed è una pittrice che ho avuto modo di incontrare casualmente durante la mia agonia lavorativa quotidiana. Claudia ha avuto un percorso completamente diverso dal nostro, appartiene ad un'altra generazione e ha avuto una vita pazzesca, da romanzo pulp. Tutto ciò, però, non ci ha impedito di intenderci, di affrontare discorsi stimolanti e di trovarci d'accordo su molte cose. Un giorno qualsiasi, al lavoro, durante una delle rituali pellegrinazioni alla macchinetta del caffè (l'unico momento della giornata dove, lontano dagli sguardi torvi di qualche capo/sbirro di turno, si possono fare discorsi di un qualche interesse) le ho proposto di musicare, con l'aiuto di qualche altro componente del collettivo, i suoi "Holes": una colonna sonora di un'ipotetica esposizione! Lei, ovviamente, ha incoraggiato la cosa e il week-end successivo sono nati gli "Holes" del Kalashnikov collective: 9 tracce di musica fluida, un po' ambient, un po' esoterica...un po' inclassificabile. Insomma, l'idea era di dare una chiave di lettura "sonora" ai suoi quadri. Ci siamo riusciti? Per dovere di cronaca devo dire che l'autrice ha manifestato qualche perplessità sul risultato finale, ma noi siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo partorito, tant'è che ve lo propiniamo pure eh, eh...Che altro dire? Scaricate e...viaggiate attraverso le cavità oscure della vostra anima!

Qui sotto c'è un file .RAR in cui troverete: una serie di scansioni dei quadri di Claudia, le nostre musiche (con tanto di artwork in tradizionale formato 12x24 fronte/retro da stampare, ritagliare e infilare in una bustina di plastica portaciddì) e, per concludere, uno scritto del nostro Peppus. Buon viaggio...

>>> Download "Holes" (.rar - 82 mb.)

22/11/07

[Free books for punx]
Stefano Giaccone & Marco Pandin – “NEL CUORE DELLA BESTIA - Storie personali nel mondo della musica bastarda” (Zero in condotta 1996)
[Puj] Finalmente qualcuno (l'autore stesso) si è sbattuto per trasferire in digitale questo anti-saggio sul punk/h.c. italiano degli anni '80. Una raccolta di flyer, ritagli di fanzine, interviste, testi tratti da dischi e cassette dell’epoca… un marasma di differenti umori, stili e registri. L’ho sempre trovato il documento più sincero ed onesto redatto su quella cultura e su quel periodo. Ad undici anni dall’uscita in veste cartacea, Marco Pandin ha reso disponibile “Nel cuore della bestia” (in una versione rivista, corretta e arricchita) sul sito della sua etichetta/distro Stella Nera. Lo spirito continua?

>>> Leggi “Nel cuore della bestia” (Ed. Zero in condotta 1996)

21/11/07

[We talk about…]
MUSIC!
[Puj] [Ho dissotterrato un articolo comparso sul n. zero di Subvert, fanzine aostana, risalente al 1983. E’ a firma di Alternativita di Milano. Una band? un collettivo ? boh. Si tratta di una tipica espressione di oratoria anarco-punk un po' rafferma, ma con un finale ad effetto, disarmante nella sua semplicità: “A che serve urlare, esprimere la propria rabbia e voglia di cambiare, il desiderio di liberazione su di un palco, se poi non ci parliamo e non tentiamo di comprenderci?”].
“Noi possiamo creare una vita diversa da quella in cui stiamo agonizzando: una sepolta, ma, dopo innumerevoli sforzi, Dissotterrata Esistenza Liberata, dove sia espressa la spontaneità e la naturalezza della concezione e del rapporto anarchico/libertario con la vita stessa. Momenti di vita in cui la responsabilità dell'individuo, di sé stesso e del suo modo di rapportarsi rispetto agli altri esseri viventi e all'ambiente portino conseguentemente alla completa inesistenza di imposizioni di qualsiasi carattere. Al rispetto dell'individuo per l'individuo, per ogni forma vivente, per ogni presenza con cui si venga in contatto o semplicemente di cui si conosca l'esistenza. All'uguaglianza e alla liberazione dei rapporti personali e collettivi. Nel concepire la natura come generatrice di vita autonoma ed indipendente dall'uomo, diciamo che la terra non è degli uomini, ma di sé stessa come le persone non sono né dell'autorità né dello Stato, come noi non apparteniamo a nessuno se non a noi stessi, alle nostre vibrazioni, idee, inclinazioni, sentimenti, convinzioni, contraddizioni, azioni ed intensità psicofisiche.
Queste le fondamentali caratteristiche o condizioni necessarie da cui nasce, scaturisce I'ispirazione al sogno che si sviluppa poi attraverso le esperienze, le conoscenze ed il semplice (ma non troppo) trascorrere della vita. Una vita che si può chiamare vita appunto perché pervasa, piena fino all'orlo, di quei significati, di quelle pratiche anarchiche che si differenziano, si pongono in chiave antagonista a tutte le altre: quelle autoritarie, democratiche, comuniste. La pratica dell'autogestione vissuta in ogni istante di ogni giorno non per I'adempimento del dovere o per cieca militanza, ma per reale bisogno di distruggere l'imponenza schiacciante della gerarchia, per affermare il dimenticato istinto per l'uguaglianza espresso nel rifiuto dello sfruttamento sessista, come nel vegetarianismo: l'uomo/la donna ed il maschio/la femmina non sono più di nessuno.
La resistenza al consumismo, la contrapposizione diretta individuale o di gruppo alle multinazionali che spacciano morte e dominio, I'irriducibilità nei confronti dell'autorità, della violenza, della coercizione. Ma anche tante altre risposte che scalfiscono l'innaturale esistenza e la quasi perfetta realizzazione del concetto di potere…
Noi vogliamo, perché coscientemente e politicamente responsabili, essere in ogni nostra espressione antagonisti alle logiche che sorreggono, giustificano e alimentano il potere. Vogliamo combattere il potere ognuno usando i propri mezzi, perché il sogno non sia vuota illusione, perché l’esigenza non si trasformi in un miraggio che svanisce quando siamo nello schifo, ma che invece sia utile (non come palliativo!) a tirarci fuori dallo schifo. Tanti, riprodotti e ingigantiti, sono i problemi di questo tempo, ma a tutto c'è una risposta, a tutte le questioni un metodo di risoluzione. Le nazioni risolvono il loro problema politico/economico con la guerra mascherata dietro alle maschere e ai paraventi; affrontano il problema della loro sicurezza con leggi e carceri speciali. Questi i loro problemi, questi i loro metodi.
Tra di noi esistono diverse tendenze nel vivere e nel vedere le cose, diversi modi di agire nella quotidianità e nelle più svariate occasioni; siamo convinti che questo è positivo ed utile alla nostra crescita.
Noi vogliamo vivere, creare, lavorare insieme perché abbiamo intuito nei nostri rapporti tracce utili, le possibilità necessarie alla spontanea costituzione di un nucleo aperto nel quale sviluppare, mettere a fuoco le nostre capacità, possibilità, caratteristiche; per poterci determinare una vita che ci permetta tutto e più di quello che oggi ci viene energicamente negato dall'autorità costituita.
A che serve suonare, divulgare il proprio messaggio, la propria essenza se poi questi momenti si reggono appunto solo sul suonare? Noi vogliamo conoscerci, esprimerci, viverci. Noi vogliamo conoscerti, parlare con te e trovare insieme, per come è possibile, delle risposte e delle alternative al Mostro Autoritario. Confrontarsi sul tuo e sul mio modo di pensare, agire sui miei e sui tuoi interessi; a che serve urlare, esprimere la propria rabbia e voglia di cambiare, il desiderio di liberazione su di un palco, se poi non ci parliamo e non tentiamo di comprenderci?”
(Alternativita – Da “Subvert” ‘zine – Aosta 1983).

15/11/07

[Kalashnikov collective presents...]
THE USUAL SUSPECTS (Punx - Leuven, Belgium)
[Puj] Una manciata di freaks sempre a spasso su e giù per l'europa, punk-rock lurido e ultra-politicizzato, un'attenzione profonda per quello che le canzoni dicono... Wow! Non chiedo di meglio. Gli Usual Suspects, da Leuven, Belgio, fanno una musica scassatissima, tutta traballante e profumata di aria rancida. Quel profumo inebriante che esce dagli squat carichi di fumo e sudore del centro-europa. Ecco come gli Usual Suspects ribattono alle perplessità di alcuni punx di fronte alla copertina del loro primo album, raffigurante l'icona pop Che Guevara che riceve un malrovescio in pieno volto: "Perché un pugno al Che? Anche se non siamo abituati a trascorrere le nostre vite spiegando tutto quello che facciamo, ci siamo accorti che molta gente rimane shockata nel vedere la copertina del nostro disco, sulla quale è raffigurato il Che che prende un pugno. Perché così tanta sorpresa? Dopo tutto siamo dei fottuti anarchici! In realtà ci disgusta il modo in cui questo giovanotto morto tanto tempo fa viene trascinato in giro per le manifestazioni, come se fosse il testimonial pubblicitario della rivoluzione. Prima di tutto viene considerato una specie di leader, quindi noi diciamo: "Niente leader per la gente libera!". Secondo, è morto e appartiene ad un passato lontano: ora è solo un simbolo. Nemmeno lo 0,01% della gente che lo indossa e che sbandiera la sua immagine è attivo in ambito rivoluzionario. E' una contraddizione. Ed è anche un insulto rivolto a tutte quelle persone che attualmente stanno facendo qualcosa di concreto, pagando anche con il carcere il proprio attivismo. Non pensiamo che Che Guevara possa fare molto per queste persone ora! Quelli del Che sulla t-shirt sono troppo occupati a "sfilare" nelle manifestazioni più cool, quelle in cui è carino passeggiare per la città. Il Che è anche ottimo per arredare la stanza dello studentato, magari accanto ad un simbolo anarchico (per impressionare i propri compagni di stanza). Fanculo feticisti del Che! Forse non saremo "veri rivoluzionari", ma non abbiamo intenzione di uniformarci ad una moda massificata! E' tempo di costruirsi un'esistenza autonoma invece di comprare la propria identità al negozio all'angolo, indossando il volto di un militare sudamericano che nessuno di noi ha mai conosciuto! Tu conosci le persone che combattono oggi? Muoviti, dai loro una mano! E Brucia i tuoi idoli!".
Abbiamo incontrato gli U.S. a Mannheim, Germania, durante un concerto dei Kalashnikov al Juz Piranha, nel giugno 2005. In quell'occasione non avemmo molto tempo per chiacchierare, così ho deciso di intervistarli qualche tempo dopo, sulla fanzine "Il sogno di Ulrike". Qua sotto, l'album "Hasta la vista comandante" (2002), con artwork, booklet e intervista in formato .pdf.
Take back the land and dance!

[Free music for punx]
THE USUAL SUSPECTS - Hasta la vista, Comandante! (2002 D.I.Y. cd)
1. Exit the void
2. Squattus dub
3. Reclaim the streets
4. Your lense, it's an offense!
5. Moron multinationals
6. Nothing is: impossible
7. Easy to hate
8. Bin Laden's vegan airstrike
9. Theatre of politics
10. Theatre of politics (part 2)
11. People standing tall
12. Container jazz
13. Requiem
14. Bats of Leuven
15. Ram Sabam
16. They don't want us to know

Visit the Usual Suspects web-site here.

06/11/07

[Live report]
Venerdì 19 ottobre: Kalashnikov + Abhora + Drunkside @ Approdo Caronte aka Kasotto - Milano
Ci riversiamo nel traffico infernale della Milano da pippare del fine settimana, e raggiungiamo il Kasotto, uno degli ultimi posti divertenti rimasti in città. Il Kasotto detto anche Approdo Caronte, è un ex-garage occupato che sorge sulla riva di un ramo mefitico del naviglio, ai bordi di una spiaggia di fango e cemento. E' un posto piuttosto spartano, ma é sempre un piacere trascorrerci le seratine, chiacchierando con qualche pazzo lì presente. Almeno prima dell'inverno e del freddo cane... Serata organizzata per gli amici francesi Abhora alle ultime due date del tour. Con loro, il grande Clive a bordo del suo glorioso furgone/rottame azzurro che ha fatto il giro dell'europa. Clive vive alla giornata e scarrozza i punx che girano a suonare; è un ragazzo d'oro, sempre sorridente sotto i baffi alla francese! Milano al contrario è la solita coltre di grigio e apatia. Meno male che il Kasotto all'interno è natalizio, con le luci colorate e le decorazioni/spazzatura appese alle pareti. Una graziosa casetta delle favole punkabbestia. E' un posto fantastico per suonare: dentro ci stanno al massimo dieci persone e quindi è sempre affollato! Al Kasotto si balla! Mi suicido con tre lattine di birra del discount e la serata corre via veloce: con noi gli Abhora, (h.c. matematico con stacchi perfetti e coesione ineccepibile!) e i Drunkside (il loro Oi!-death-metal è simpatico). Alle tre tutti a casa a dormire!
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Sabato 20 ottobre: Kalashnikov + Abhora + Seminole + Fartbox @ C.s.a. Murazzi - Torino
Torino è la solita città difficile, con il suo traffico feroce e il freddo malefico che ci travolge. Il fiume è ancora una volta lo scenario della serata: suoniamo in riva al Po al Murazzi; occupato dal 1989, è uno dei più vecchi c.s.o.a. della città. Incontriamo Carletto, simpatico militante del posto e un vecchio amico, Rocco dei Seminole, con cui suoniamo. Alla serata partecipa il collettivo anti-psichiatrico No Ritalin presente con infoshop e scenografie d'effetto. Aprono il concerto i Fartbox, un gruppo di giovanissimi alla moda degli anni '60 specializzato in cover di Byrds, Beatles e Rolling Stones. Rock geriatrico. Che cosa ci fanno qui? Boh! La musica controrivoluzionaria che piace al mio parroco. Si cambia decisamente registro con i Seminole, all'ultimo concerto della loro storia decennale: una band davvero unica per suono e attitudine, che ha avuto tantissimo di controculturale da raccontare in questi anni. Il discorso finale di Rocco dal palco ci comuove tutti e saliamo sul palco con le lacrime agli occhi. Abbiamo condiviso parallelamente, gli stessi percorsi, vissuto le medesime esperienze, giunti alle stesse conclusioni. Rocco e la sua gente sono eroi e rimarranno per sempre nei nostri cuori. Una piccola cosa in fondo, ma spero che possa essere abbastanza! Mi bevo una birra e brindo a tutte quelle persone che fanno cose "senza guadagnarci, senza depositare in banca le loro azioni. Che umanità fantastica! Che persone fantastiche! Questo è quello che riconosco come alternativo, il resto... periti agrari che vendono piante dalle forme diverse ma con le stesse radici" (Seminole). Noi suoniamo, come sempre. Nel pubblico ci sono più francesi che italiani: oltre agli Abhora e Clive si assiepano sotto alcuni amici che sono venuti apposta dal sud della francia per incontrarci. Ormai non so più cosa dire quando accadono queste cose, se non ringraziare umilmente per tutta la passione dimostrataci. Chiudono gli Abhora con un concerto mastodontico, l'ultimo del tour. Gli Abhora evocano sentimenti diversi da quelli che hanno smosso le parole di Rocco: nella loro musica c'è tutta la passione dell'inizio, un entusiasmo acerbo proiettato verso il futuro. Idealismo! C'è l'incoscienza (sana, vitale, divina!) della giovinezza. Una bellezza diversa, ma altrettanto pura. La fine e l'inizio, sullo stesso palco. A concerto concluso, abbracciamo quel pazzo di Clive e i nostri amici francesi; ci allontaniamo sul lungofiume che nel frattempo si è animato di giovani alla moda, spacciatori di fumo e poveracci che fanno il barbecue. Ci tuffiamo in questa realtà contraddittoria e impura che ci troviamo a vivere ogni giorno, nelle nostre vite quotidiane, sempre più stridenti. Ricchezza e povertà, divertimento e sopravvivenza, amore e paura, mescolati insieme negli stessi istanti, negli stessi luoghi... Dopo una nottata al freddo e un pranzo annaffiato di vino al veleno, consumato in uno squallido ristorante cinese della periferia, facciamo ritorno a Milano...

[Free music for punx]
ABHORA - Noircir sa page (DIY e.p. 2007)
Emo-grind from Chambery, France. Rabbia bruciante e precisione scientifica convivono serenamente.
1. Un nouveau matraquage
2. Noir
3. Grand hotel
4. Emeute
5. Bleu, blanc, rouge... sang
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lkjhhjklhjkl
hklhkl
[Free music for punx]
SEMINOLE - Non tutti i vermi diventano farfalle (DIY album 2007)
Urban-rock/ambient from Torino, Italy. Inni elettrici per spiriti non pacificati.
1. Quattro
2. Macchine
3. Stanno potando gli alberi
4. i coriandoli
5. Devastazioni democratiche
6. Non tutti i vermi diventano farfalle
7. Quello che faccio
8. ...

[Free books for punx]
SEMINOLE - Ci piace rotolare... 10 anni di autoproduzione (2005)
Riflessioni, ammissioni, constatazioni. Un libretto denso di esperienze e passione, una dichiarazione di indipendenza rispetto ad un sistema mortifero di valori estetici, artistici, culturali. In poche pagine la rivelazione del senso ultimo ed autentico della parola "autoproduzione".

05/11/07

[Kalashnikov collective presents...]
DETONAZIONE (Udine '80's punx)
[Puj] Jazzisti punk di Udine, i Detonazione sono stati all'inizio degli anni '80 l'anello di congiunzione tra la scena h.c. (nell'attitudine e nelle frequentazioni) e quella post-punk/no-wave (nel suono e nell'immaginario). Gli intenti erano lungimiranti, come testimonia la dichiarazione contenuta nel loro primo mitologico e.p.: “Vivendo circondati dal conformismo spinto fino alla demenza e dalla passività più masochista, il solo fatto di agire liberamente, con sincerità e sentimento, può avere un profondo valore eversivo, ed è partendo da questo concetto base che abbiamo cominciato ad elaborare il nostro progetto, musicale e non. Noi non cantiamo slogans. Ci interessa di più esprimere sensazioni ed emozioni, ma non per vacuo egotismo, bensì proprio per sottolineare con maggiore efficacia il nostro disgusto per le istituzioni, i mass media, il potere, dato che (non è scoperta di oggi...) anche la nostra vita privata, più intima, viene afflitta dalle nevrosi e dall'angoscia prodotta dal sistema. I nostri testi hanno lo scopo di denunciare le devastazioni operate sulla nostra psiche dalla morale, dalla religione, dalla repressione sessuale, piuttosto che soffermarsi a descrivere le violenze subite dai nostri corpi attraverso il lavoro, la repressione poliziesca, le torture, dato che queste sono molto più evidenti e riconoscibili”. Sorvegliare e punire (capolavoro di angoscia-rock!) è saricabile da qua sotto; in allegato artwork e monografia (publicata sulla fanzine "Il sogno di Ulrike").

[Free music for punx]
DETONAZIONE - Sorvegliare e punire (7" - Tunnel rec. 1983)

1. I don't wanna be (a frustrated one)
2. This is religion
3. Assenza di Pensiero
4. Staticità malata

>>> Download "Sorvegliare e Punire" [e.p. 1983] (.rar mp3 - 22 mb.)